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- Parto prematuro. Cause e sintomi, settimane e rischi per i neonati nati da parto pretermine
Il parto prematuro è un evento che mette a rischio mamma e feto e necessita di un’adeguata gestione. Il questo articolo ti spiegherò i meccanismi che portano alla nascita di un neonato prematuro, i sintomi, le terapie che si utilizzano per mantenere la gravidanza in caso di minaccia di parto pretermine e le possibili conseguenze per il feto con una nascita precoce. Sommario Nascita prematura Quando si definisce parto prematuro? Parto prematuro: quando si è fuori pericolo Fattori che aumentano la probabilità di parto prematuro Cause del parto prematuro Segni e sintomi del parto prematuro Evitare il parto pretermine: prevenzione del parto prematuro Terapia per la minaccia di parto prematuro Maturazione polmonare del feto con corticosteroidi A quante settimane vi sono più probabilità che il feto sopravviva Nascita prematura Il parto prematuro si verifica quando una donna partorisce tra la 22esima settimana e la 37esima settimana di gravidanza un neonato prematuro. Portare a termine la gravidanza richiede un meccanismo armonico del corpo materno e del corpo fetale. Il mancato funzionamento di un anello della catena può causare anomalie che si possono tradurre in una minaccia di parto prematuro o con la necessità di anticipare il parto per salvaguardare il benessere del feto in relazione al rischio-beneficio della permanenza in utero. Tutte le situazioni ostetriche e fetali che causano un rischio di parto pretermine richiedono un’ adeguata sorveglianza della gravidanza , secondo le indicazioni delle linee guida, e la messa in pratica di procedure per assicurare la sicurezza della madre e del bambino. In alcune situazioni cliniche purtroppo non vi è possibilità di evitare la nascita anticipata del feto che si traduce in un parto prematuro. Molte donne si aspettano di fare un’esperienza fisiologica della gravidanza e la minaccia di un parto anticipato è motivo di rabbia o senso di colpevolezza perchè non si è riusciti a salvaguardare il prodotto del concepimento. Cara mamma l’importante è non perdere mai di vista l’obiettivo…mettere al mondo un figlio. Neonato prematuro Quando si definisce parto prematuro? La gravidanza dura all’incirca 40 settimane. Quando il neonato ha completato la maturazione lo porterà a venire alla luce in un periodo compreso tra la 38esima settimana e la 42esima settimana di gestazione. Un parto che si manifesta tra la 22 settimana e la 36 settimana di gestazione viene denominato parto pretermine. A sua volta il parto prematuro si suddivide in: Parto prematuro tardiv o: quando il feto nasce tra la 34esima e la 37esima settimana di gravidanza Parto prematuro grave : quando il bambino nasce tra la 25esima e la 33esima settimana di gestazione Parto prematuro estremo : se il bambino nasce prima della 25esima settimana di gestazione Parto prematuro: quando si è fuori pericolo L’ epoca di gestazione in cui si verifica il parto pretermine ha un grosso peso sui rischi legati alla sopravvivenza e alla salute del neonato prematuro. Un neonato prematuro venuto al mondo tra la 25esima e la 29esima settimana di gravidanza ha sicuramente meno opportunità di sopravvivenza e una maggiore probabilità di riportare patologie legate proprio alla maturità. Un bambino prematuro tra la 30esima e la 33esima settimana di gravidanza ha certamente una maggiore possibilità di sopravvivenza anche in considerazione dei grandi progressi fatti dalla medicina neonatale. La nascita di un bambino pretermine a queste settimane richiederà un ricovero in terapia intensiva neonatale dove potrà completare la crescita in una termo culla incubatrice. La nascita di un neonato tra la 34esima settimana e la 37esima settimana ha sicuramente meno probabilità di complicanze fetali. Il neonato non è totalmente fuori pericolo, ma sicuramente ha una capacità maggiore di adattamento alla vita extrauterina. Da tenere in considerazione anche la n ascita pretermine in gravidanza gemellar e che di per sé ha una maggiore probabilità di parto prematuro. Nella maggior parte dei casi i gemelli prematuri richiedono un periodo di degenza in TIN Per i casi di nascita al di sotto della 23esima settimana di gravidanza si parla di aborto e non di nascita di un feto prematuro. Fattori che aumentano la probabilità di parto prematuro Fumo Utilizzo di droghe Stress Obesità Pregresso parto prematuro Procreazione medicalmente assistita: Fivet, ICSI, ovodonazione Infezioni Breve intervallo tra le gravidanze. Cause del parto prematuro Come detto si definisce parto anticipato qualunque parto avvenuto prima delle 36 settimane e 6 giorni, in sostanza quando si partorisce all’ inizio del nono mese, all’ ottavo mese, al settimo mese o peggio al sesto mese si tratta di parto precoce L’epoca gestazionale in cui avviene il parto gioca un ruolo fondamentale sul benessere del neonato. Le cause di travaglio pretermine sono molteplici e alcune possono essere concomitanti. Generalmente le cause di parto prematuro sono riscontrabili in tre macro-categorie: Cause materne; Cause fetali; Cause placentari. Parto prematuro per cause materne Le patologie che rappresentano un rischio di parto prematuro sono rappresentate sia da fattori che riguardano puramente l’apparato riproduttore femminile sia da patologie sistemiche della mamma che hanno una ripercussione negativa sull' andamento della gravidanza. Tra le cause materne vi sono Malformazioni uterine; Incontinenza cervicale; Infezioni cervico-vaginali; Colestasi gravidica ; Ipertensione; Pre eclampsia ed eclampsia; Grave sottopeso; Stress; Età (meno di 20 anni e più di 38anni); Infortunio o traumi fisici; Cause fetali di parto pretermine Il parto pretermine può avere origine da cause che riguardano il feto, o i feti, e il suo benessere come: Gravidanze gemellari monocoriali e monoamniotiche in cui i feti stanno in un unico sacco amniotico e sono nutriti da un’unica placenta. In questi casi il parto deve avvenire non più tardi della 35 settimana. Gravidanza gemellari bicoriali e biamniotiche in cui i feti sono in due sacche amniotiche differenti e sono nutriti ciascuno da una placenta. In questi casi le linee guida raccomandano l’espletamento del parto non oltre la 37 settimana di gravidanza. Arresto di crescita fetale in cui il feto non cresce più e manifesta segni di sofferenza. Cause placentari di parto prematuro Le cause placentari di parto prematuro riguardano patologie e alterazioni funzionali della placenta come: Placenta previa; Malformazioni placentari; Rottura prematura delle membrane; Eccesso di liquido amniotico, polidramnios; Distacco di placenta. Va comunque detto che esistono altre cause di parto pretermine in cui gravi condizioni materne o fetali suggeriscono che sia opportuno espletare il parto in tempi brevi. Nel caso in cui si sospetti un rischio di parto pretermine è opportuno recarsi in una struttura idonea dotata di terapia intensiva neonatale al fine di garantire un adeguato supporto al neonato. Segni e sintomi del parto prematuro È importante conoscere i sintomi associati al parto pretermine in