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Toxoplasmosi in gravidanza. Contagio, Sintomi, Rischi e , Conseguenze per mese del toxo positivo

La toxoplasmosi in gravidanza può rappresentare un rischio per feto. Scopri insieme a mammamather come evitare il contagio e come lavare le verdure e che cibi evitare.


Sommario


Cos’è la toxoplasmosi in gravidanza?


La toxoplasmosi è un’infezione causata dal protozoo denominato "toxoplasma gondii".


Il toxoplasma al di fuori della gestazione è innocuo e non provoca sintomi gravi se non una lieve sensazione di malessere generale o addirittura nessun sintomo tanto da passare inosservato.


Dopo la prima esposizione alla toxoplasmosi l’organismo produce degli anticorpi specifici che eviteranno nelle future esposizioni alla malattia di manifestarsi.

In questo caso il soggetto è immune alla toxoplasmose.


La toxoplasmosi rappresenta un pericolo se contratta durante la gravidanza, perché l’infezione può arrecare dei danni con il rischio di conseguenze per il feto, pertanto duranti i nove mesi le future mamme non immuni devono prestare attenzione ad evitare l’esposizione all’ agente patogeno.


All’inizio della gravidanza la gestante viene sottoposta ad un prelievo di sangue che serve a rilevare:


  • se in passato ha contratto la toxo diventando immune;

  • se non ha mai contratto la toxoplasmosi e quindi non immune;

  • se l’infezione è in corso.


Le analisi vengono prescritte nel corso del primo controllo della gravidanza e sono incluse nel cosiddetto complesso Torch.



Toxoplasmosi in gravidanza
Toxoplasmosi in gravidanza

Come si prende la toxoplasmosi? Contagio


Il parassita che causa la toxoplasmosi infetta gli esseri viventi a sangue caldo, quindi uomini, animali e volatili.


Il gatto, tra tutti gli animali, è l’unico in cui il protozoo toxoplasma è in grado di riprodursi.


Quando un gatto ingerisce il batterio, si riproduce formando delle spore che poi sono eliminate con le feci.


I terreni e gli alimenti contaminati con le feci di gatto infetto rappresentano una via di trasmissione della toxoplasmosi.


Toxoplasmosi, come si contrae?


Il contagio della toxoplasmosi può avvenire attraverso l’ingestione diretta di prodotti contaminati con le spore del toxoplasma attraverso carni contagiate poco cotte, verdure e vegetali contaminati oppure con il contatto diretto con le feci infettate.


Toxoplasmosi positivo sintomi


I sintomi della toxoplasmosi sono quasi sempre molto lievi e aspecifici tanto che nella maggior parte dei casi passano inosservati o vengono confusi con altre affezioni come influenza o raffreddore.


Il tempo di incubazione della toxoplasmosi varia da 5 a 25 giorni.


I sintomi del toxoplasma sono:

  • Stanchezza

  • Mal di gola

  • Febbre

  • Dolore alle ossa

  • Ingrossamento dei linfonodi cervicali posteriori

  • Dolore alle articolazioni

  • Ingrossamento di fegato e milza

  • Mialgia

  • Dolore muscolare che interessa uno o più muscoli,

  • Malessere generale

  • Aumento di volume della milza


In rarissimi casi la toxoplasmosi può presentarsi in forma più grave provocando encefalopatia con rischio di danno cerebrale e infiammazioni dell’occhio che possono compromettere la vista.


I sintomi di solito regrediscono in alcuni giorni o settimane.





Esame toxoplasmosi in gravidanza. Valori di riferimento per capire se si è immuni o non immuni.


Tra gli esami pre-concezionali e tra quelli da eseguire nel corso del primo trimestre di gravidanza vi è il toxotest che serve a sapere se si è positivi o negativi (immuni o non immuni) al toxoplasma gondii.

L' esame per la toxoplasmosi consiste in un prelievo di sangue che va a valutare la presenza degli anticorpi IgG e IgM.


  • La presenza nel sangue di anticorpi IgM indica che la malattia è in corso.

  • La presenza nel sangue di anticorpi IgG indica che nel passato si è venuti a contatto con la malattia sviluppando anticorpi (toxoplasmosi immune).

  • L’ assenza nel sangue sia degli anticorpi IgG che IgM indica che non si hanno gli anticorpi e che la malattia non è in corso (toxoplasma non immune).