modo da recarsi subito in ospedale. L’ obiettivo è quello di contrastare il travaglio prematuro per non farlo arrivare ad un punto tale da non rispondere ad alcun trattamento. I controlli periodici durante la gravidanza servono a verificare che la cervice uterina non subisca modificazioni. Segnali di minaccia di parto prematuro C ontrazioni uterine che si presentano con una frequenza uguale o minore a 10 minuti con o senza dolore. Crampi moderati simili dolore mestruale percepito nell’ addome inferiore. Sensazione costante o intermittente di peso verso il basso. R ottura delle membrane . Mal di schiena : dolore cupo, costante o intermittente anche di bassa intensità alla schiena P erdita del tappo mucos o e perdite vaginali abbondanti e rosate Crampi addominali con o senza diarrea. Nel caso siano presenti questi sintomi è opportuno recarsi al più vicino ospedale in modo da intervenire in tempi brevi. Il rischio di parto prematuro può richiedere: Ospedalizzazione. Riposo assoluto. Idratazioni con infusioni endovenose. Esami ematochimici. Coltura vaginali e urinocoltura al fine di rilevare eventuali infezioni che abbiano potuto innescare l’attività contrattile. Terapia farmacologica che consiste nella somministrazione di farmaci per tentare di sopprimere le contrazioni uterine. Cerchiaggio cervicale Se la minaccia risulta rientrata e non ci sono pericoli per la madre e per il feto la dimissione e il ritorno a casa prevede la messa in atto di misure che riducano al minimo il rischio che la minaccia di parto prematuro si ripeta. Evitare il parto pretermine: prevenzione del parto prematuro Vi sono dei comportamenti che aiutano a diminuire il rischio di parto prematuro rappresentati da: Riposare a lungo almeno due tre volte al giorno sdraiate sul fianco sinistro; Assumere 2-3 litri di acqua al giorno; Evitare bibite con caffeina e le bibite gassate; Svuotare la vescica almeno ogni 2 ore durante la veglia; Evitare di sollevare oggetti pesanti e se in casa ci sono bambini piccoli evitare di prenderli in braccio; Evitare la stimolazione dei capezzoli e del seno; Ridurre o eliminare l’attività sessuale. Dopo una minaccia di parto pretermine cambia lo stile di vita della gravidanza. Per non annoiarsi troppo svolgi delle attività piacevoli anche a riposo come leggere, eseguire dei piccoli lavoretti manuali, cercare di focalizzarsi su un giorno o una settimana alla volta piuttosto che su periodi di tempo più lunghi. Se è necessario rimanere a riposo assoluto attrezza una stanza come il soggiorno dove non si rimanga isolate per troppo tempo. Terapia per la minaccia di parto prematuro La terapia per contrastare il rischio di parto prematuro dipende essenzialmente dalla causa. Le terapie per contrastare la minaccia di parto prematuro sono: Cervicometria; Farmaci tocolitici; Progesterone; Cerchiaggio; Pressario; Solfato di magnesio; Antibiotici. Cervicometria La cervicometria è la misurazione ecografica della lunghezza del canale cervicale . Un raccorciamento della cervice è un segno che il collo dell’utero si sta modificando con il rischio che si inneschi il travaglio di parto. La lunghezza del canale cervicale rappresenta un buon predittore di rischio di parto prematuro ma non deve essere preso come indicatore isolato. Le linee guida raccomandano di sottoporsi alla cervicometria nel corso del 2 trimestre di gravidanza tra la 18esima e la 24esima settimana di gravidanza. In questi casi la misurazione del collo dell’utero rappresenta uno screening per identificare precocemente i casi di cervice raccorciata. Farmaci tocolitici Se viene fatta una diagnosi di minaccia di parto pretermine causata da un eccesso di contrattilità uterina che determina il raccorciamento e una precoce maturazione del collo dell’utero si somministrano i farmaci per provare a bloccare le contrazioni uterine. La decisione di quale farmaco utilizzare dipende dall' epoca gestazionale del feto, dalla presenza di patologie materne e dagli effetti collaterali. I farmaci tocolitici utilizzati per provare a contrastare il rischio di parto prematuro sono: Indometacina: inibitori della sintesi di prostaglandine Nifedipina: calcio antagonisti Ritodrina, Terbutalina: Beta-simpaticomimetici Atosiban: antagonisti dell’ossitocina Solfato di magnesio L' indometacina inibisce la sintesi delle prostaglandine responsabili delle contrazioni del miometrio , ossia la parte muscolare dell’utero. Gli inibitori della sintesi delle prostaglandine sono tra i farmaci con il maggior successo per contrastare il travaglio prematuro ma con potenziali effetti collaterali, pertanto, se ne sconsiglia l’uso dopo la trentaduesima settimana. La Nifedipina è un vasodilatatore che inibisce il passaggio di calcio all' interno delle membrane inibendone la contrazione . I calcio antagonisti sono controindicati in caso di patologia cardiaca e ipotensione della mamma. L’ Atosiban, conosciuto con il nome di Tractocile, è il farmaco maggiormente utilizzato nella minaccia di parto prematuro in quanto presenta minori rischi sia per mamma che per feto. Secondo le ultime linee guida Sigo i farmaci tocolitici possono essere somministrati entro la 34.6 settimane di gravidanza. Progesterone Il progesterone inibisce le prostaglandine che sono responsabili della maturazione cervicale e delle modificazioni della cervice uterina. Generalmente il progesterone viene utilizzato nelle donne che hanno avuto una storia di parto prematuro pregressa dovuta ad anticipata modificazione del collo dell'utero. Il progesterone può essere somministrato per via intramuscolare, orale o vaginale. Cerchiaggio cervicale Il cerchiaggio cervicale è un intervento chirurgico che serve a correggere e prevenire l’insufficienza cervicale. L' incontinenza cervicale causa un’apertura precoce del collo dell’utero che mette in serio pericolo la prosecuzione della gravidanza. Con il cerchiaggio il collo dell’utero viene tenuto stretto attraverso un apposito nastro che verrà rimosso a termine di gravidanza. L' epoca gestazionale consigliata per il cerchiaggio cervicale è tra la 16esima e la 24 settimana. Pressario Il pressario è un dispositivo invasivo vaginale che può essere utilizzato nelle donne con cervice raccorciata tra la 18 e la 22 settimana di gravidanza. Il dispositivo agirebbe modificando l’angolo tra cervice e utero, diminuendo in questo modo sia la pressione sulla cervice , che il contatto tra le membrane e i batteri vaginali. Esistono diversi tipi di pessario: la maggior parte degli studi più recenti ha utilizzato il pessario di Arabin1. L’uso del pessario come profilassi del parto pretermine può essere promettente, ma le evidenze sono in progress. Solfato di magnesio Il solfato di magnesio è un farmaco utilizzato sia nel trattamento della pre-eclampsia sia come tocolitico. Il farmaco da buoni risultati ma può essere utilizzato solo per brevi periodi in quanto un trattamento a lungo termine potrebbe causare una demineralizzazione delle ossa fetali. Da recenti studi è stato dimostrato che l’uso del solfato di magnesio prima della 32 settimana di gravidanza ha un effetto di neuro protezione fetale in quanto riduce il rischio di paralisi cerebrale qualora il neonato dovesse nascere prematuramente. Quale sia il trattamento ottimale è ancora da chiarire Antibiotici La terapia antibiotica viene somministrata nei casi di rottura pretermine delle membrane in cui l'obiettivo è quello di mantenere quanto più possibile la gravidanza. L' impiego di antibiotici riduce il rischio di infezioni sia per la donna che per il feto e riduce la morbilità fetale correlata con la prematurità. Le linee guida raccomandano un dosaggio elevato di antibiotici e se necessario anche l’associazione di più antibiotici come l’ampicillina e i macrolidi. Maturazione polmonare del feto con corticosteroidi Nei casi in cui vi sia una minaccia di parto prematuro viene stimolata la maturazione polmonare del feto attraverso la somministrazione alla madre di cortisone. La profilassi si esegue somministrando per via intramuscolare: due dosi da 12 milligrammi di betametasone a distanza di un giorno l’una dall’altra o, in alternativa, 4 dosi di desametasone da 6 milligrammi sempre per via intramuscolare, ma a distanza 12 ore l’una dall’altra. La profilassi corticosteroidea antenatale è efficace nel ridurre la mortalità e la morbilità perinatale nelle donne a rischio di parto pre‑ termine tra 24 e 34 settimane gestazionali, da 24 ore a 7 giorni dopo la somministrazione. neonato prematuro A quante settimane vi sono più probabilità che il feto sopravviva L’ incidenza dei parti pretermine si aggira intorno al 12% e il rischio per il neonato è rappresentato dal grado di immaturità conseguente all’ epoca di gestazione che se troppo precoce può portare alla morte del feto. A causa dell’immaturità il neonato prematuro non è adeguatamente attrezzato a vivere una vita fuori dall’ utero , pertanto, necessita di un trasferimento in unità di terapie intensiva neonatale dove viene ricreato in delle termoculle l’ambiente uterino. Con il contributo delle moderne tecnologie i bambini nati anche a 10-12 settimane prima del termine sopravvivono. Mammamather ostetricia e ginecologia tascabile
- Posizioni in travaglio libere e posizioni antalgiche per sopportare il dolore delle contrazioni.
Le posizioni travaglio aiutano a sopportare il dolore delle contrazioni. Di seguito troverai le posizioni antalgiche e le posizioni libere utili a gestire le contrazioni in travaglio di parto Sommario Posizioni in travaglio A cosa servono le posizioni antalgiche in travaglio Migliori posizioni in travaglio Posizione laterale sul fianco Posizione in piedi o eretta Posizioni con la palla Posizione carponi Posizioni Yoga Posizioni in travaglio Posizioni in travaglio Il travaglio di parto è la strada da percorrere per stringere tra le braccia il tuo bambino e il dolore delle contrazioni è una parte fondamentale di questo percorso. Per affrontare il dolore dell' attività contrattile dell' utero è possibile utilizzare sia tecniche farmacologiche sia tecniche naturali. Sicuramente l' anestesia epidurale rappresenta la soluzione più concreta per alleviare il dolore del travaglio ma essendo una procedura invasiva non tutte le future mamme possono usufruirne. I metodi naturali per contrastare il dolore delle contrazioni in travaglio sono rappresentate da: Massaggi; Respirazione; Posizioni libere e posizioni antalgiche. Le posizioni in travaglio non hanno solo la funzione di fronteggiare il dolore ma in alcuni casi possono aiutare a facilitare la rotazione della testa o aiutare la discesa del bambino nel canale da parto. A cosa servono le posizioni antalgiche in travaglio Quando si è in travaglio le donne sentono il bisogno di essere toccate, massaggiate e di vivere forme di contatto e di conforto con la persona che assiste al lieto evento. I l partner in questo caso gioca un ruolo di incoraggiamento infatti può tenerle dolcemente la mano e praticare dei massaggi. Le coppie che vivono insieme il travaglio di parto, contrazione dopo contrazione sviluppano un rituale di gesti utilizzando sia il linguaggio verbale che non verbale. Le posizioni antalgiche sono di grande aiuto per rilassarsi e sopportare meglio le contrazioni. Assumere determinate posizioni permette di spostare la pressione esercitata dall' utero sulla schiena e sul bacino determinando una percezione minore del dolore. Per questi motivi consiglio alle donne di documentarsi sulle posizioni libere in travaglio, ad esempio con un corso preparto, in modo da poterle assumere durante il travaglio. Ciascuna posizione consente di avere dei benefici ad esempio è possibile: facilitare la rotazione della testa; facilitare la discesa della testa; diminuire la pressione sulla schiena; sfruttare la forza di gravità per velocizzare la nascita del bambino. Determinate posizioni possono essere assunte in modo del tutto innato dalla mamma in modo spontaneo altre invece necessito dell'aiuto del partner o di attrezzi come la palla e la liana. Le posizioni in travaglio nascono dalla sapiente cultura della medicina tradizionale cinese e soprattutto dello yoga; infatti il mix di respirazione, posizioni per alleviare il dolore e vicinanza e accudimento del partner assicurano benessere per corpo e mente alla futura mamma. Migliori posizioni in travaglio La libertà di movimento durante il travaglio di parto consente di assumere istintivamente posizioni che migliorano il confort. Molte donne sopportano solo alcune posizioni in base al dolore evocato. Durante il travaglio, eccetto in determinati e rari casi, la donna ha il controllo del proprio corpo, dei propri movimenti e la capacità di assumere le posizioni più giuste in maniera istintiva. Assumere posizioni scomode causa stress, invece, quando ci si sente rispettata nei propri movimenti la risposta al travaglio di parto è migliore. Il partner contribuisce significativamente aiutando la donna ad assumere la posizione più piacevole. Da non dimenticare che l'ostetrica che assisterà il parto ci aiuterà e vi consiglierà ad assumere le migliori posizioni per facilitare il parto. Posizione laterale sul fianco sinistro Fianco sinistro in travaglio La posizione laterale sul fianco sinistro favorisce il riposo e neutralizza la gravità e può essere usata per recuperare l’energia specialmente se si è stati troppo tempo in piedi. È possibile utilizzare uno o più cuscini da porre tra le gambe per migliorare il confort. La posizione sul fianco in travaglio è molto utile se si avverte un senso di pesantezza in basso magari causato dalle emorroidi. Per accelerare la progressione del travaglio l’ ideale sarebbe alternare la posizione eretta con la posizione sul fianco sinistro La posizione sul fianco è utile per favorire la rotazione della testa fetale. Posizione in piedi o eretta Posizione eretta in travaglio La posizione in piedi o eretta in travaglio ha molti vantaggi: consente un contatto corporeo con il partner che può essere un sostegno a cui poggiarsi ed aumentare il senso di benessere; consente di effettuare movimenti con il bacino, come il dondolamento pelvico, il che riduce le tensioni muscolari; consente di sfruttare la forza di gravità; favorisce la discesa della testa; favorisce l’allineamento del bambino con l’ ingresso pelvico. La posizione in piedi non è ben tollerata da tutte le donne poiché