L’obiettivo del prelievo consiste nell’ identificare precocemente la titolazione anticorpale nel sangue dosando gli anticorpi IgG e IgM.


Vediamo i valori di riferimento e come interpretare gli esami del sangue


  • Se una donna in gravidanza a risulta positiva agli anticorpi IgG e negativa per gli anticorpi IgM significa che ha contratto la toxoplasmosi nel passato e il bambino non è a rischio perché la madre è toxo immune.

  • Se una donna in gravidanza risulta negativa agli anticorpi IgG e negativa agli anticorpi IgM significa che non ha mai contratto la malattia e per questo è toxo non immune e quindi bisogna prestare attenzione a non contrarla in gravidanza.

  • Se una donna in gravidanza ha gli anticorpi IgM positivi è segno di infezione recente, dato che deve essere approfondito con opportuni test di laboratorio per valutare la trasmissione della toxoplasmosi al feto.

Nel caso in cui la futura mamma sia stata esposta recentemente al contagio ci vogliono alcuni giorni affinché compaiano nel sangue le prime tracce della risposta immunitaria (immunoglobuline IgM) che confermano l’avvenuto contatto con il toxoplasma.



Toxoplasmosi in gravidanza, quando è pericolosa per il feto?


Contrarre la toxoplasmosi durante la gravidanza rappresenta un potenziale rischio per il feto.


È bene però sottolineare che anche se la gestante contrae la toxo non è detto che l’infezione si trasferisca necessariamente alla placenta e poi al bambino.


La placenta rappresenta una barriera contro la malattia che risulta più o meno pericolosa in relazione all’ azione di filtro svolta dalla placenta in relazione all’ epoca gestazionale.


Il sistema difensivo e di filtro placentare è più efficace all’inizio della gravidanza quindi il rischio di trasmissione della malattia al feto è maggiore man mano che si procede con la gestazione.


Toxoplasmosi in gravidanza rischi per il feto



Le probabilità di infezione fetale aumentano ogni trimestre di gravidanza ma il rischio che questa provochi gravi danni al feto diminuisce con il procedere della gravidanza.






La toxoplasmosi contratta nel primo trimestre di gravidanza ha un rischio di attraversare la placenta del 15%.

I casi di infezione toxoplasmica prima dell’embrione e poi del feto sono molto rare, si stima intorno all’ 1%.

In presenza di infezione le conseguenze per il feto sono generalmente molto gravi addirittura tali da causare un aborto.


Le infezioni da toxoplasmosi nel secondo trimestre hanno il rischio di attraversamento placentare del 25%.

I danni al feto sono variabili, la forma più grave è rappresentata dalla toxoplasmosi congenita caratterizzata dalla tetrade sintomatologica:


  • Sindrome neurologica con tremori, parestesie, alterazioni del tono muscolare, mioclonia, tremori e convulsioni;

  • Idrocefalia;

  • Calcificazioni endocraniche di numero e dimensioni variabili;

  • Danno oculare.


Le infezioni da toxoplasmosi nel terzo trimestre hanno una probabilità di attraversare la placenta nell’ ordine del 65% ma nella maggior parte dei casi senza arrecare danni fetali.


Tuttavia, fino all’ 85% dei neonati con toxoplasmosi congenita manifesterà segni e sintomi dell’infezione se lasciata senza trattamento.


L’ infezione può variare da grado lieve a severo.

Nei casi lievi il danno evidente è la corio retinite da toxoplasmosi, ossia un’infiammazione della retina e della coroide dell’occhio; ulteriori manifestazioni di toxoplasmosi congenita possono non dare segno di sé fino all’ adolescenza o alla giovane età adulta.


Patologie gravi neonatali correlate con infezione congenita da toxoplasma comprendono convulsioni, coma, microcefalia e idrocefalo.




Toxoplasmosi cura

Come curare la toxoplasmosi in gravidanza?


La terapia per toxoplasma positivo in gravidanza necessita innanzitutto di una tempestiva diagnosi, per questo le donne in dolce attesa non immuni sono sottoposte a prelievo ematochimico ogni mese dosando gli anticorpi IgG e IgM.


Nel caso in cui vi è una diagnosi di toxoplasmosi positiva in gravidanza si cerca di bloccare la trasmissione dell’infezione da madre a feto attraverso un trattamento antibiotico così come suggerito nelle linee guida del Ministero della Salute e dall’ Istituto Superiore di Sanità.