provano un senso di affaticamento maggiore; l'ideale sarebbe alternate la posizione con altre posizioni antalgiche. Posizioni con la palla Posizione seduta posizione seduta La posizione seduta può essere assunta in varie forme: Seduta dritta sul letto; Sulla sedia o su uno sgabello; Semi-seduta con il tronco sollevato di almeno 45° rispetto al letto; Seduta piegata in avanti con i piedi che toccano il pavimento e piegata in avanti con un supporto che può essere il partner; Seduta a cavalcioni su una sedia o su una toilette; Seduta sulla palla. Questa posizione è molto utilizzata istintivamente dalle donne in travaglio perché è facile da assumere e consente di riposare e di respirare bene. La posizione seduta è consigliata in caso di dolore lombare o per aver fatti dei massaggi alla schiena. Posizione in ginocchio Per assumere la posizione in ginocchio basta inginocchiarsi sul letto o sul pavimento piegata in avanti e come appoggio il partner o altri supporti come la palla. Questa posizione consente: di avere un contatto fisico con il partner che magari può praticare dei massaggi; di sfruttare la forza di gravità; facili movimenti ondulatori del bacino; favorisce la discesa della testa. Non tutte le donne riescono ad assumere la posizione inginocchiata specialmente se hanno le gambe gonfie e molto dolore alla schiena . Posizione carponi in travaglio Con la posizione carponi la gravida è inginocchiata e piagata in avanti in modo tale che sia lei stessa a sostenere il proprio peso con le braccia. I vantaggi della posizione carponi in travaglio sono: riduzione del dolore lombare; Facilità di massaggio alla schiena; Riduzione della pressione esercitata dall'utero sull'osso sacro; Facilità di ondeggiamento e il dondolamento della pelvi; Visita vaginale possibile. Di contro la posizione carponi da assumere per lungo tempo è stancante per le braccia e per le ginocchia che sostengono il peso del corpo. Per questi motivi è bene utilizzare supporti come i cuscini sotto le ginocchia, sotto le mani ma anche al di sotto del torace materno. Palla per la gravidanza Posizioni yoga in travaglio Posizione della farfalla La posizione della farfalla consiste nel mettersi seduta e unire le piante dei piedi in più vicino possibile all'inguine. La posizione butterfly è generalmente molto confortevole e le gestanti riescono ad adottarla anche per lunghi periodi. Questa posizione: permette di sfruttare la forza di gravità l’ ampliamento dell’ ingresso del bacino, favorisce discesa della testa fetale, riduce il dolore lombare permette un contatto fisico con il partner. L' ideale è accompagnare la posizione con la respirazione e perchè non, con una musica rilassante. Posizione accovacciata La posizione accovacciata permette di accovacciarsi durante la contrazione e poi risollevarsi durante la pausa un modo tale da non stancare eccessivamente le gambe. Il partner può mettersi alle spalle in modo tale da sorreggere durante la contrazione. Durante la contrazione la donna si abbandona e il partner afferra i lati del torace e ne sostiene il peso. La posizione accovacciata è molto utile perché permette di sfruttare la forza di gravita e aumenta i diametri dell’ ingresso pelvico richiedendo meno sforzo nella spinta. Mammamather ostetrica tascabile
- Ittero neonatale: cause, sintomi, rischi, terapia, quanto dura, quando passa, prevenzione.
L’ ittero neonatale è un sintomo molto comune nei bambini appena nati e si manifesta con colorito giallo della cute e sclere gialle. Le cause sono quasi sempre benigne ma è importante per la neo mamma sapere come prendersi cura di un neonato con ittero. Ecco per te tutto quello che devi sapere. Sommario Ittero neonatale Bilirubina neonato Cause ittero Sintomi ittero neonatale Tipi di ittero Ittero fisiologico Ittero da latte materno Ittero patologico da incompatibilità materno fetale Terapia per l’itterizia Rischi ittero neonatale Ittero neonatale, quando preoccuparsi Quando passa l’ittero neonatale Ittero neonatale Ittero neonatale Cos’è l’ittero? L’ ittero neonatale non è una malattia ma un sintomo molto comune nei neonati caratterizzato da una colorazione giallastra della pelle e delle sclere, le parti bianche dell’occhio. Perché viene l’ittero ai neonati? L’ ittero del neonato è causato da un eccesso di bilirubina nel sangue. La bilirubina è una sostanza di color arancio che si forma quando i globuli rossi vengono distrutti. Il fegato del neonato non è ancora in grado di smaltire grandi quantità di bilirubina e da questo accumulo origina l’ittero caratterizzato da sintomi come: pelle gialla; feci biancastre; urine marroni. Il caratteristico colorito giallastro della cute è determinato dagli alti valori di bilirubina non coniugata, un prodotto di degradazione dei globuli rossi che riflette l’incapacità temporanea dell’organismo del neonato ad eliminarla. Solitamente i primi segni di ittero del neonato sono riscontrabili sul viso del bebè per poi diffondersi al torace e all' addome. Dopo quanti giorni compare l’ittero? L' ittero nei i bambini, specialmente se prematuri, è molto comune tanto che si stima che circa il 50% di essi soffra di ittero fisiologico nel periodo perinatale. L’ aumento di bilirubina nei neonati comunemente inizia intorno al 2, 3 giorno di vita, raggiungendo il suo apice nel sangue al 5 giorno per poi iniziare a diminuire gradualmente intorno al 10 giorno. Nei bimbi prematuri l’itterizia si manifesta più tardi intorno al 3, 4 giorno dalla nascita e dura 14 giorni o più. L’ itterizia neonatale che si manifesta dopo poche ore dalla nascita è quasi sempre segnale di ittero patologico. Bilirubina neonato La bilirubina è una sostanza chimica prodotta dal processo di distruzione dei globuli rossi e viene eliminata dal fegato. Nello specifico la bilirubina ha origine dalla degradazione dell’emoglobina trasformandosi in bilirubina indiretta o non coniugata. La bilirubina indiretta che circola si lega con l’albumina e attraverso il sangue raggiunge il fegato dove subisce una trasformazione in bilirubina diretta o coniugata. La bilirubina diretta si riversa nella bile e viene eliminata con le feci. I neonati hanno un fegato immaturo , la bilirubina prodotta non riesce a essere smaltita e così finisce per accumularsi nel sangue provocando iperbilirubinemia (aumentata concentrazione sierica della bilirubina) e ittero che si palesa con il colorito giallo della pelle. L’ accumulo di bilirubina nel sangue non deve mai superare i livelli che potrebbero essere patologici per il neonato. Ittero neonatale valori di riferimento L’ ittero nei neonati diventa visibile: Nelle sclere quando si raggiungono livelli di 2-3 mg/dl Al volto quando si raggiungono livelli intorno a 4-5 mg/dl. Bilirubina non patologica : < di 12mg nei nati a termine e 15 mg nei nati pretermine Bilirubina alta : > di 12 mg nei nati a termine e 15 mg nei nati pretermine. Come si misura la bilirubina nel neonato Subito dopo il parto i livelli di bilirubina nel sangue del neonato vengono monitorati dai pediatri attraverso: Visite; Analisi del sangue; Test con bilirubinometro. Le visite hanno lo scopo di rintracciare i segnali tipici dell’ittero come: Colorito giallo della pelle Occhi gialli Urine marroni Feci chiare Le analisi al sangue servono a verificare i valori di: bilirubina diretta bilirubina indiretta bilirubina totale bilirubina coniugata transaminasi (ALT-ALP-ASP) Albumina Gamma Gt Coagulazione Esame delle urine (urobilinogeno) Il bilirubinometro transcutaneo è un dispositivo medico che viene appoggiato sulla cute e misura i livelli di bilirubina nel sangue. Cause ittero neonatale La causa dell’ittero nei bambini, come negli adulti, è la bilirubina alta nel sangue. L’origine dell’innalzamento della bilirubina nel siero può essere di natura fisiologica ossia per l’adattamento del neonato alla vita extrauterina o di natura patologica. Nel corso dei primi controlli neonatali il pediatra valuta sempre se la comparsa dell’ittero nel neonato è non patologica o anomala come la disidratazione, l’incompatibilità materno fetale o altri fattori come eccessivo catabolismo dei globuli rossi (emolisi). Cause di ittero patologico L’ ittero patologico può essere causato da: Emolisi Incompatibilità materno fetale Policitemia numero dei globuli rossi superiori alla norma) Malattie congenite dei globuli rossi Emorragie Deficit enzimatici Prematurità Ipotiroidismo congenito Ipoglicemia Ipossia Galattosemia Stenosi pilorica Favismo Infezioni Cause ittero non patologico Come detto l’ittero fisiologico si manifesta nella maggior parte dei neonati però vi sono dei fattori e dei comportamenti che favoriscono in maniera indiretta la comparsa dell’ittero nel bebè. L’ itterizia a livello statistico si verifica meno nei neonati allattati esclusivamente con latte materno e che nei primi giorni dopo il parto assumono solo colostro , quindi allattare il neonato rappresenta un fattore protettivo. L’ ittero nei neonati è incrementato dalla disidratazione per questo è necessario far fare al neonato delle poppate molto frequenti. L’ aumento della bilirubina è procurato anche da una scorretta gestione delle poppate , sia con allattamento materno che con allattamento artificiale, secondo le linee guida è fortemente sconsigliato fare meno di 8 poppate nelle 24 ore. Si è visto che l’ittero può essere incentivato dalla somministrazione di soluzioni glucosate quindi quando non è espressamente necessario meglio non dare altri liquidi al neonato al di fuori del latte. Sintomi ittero neonatale Colorazione gialla della pelle; Occhi gialli; Inappetenza; Sonnolenza eccessiva; Feci chiare e biancastre (in taluni casi feci verdastre); Urine scure. Tipi di ittero In relazione alle cause che scatenano l’aumento di bilirubina, l’itterizia si distingue in: ittero fisiologico; ittero da latte materno; ittero patologico da incompatibilità materno fetale. Ittero fisiologico L’ ittero fisiologico del neonato è talmente diffuso che ad oggi viene considerato come una reazione normale di adattamento dei neonati; infatti, in forma più o meno leggera riguarda la maggioranza dei bambini appena nati. Cause ittero fisiologico La bilirubina prodotta viene eliminata attraverso le feci del neonato ma nei primi giorni dopo la nascita questo meccanismo non è subito ben coordinato dall' organismo del bebè; per queste ragioni livelli di bilirubina si alzano dando vita al cosiddetto ittero fisiologico del neonato, dove la parola fisiologico sta a sottolineare la normalità dell'evento. Il caratteristico colore giallo della cute è dato dai livelli maggiori di bilirubina non coniugata, un prodotto di degradazione dei globuli rossi e riflette l’incapacità temporanea dell’organismo del neonato ad eliminarla. Solitamente i primi segni di ittero sono riscontrabili sul viso per poi diffondersi al torace e all' addome. Come si manifesta l’ittero fisiologico? La pelle dei neonati inizia ad ingiallirsi nel 2, 3 giorno di vita, questo intervallo di tempo differenzia l’ittero fisiologico dall’ ittero patologico che è clinicamente visibile già al momento della nascita. La pigmentazione gialla parte dalla testa e procede verso il basso , fino a raggiungere la punta dei piedi e sclere degli occhi. Nei bambini molto chiari l’itterizia è visibile in qualsiasi parte del corpo, nei bambini di pelle più scura il processo è lo stesso ma l’ittero è maggiormente visibile nei palmi delle mani, dei piedi e nelle sclere degli occhi. Sintomi ittero fisiologico Si manifesta dopo le prime 24 ore di vita (in genere al 2°-3° giorno). Tutta la bilirubina è di tipo indiretto (la bilirubina si suddivide in diretta ed indiretta). I valori di bilirubina non aumentano molto ogni giorno. L' ittero non deve durare più di 10 giorni nei neonati a termine e 15 giorni nei neonati pretermine. Trattamento e terapia ittero fisiologico L’ ittero fisiologico si risolve spesso senza alcun tipo di trattamento. In corso di ittero fisiologico il pediatra controlla i livelli di bilirubina del neonato attraverso un prelievo di sangue ogni 4, 5 ore, monitorando i parametri e tenendo sotto osservazione il bambino. I valori di bilirubina non devono superare i livelli di allerta che sono stabiliti da apposite tabelle circa 12 mg nei nati a termine e 15 mg per decilitro nei neonati pretermine. Se i livelli di bilirubina sono alti allora si contrasta l’ittero con la fototerapia. Il dispositivo per fototerapia è una lampada a luce blu; il neonato viene posto sotto questa luce per cicli di 12 ore in modo da scomporre la bilirubina che viene poi espulsa attraverso l’urina. L' ittero fisiologico comunemente non deve durare più di 10 giorni nei neonati a termine e 15 giorni nei neonati pretermine. Prevenzione ittero fisiologico Per evitare l’ittero fisiologico è necessario attaccare frequentemente il neonato al seno con un intervallo non superiore alle 2 ore tra una poppata e l’altra. Se il neonato è pigro bisogna offrire il capezzolo e stimolarlo alla suzione, in alcuni casi è utile estrarre con il tiralatte il colostro o il latte qualora fosse arrivata la montata lattea e nutrire il neonato. Stessa cosa vale per l’allattamento artificiale, attenersi rigorosamente alle poppate e agli ml di latte indicati dal pediatra per evitare disidratazione e brusco calo di peso del bebè. Un rimedio naturale contro la comparsa dell’ittero è l’esposizione del neonato alla luce. La luce solare aiuta ad abbassare i livelli di bilirubina nel sangue; può essere utile mettere il neonato vicino ad una finestra evitando però di esporlo ai raggi diretti del sole. Ittero da latte materno I bambini allattati al seno hanno livelli di bilirubina più alti rispetto a quelli allattati con il latte artificiale, questo perché il latte materno presenta un ormone, il preganandiolo che agisce sul fegato del neonato diminuendo la capacità di eliminare la bilirubina. L’ ittero da allattamento riguarda solo i bambini allattati al seno e mai quelli nutriti con latte artificiale. Circa 1/3 di tutti i neonati allattati al seno presentano questa forma di ittero che solitamente compare dopo il quinto giorno di vita. Sintomi ittero da latte materno L’ ittero da latte materno si manifesta solitamente dopo 7-8 giorni di vita e può durare fino a 10 settimane. Per verificare che l’ittero del neonato sia dovuto al secreto materno alcuni pediatri fanno sospendere la nutrizione