Se l’infezione materna avviene prima della 16 settimana si predilige la somministrazione dell’antibiotico spiramicina.


Se la gestante ha contratto la toxoplasmosi dopo la 16esima settimana di gravidanza in relazione al caso specifico la terapia antibiotica prevede o la spiramicina o pirimetamina combinata alla sulfadiazina, allo scopo di combattere l'infezione.


Alla terapia farmacologica si affiancano le indagini prenatali per la rilevazione dei segni di infezione nel feto come l’amniocentesi e gli ultrasuoni.


L’ ecografia risulta importante per la ricerca dei segni fetali di infezione toxoplasma gondii come:

  • ascite,

  • microcefalia,

  • calcificazioni intracraniche,

  • ridotta crescita fetale.

Toxo come si contrae? prevenzione


La trasmissione di toxoplasma in gravidanza rappresenta sempre un rischio, per questo è importante conoscere le fonti di contagio e i comportamenti che possono veicolare la malattia nelle donne incinta.



Toxoplasmosi contagio

  • mangiando carne contaminata cruda o poco cotta;

  • bevendo latte di capra non pastorizzato;

  • con il contatto di feci di gatti infette;

  • maneggiando lettiere contaminate;

  • facendo giardinaggio in terreno in cui sono presenti le spore di toxoplasma.

Toxoplasmosi in gravidanza cosa mangiare e alimenti da evitare


Carne e pesce


Gli studi recenti indicano la carne come principale fonte di infezione da toxo.


In modo particolare la carne di maiale e di agnello sono le principali vie di trasmissione.

L’ unico modo per uccidere le spore di toxoplasmosi è cucinare bene la carne, quindi, sono sempre da preferire le lunghe cotture.


Le cotture migliori per la carne sono al forno, in umido o al vapore, invece, la carne alla brace va consumata con particolare attenzione perché oltre a essere cancerogena potrebbe non essere abbastanza cotta da aver ucciso le spore.


Le preparazioni con carne tritata come polpette, involtini, polpettoni e rollè necessitano di una cottura lunga per evitare che all’ interno della pietanza rimangano parti non accuratamente cotte.


Assicuratevi sempre che non vi siano porzioni di carne dal colore rosato all’interno delle polpette e non assaggiate mai la carne prima che sia completamente cotta.

I wurstel in gravidanza meritano una menzione a parte.


I wurstel crudi vanno sempre evitati in gravidanza, nonostante siano precotti non è totalmente escluso che possano veicolare malattie come toxoplasmosi e listeria.


Il consiglio è di non mangiare wurstel a crudo ma sempre accuratamente cotti (bolliti, al forno o lessi) e con moderazione visto che si tratta di un cibo molto grasso e calorico.


Stesso discorso vale per il salmone affumicato che non prevede alcun rischio per la trasmissione di toxoplasmosi ma si tratta di un alimento che va evitato perché a rischio di contaminazione da listeria monocytogenes se non correttamente abbattuto e trattato, quindi meglio non rischiare.


Evitate le carni crude o semicrude e non consumate mai pietanze a base di carne in cui non vi è la sicurezza di un’adeguata cottura.


Salumi e insaccati


Gli affettati hanno diversi tipi di lavorazione che in alcuni casi non prevede la cottura della carne.

Sono quindi da evitare i salumi non cotti.


Tra gli insaccati si può consumare:


prosciutto cotto;

mortadella;

fesa di tacchino.


Sono vietati invece:


  • prosciutto crudo;

  • salame;

  • bresaola;

  • wurstel;

  • speck;

  • pancetta

a meno che non si consumano cotti nelle pietanze.


Formaggi e latticini


Il consumo di latticini e prodotti caseari come mozzarella e formaggio non presenta alcun rischio di trasmissione di toxoplasmosi se prepararti con latte pastorizzato.




Uova


Le uova cotte non rappresentano pericolo per madre e feto, sono da evitare le uova crude o poco cotte come alla coque o a occhio di bue per la trasmissione di tossinfezioni alimentari.


Verdure


Le verdure crude prima di essere consumate vanno sempre accuratamente lavate prima sotto l’acqua per asportare tutti i residui di terra e poi disinfettate.


L’ insalata, i pomodori, i cetrioli, le carote, le rape e tutti gli ortaggi se consumati a crudo prima vanno sempre ripuliti.