del bambino con il latte di mamma sostituendolo con il latte artificiale; se la colorazione gialla della cute scompare rapidamente si può tornare tranquillamente ad allattare al seno il neonato ignorando l’eventuale ricomparsa dei sintomi dell’ittero. Cura e terapia dell’ittero da allattamento al seno. L’ ittero da allattamento non necessita di nessuna terapia e passa naturalmente in poche settimane. Ittero patologico da incompatibilità materno fetale L’ ittero da incompatibilità è dovuto alla totale contrapposizione tra i globuli rossi della mamma e quelli del bambino. L’incompatibilità può essere di due tipi: causata dai fattori Rh; causata dal gruppo sanguigno. I problemi di incompatibilità materno fetale riguardano maggiormente il fattore Rh nello specifico quando la mamma è Rh negativo e il feto è Rh positivo. Cause di ittero da incompatibilità materno fetale In questa forma di ittero durante la gravidanza la mamma produce anticorpi contro i globuli rossi del feto provocandone la distruzione. L’ emolisi provoca un massiccio aumento di bilirubina che se non trattata può provocare seri danni fino alla morte del neonato. Ad oggi l’ittero da incompatibilità materno fetale è meno frequente perché alle mamme Rh negativo si somministrano immunoglobuline anti D per evitare lo sviluppo di anticorpi contro il prodotto del concepimento. Terapia e trattamento dell’ittero da emolisi. L’ ittero patologico da incompatibilità si manifesta già nelle primissime ore di vita e i valori di bilirubina possono raggiungere rapidamente livelli superiori a 20 mg/dl. In queste circostanze morbose è necessario intervenire con la terapia in tempi celeri per impedire un accumulo di bilirubina nel cervello del neonato che potrebbe portare a gravi forme di ritardo. Nella maggior parte dei casi per far abbassare i livelli di bilirubina è sufficiente la fototerapia , ma se i livelli di bilirubina superano i 20 mg/ dl si interviene con una exanguino trasfusione che consiste nella sostituzione del sangue del neonato. Terapia per l’itterizia La terapia per l’ittero dei neonati dipende essenzialmente dai livelli di bilirubina nel sangue ed è costituita da: Somministrazione di albumina o fenobarbital Fototerapia-Biliblanket Exsanguinotrasfusione Nei casi di lieve iperbilirubinemia non è necessario alcun trattamento medico, sarà sufficiente modificare la dieta del neonato aumentando il numero delle poppate in modo da incrementare l’eliminazione di feci e di pipì del bebè riducendo il riassorbimento della bilirubina a livello intestinale. Nei casi di moderata iperbilirubinemia il neonato è trattato con la fototerapia per ridurre l’ittero. In taluni casi il pediatra potrà prescrivere un allattamento misto oppure sospendere l’allattamento al seno passando al latte artificiale. Nei casi di grave iperbilirubinemia si ricorre all’ exanguino trasfusione ossia alla totale sostituzione del sangue fetale. La terapia per l’ittero moderato e grave necessita sempre del ricovero del neonato. Albumina e fenobarbital Albumina e fenobarbital rappresentano la terapia medica più utilizzata per intervenire contro le forme di ittero. L’ albumina evita il deposito della bilirubina nei tessuti molli contrastandone l’accumulo in attesa dello smaltimento da parte del fegato. Il f enobarbital invece è molto utile nei casi di ittero neonatale con iperbilirubinemia indiretta. Fototerapia e Biliblanket La terapia classica per l’ittero è la fototerapia neonatale in cui il bebè viene esposto ad una luce ad alte frequenze sotto una lampada a raggi ultravioletti. Di solito vengono utilizzate lampade uv a luce blu o verde anche se la moderna tecnologia di fototerapia utilizza lampade a fibre ottiche costituite da copertine di fibra ottica, Biliblanket, che vengono appoggiate sulla cute del neonato trasmettendo luce fredda. L’ esposizione del neonato alla luce ad alte frequenze riduce la bilirubina che si trova sotto la cute convertendola in una forma meno tossica ; questo trattamento ha lo scopo di prevenire l’iperbilirubinemia per non farla arrivare a valori pericolosamente alti. I bambini sotto la lampada per l’ittero indossano solo il pannolino e hanno gli occhi coperti per proteggerli dalla luce. Durante la fototerapia i neonati ricevono liquidi per compensare la perdita d’ acqua che avviene con la sudorazione a causa della terapia. Nella maggior parte dei casi i livelli di bilirubina diminuiscono gradualmente e i piccoli tornano rapidamente in perfetta salute. La valutazione se mettere o meno un neonato in fototerapia viene fatta in base a precisi indicatori quali: Colore della sclera degli occhi; Colore delle varie parti del corpo del neonato, sappiamo infatti che la prima parte ad assumere un colorito giallastro è il volto, poi il tronco ed infine gli arti. Se il neonato presenta le mani giallognole i livelli di bilirubina nel sangue saranno certamente alti; Giorni dalla nascita; Livelli di bilirubina nel sangue. La fototerapia è molto efficace nelle prime 24-48 ore dall' utilizzo. Exsanguinotrasfusione L’ exanguino trasfusione consiste nella sostituzione del sangue fetale con il sangue di un donatore compatibile. Cambiare il sangue del neonato permette di rimuovere la bilirubina in circolo e i globuli rossi ricoperti dagli anticorpi della madre rimpiazzandoli con sangue sano. Il ricambio sanguino viene effettuato attraverso una serie continua di trasfusioni per mezzo di un catetere posto nella vena ombelicale del neonato. Rischi ittero neonatale L’ ittero diventa rischioso per il neonato quando la bilirubina alta si accumula nel cervello e in linea di massima si verifica quando i valori di bilirubina sono molto alti. Tale condizione prende il nome di encefalopatia bilirubina o kenittero. I sintomi dell’encefalopatia bilirubina sono: pianto debole; riflessi lenti; suzione difficoltosa. Se il kenittero non viene curato può provocare danni celebrali permanenti e persino la morte. Ittero neonatale, quando preoccuparsi Dopo la nascita tutti i bambini vengono sottoposti a screening per ittero prima di essere dimessi. Una ulteriore misurazione dei livelli di bilirubina sanguigna viene eseguita dal pediatra dopo una settimana dalla nascita. L’ ittero fisiologico non necessita di terapia particolare, ma la mamma deve sempre monitorare i segni patologici dell’ittero. Segnali a cui prestare attenzione e che necessitano di un controllo in tempi brevissimi sono: L’ ittero si estende rapidamente a tutto il corpo; Il neonato è letargico con eccessiva sonnolenza; Il neonato è irritabile, agitato e rifiuta sia il latte materno che le poppate; Le urine sono molto scure; Le feci sono molto chiare; Si riscontra sangue nelle feci; Pianto inconsolabile del neonato con emissione di gemiti acuti; Se la febbre supera i 38°C; Se compare ittero non noto in precedenza. È sempre da attenzionare un ittero tardivo che ad esempio compare improvvisamente in un neonato di due mesi. Quando passa l’ittero neonatale. L’ ittero neonatale fisiologico nei bambini nati a termine si risolve generalmente entro 10, 15 giorni, nei neonati pretermine dura in genere 15 – 21 giorni, L’ ittero da latte materno può persistere da 4 a 12 settimane.
- Nausea in gravidanza. Quando inizia e finisce, cause, rimedi, farmaci e consigli per le nausee
Hai la nausea in gravidanza e cerchi dei rimedi efficaci? Se nel posto giusto, in questo articolo ti spiegherò tutto quello che devi sapere sulle nausee gravidiche, le cause e i rimedi naturali per calmare il fastidioso problema. Sommario Cos'è la nausea gravidica I sintomi della nausea Le cause delle nausee gravidiche Quando inizia la nausea in gravidanza Consigli anti nausea Rimedi naturali per la nausea Omeopatia e farmaci contro la nausea Integratori per la nausea in gravidanza Nausea e yoga Nausea o gastrite? Quando termina la nausea in gravidanza Iperemesi gravidica Nausea, maschio o femmina? Cosa si intende per nausea in gravidanza? La nausea in gravidanza insieme al vomito è uno dei primi sintomi della dolce attesa e si manifesta nel 70-85% delle donne nel corso del primo trimestre, dalla 6 settimana alla 12 settimana di gravidanza. In genere il disturbo tende ad affievolirsi o a scomparire spontaneamente entro la fine del primo trimestre di gravidanza anche se in qualche raro caso può infastidire la futura mamma per tutti i nove mesi. La nausea gravidica inizia a manifestarsi dopo che si è instaurata la gravidanza in concomitanza con un repentino aumento dei livelli dell’ormone beta hcg nel sangue materno. Contrariamente a quanto si pensava in passato la nausea in gravidanza non è un segnale che qualcosa non va ma rappresenta semplicemente un sintomo correlato alla gestazione. nausea in gravidanza Perché non ho nausee in gravidanza Non tutte le donne incinta soffrono di nausea, la futura mamma può non avere nausee con una gravidanza in normale evoluzione. Quali sono i sintomi della nausea in gravidanza? Come riconoscerla? I sintomi della nausea sono caratterizzati da un senso di disgusto e rigetto che può verificarsi da solo o in relazione ad alcuni cibi o odori provocando voltastomaco. Va precisato che la nausea gestazionale può presentarsi con caratteristiche differenti come: Nausea e vomito Nausea senza vomito Nausea a giorni alterni Nausea mattutina Nausea dopo i pasti o a stomaco pieno Nausea a stomaco vuoto Nausea continua Forte nausea durante tutto il giorno Alcuni studi americani suggeriscono che chi soffre di nausea ha meno probabilità di abortire rispetto a chi non ne soffre, ma ad oggi non vi è alcuna prova scientifica di ciò. Nausea cause Le cause scatenanti della nausea e del vomito in gravidanza sono sconosciute ma si ritiene che alla base del disturbo vi sia l’elevato livello dell’ormone Bhcg (gonadotropina corionica) e di altri ormoni della gravidanza. All’inizio dello stato interessante vi è un repentino aumento delle beta Hcg prodotte dal trofoblasto che vanno a stimolare la produzione di altri due ormoni della gravidanza, estrogeno e progesterone. Il progesterone in particolare ha un effetto sul tratto gastro intestinale provocando un rilassamento muscolare. Il picco di questi ormoni si verifica nelle prime settimane di gravidanza, per poi iniziare a diminuire a partire dalla 13 settimana proprio quando anche nausea e vomito iniziano ad attenuarsi spontaneamente. Anticamente si riteneva che la repulsione e l’insofferenza verso alcuni cibi avesse una funzione protettiva impedendo alla madre di assumere alimenti potenzialmente nocivi per l’embrione. Anche se questa teoria non è stata mai provata ha certamente un fondo di verità perché generalmente gli alimenti e le bevande che determinano la comparsa delle nausee appartengono all’elenco dei cibi sconsigliati o da consumare in quantità ridotte come fritture, condimenti elaborati, grassi animali e caffè. Un’ altra ipotesi sostiene che la nausea è dovuta ad una reazione del sistema immunitario materno che giudica il feto un corpo estraneo da contrastare. Un vero e proprio rigetto che tende a scomparire solo quando l’organismo della gestante si adatta al nuovo ospite. Dagli studi effettuati sul malessere tipico della gravidanza si è scoperto che a giocare un ruolo importante è la variazione del metabolismo dei carboidrati, in modo particolare la diminuzione degli zuccheri nel sangue , condizione che si presenta soprattutto al risveglio e al mattino, notoriamente il momento della giornata in cui è maggiormente presente il senso di nausea. Altri fattori come stati emotivi e affaticamento contribuiscono all’ aumento del senso di pienezza e disgusto. Quando inizia la nausea in gravidanza Le nausee sono uno dei sintomi di gravidanza iniziale, alcune donne addirittura capiscono di essere incinta proprio dal manifestarsi di questo primissimo segnale. La nausea non si presenta in maniera uguale per tutte le donne, la maggior parte ne soffre soltanto nel primo trimestre, altre invece hanno nausea continua altre ancora in modo sporadico. Il periodo di picco delle nausee è tra la l ’8 settimana e la 11 settimana di attesa. Le nausee in gravidanza si possono presentare in tempi e modi diversi: Nausea costante dalla 5 settimana alla 12 settimana Nausea continua durante tutta la gravidanza Nausea persistente nel secondo trimestre Nausea nel terzo trimestre di gravidanza Modi in cui si presenta la nausea gravidica Nausea al mattino Nausea dopo i pasti Nausea serale e notturna Nausea dopo aver sentito particolari odori Nausea durante tutto l’arco della giornata Nausea a stomaco vuoto Ci sono donne che sviluppano una vera e propria avversione verso specifici alimenti o quando sentono particolari odori, o in momenti determinati del giorno, a pranzo, al pomeriggio, alla sera. La maggior parte delle donne lamenta nausee mattutine al risveglio. A questo punto viene spontaneo chiedersi come combattere la nausea in gravidanza. Rimedi nausea gravidanza Cosa fare per la nausea in gravidanza? come combatterla? Per contrastare le nausee gravidiche è importante dare ascolto al proprio corpo evitando cibi e bevande che provocano nausea e allontanandosi dagli odori che la scatenano o la peggiorano. I rimedi sono vari e la scelta di quello più idoneo dipende dalla gravità del sintomo e dall’eventuale presenza di disturbi associati. Per alleviare le nausee da gravidanza si possono mettere in pratica piccoli rimedi della nonna mirati ad attenuarla Consigli per le nausee gravidiche Evitare gli odori forti come quello del caffè o dei profumi pungenti. Mangiare