L’ insalata confezionata merita un risciacquo domestico prima di essere mangiata.


Vanno lavati anche gli aromi freschi come basilico, prezzemolo, menta e timo se utilizzati a crudo.


Per quanto riguarda gli odori essiccati come origano, alloro e rosmarino hanno sicuramente un bassissimo margine di rischio se consumati a crudo ma non sono completamente privi di rischi.


Particolare attenzione meritano i funghi che vanno lavati (con i guanti) con abbondante acqua corrente e poi messi a bagno con bicarbonato prima di essere consumati.

È più sicuro mangiare i funghi cotti piuttosto che crudi.


Le olive, anche se crude, possono essere consumate purché siano prima accuratamente lavate e disinfettate o con amuchina o con bicarbonato. La tranquillità assoluta si può avere mangiando le olive cotte.


Il ketchup anche se preparato con pomodori crudi essendo un prodotto industriale può essere consumato ma sempre con moderazione perché troppo ricco di zuccheri.

Al ristorante meglio evitare di consumare verdure crude o alla brace in cui non vi è la sicurezza che sono state accuratamente lavate e cucinate.


Se le verdure vengono consumate cotte non vi è alcuna limitazione.


Per le cotture veloci come le verdure (zucchine, melanzane e peperoni) saltate in padella, grigliate o alla brace per scongiurare il rischio di contaminazione con toxoplasmosi è sufficiente far un attento lavaggio prima della preparazione.


Frutta


La frutta necessita sempre di un attento lavaggio sotto l’acqua corrente per togliere i residui di terriccio.


Si può utilizzare uno spazzolino per togliere cere e residui di pesticidi presenti nella buccia.

La frutta va poi disinfettata con amuchina o bicarbonato e risciacquata prima di essere mangiata.


La frutta ben lavata può essere mangiata con la buccia.


La frutta che va sbucciata, come kiwi, melone e anguria, va sempre prima lavata per evitare di contaminare la polpa del frutto attraverso la lama del coltello con eventuali spore presenti sulla buccia.


Se non è possibile controllare se la frutta è stata correttamente lavata, ad esempio al ristorante, meglio non mangiarla.



Come lavare e disinfettare frutta e verdura?


In base alle proprie preferenze per la disinfezione di frutta e verdura si può usare:


  • bicarbonato

  • amuchina


Per la disinfezione con bicarbonato di sodio basterà scioglierne un cucchiaio in una bacinella con acqua e lasciare in ammollo i vegetali per 15 minuti e poi risciacquare con acqua corrente.


Per la disinfezione con amuchina diluite 20 ml di prodotto in 1 litro di acqua e lasciate frutta e verdura in ammollo per almeno 15 minuti. Sciacquate abbondantemente e consumate.


Igiene in casa per prevenire la toxo


Per evitare che i comportamenti domestici di ogni giorno rappresentino fonte di contagio è bene:



  • Evitare il contatto con la lettiera del gatto, che deve essere pulita frequentemente in quanto le feci del felino diventano contagiose approssimativamente in 48 ore

  • Indossare guanti quando si fa giardinaggio

  • Evitare aree verdi frequentate in cui sono presenti feci di animali

  • Lavare spesso le mani

  • Pulire accuratamente le superfici e gli utensili di preparazione dei cibi come taglieri e coltelli.



Toxoplasmosi e gatti


Gatto sì o gatto no?


Come detto le feci del gatto rappresentano il veicolo con cui le spore di toxoplasmosi si depositano nel terreno.


Contrariamente a quanto si credeva in passato i gatti domestici raramente sono veicolo di contagio della toxoplasmosi.


I piccoli felini, infatti, sono quasi sempre alimentati con cibi confezionati e muniti di una lettiera pulita evitando alle eventuali spore di diventare contagiose.


Sono invece fonte di contagio i gatti randagi perché si nutrono di uccelli, topi e altri animali quindi facilmente soggetti ad infezione.


Da non sottovalutare morsi e graffi di gatto.



Toxoplasmosi e allattamento


L’ infezione da toxoplasmosi nella donna che allatta al seno non rappresenta un rischio per il bambino.


Quindi una mamma non immune alla toxoplasmosi dopo il parto e per tutto il periodo dell’allattamento può consumare tutti i cibi senza la paura di contrarre l’infezione.


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