cibi secchi, gli alimenti antinausea sono cracker, pane tostato, grissini e biscotti da consumare prima di alzarsi dal letto. Evitare i cibi grassi o molto stagionati Non bere eccessivamente durante i pasti ma assumere liquidi durante l'arco della giornata. Fare dei pasti piccoli e frequenti Non mettersi a letto subito dopo il pasto Non fumare Questi rimedi casalinghi per nausea in gravidanza aiutano notevolmente ad attutire il sintomo del concepimento avvenuto. Nausea in gravidanza rimedi naturali I rimedi naturali contro la nausea sono diversi e la loro efficacia è individuale, per questo ti consiglio di provarli tutti fino a trovare quello che più si adatta al tuo tipo di nausea. Va precisato che questi rimedi in gravidanza sono del tutto innocui, vediamo insieme cosa bere e cosa mangiare per combattere la nausea in gravidanza. Mangiare una caramella Succhiare una caramella al risveglio prima di alzarsi dal letto. In alternativa alla caramella potete gustare una gelatina gommosa , l’importante è farlo lentamente. Mangiare cibi secchi prima di alzarsi dal letto I cibi secchi come un pezzo di pane o un cracker aiutano ad assorbire e a contrastare l’acidità gastrica che potenzia le nausee. Non bere durante i pasti Rimanda l’assunzione di liquidi tra un pasto e l’altro. Fai piccoli assaggi d’acqua respirando a fondo tra un sorso e l’altro. Bevi acqua gassata L’ acqua gassata contiene anidride carbonica che ha un effetto positivo sullo stomaco. Mangia il finocchio Mangiare del finocchio durante la giornata aiuta ad attenuare il senso di nausea. Il finocchio è come un balsamo per lo stomaco , rende il PH meno acido donando sollievo immediato. Mangia liquirizia Puoi gustare la liquirizia sotto forma di caramelle (da preferire quelle senza zucchero) o di bastoncini. La liquirizia, come rimedio naturale antinausea, è sconsigliato in caso di ipertensione in quanto la liquirizia genera un lieve aumento della pressione tanto da essere utilizzata come rimedio per la pressione bassa. Utilizza un pizzico di zenzero Lo zenzero è una pianta asiatica facilmente reperibile nei supermercati e nelle farmacie e si può assumere in vari modi: Come infuso in delle tisane; Grattugiato fresco come condimento per piatti freddi e caldi; Tagliato a fettine e messo a bollire. È importante non superare la dose massima consigliata di 1-2 grammi al giorno di zenzero in quanto è stato dimostrato che un consumo eccessivo di questa spezia potrebbe essere dannosa per il bambino specialmente nella fase di formazione degli organi caramelle allo zenzero per la nausea Limone Il limone per alcune donne è un valido alleato contro la nausea da gravidanza. Non appena avverti lo sgradevole sintomo prova a succhiare una fetta di limone, il suo sapore aiuta a combattere il sintomo. In alternativa al limone puoi provare con una fogliolina di menta. Camomilla La camomilla è uno dei rimedi più antichi e naturali per risolvere il problema delle nausee forti in gravidanza. Prepara una tazza di infuso di camomilla o in bustine pronte o meglio con i fiori secchi sfusi e sorseggiala tiepida quando si presenta la nausea. Menta piperita La menta grazie al suo tipico odore e sapore è in grado di alleviare il senso di nausea. Puoi raccogliere la menta fresca e preparare un infuso da sorseggiare durante la giornata oppure utilizzare l’ olio essenziale alla menta , solo due gocce messe sotto la lingua aiutano a lenire lo sgradevole senso di rigetto. Menta 100 % biologica adatta alla gravidanza Bevi un bicchiere di latte Il latte è il classico rimedio della nonna contro la nausea perché in grado di attenuare l’acidità gastrica. Prova a bere un bicchiere di latte scremato o parzialmente scremato a piccoli sorsi. Indossa un bracciale antinausea I bracciali anti nausea sono un rimedio sicuro e privo di effetti collaterali. Si tratta di un bracciale che esercita una digitopressione in grado di ridurre il malessere. La digitopressione si basa sulla medicina tradizionale cinese sfruttando il principio dell’agopuntura. Si tratta di un bracciale che esercita pressione nel punto energetico del polso detto Nei-Kuan in grado di contrastare la nausea e ristabilire l’equilibrio corporeo e quindi il benessere dell’organismo a 360 gradi. A tal proposito sono stati svolti degli esperimenti in merito all' efficacia dei bracciali contro la nausea. Un gruppo di volontarie si è sottoposto a risonanza magnetica con mezzo di contrasto. Le immagini della risonanza hanno evidenziato che l’isotopo si distribuisce proprio lungo i canali che la medicina cinese indica come meridiani. L’esperienza millenaria dei medici agopuntori dice che esiste un punto sugli avambracci, poco distante dalla linea di piegatura del polso che, se opportunamente stimolato, blocca la nausea . Questo punto si chiama P6. Tutti i modelli dei bracciali anti nausea Omeopatia e farmaci per la nausea in gravidanza I farmaci per nausea e vomito in gravidanza devono essere utilizzati solo quando i conati di vomito e il senso di nausea sono talmente marcati da impedire di nutrirsi in maniera adeguata. Nella scelta dei farmaci da assumere per la nausea fatevi sempre consigliare dalla vostra ostetrica o dal ginecologo. Biochetasi La Biochetasi granulato effervescente contiene citrato e un complesso di vitamine, in particolare la vitamina B6, che aiuta a ripristinare il benessere dello stomaco. È ormai accertato che la vitamina B6 contrasta la sensazione di nausea. biochetasi per la nausea gravidica Nux vomica Nux vomica è uno tra i farmaci omeopatici più indicati per la nausea in gravidanza perché in grado di attenuare il senso di malessere delle donne che vomitano e hanno nausee insopportabili. Il farmaco deve essere prescritto dal curante valutando attentamente il rapporto rischio beneficio dell’utilizzo del medicamento. Integratori per la nausea in gravidanza Gli integratori per la nausea in gravidanza sono costituiti dalla vitamina B6. Vari studi hanno evidenziato che il gruppo delle vitamine B ha un naturale effetto antinausea. Le vitamine possono essere assunte sia con gli alimenti come: banane carote cereali integrali germe di grano lenticchie lievito di birra tonno noci carne pesce legumi. Oppure sotto forma di integratori come caramelle, caramelle gommose o comprese da deglutire. Per combattere la nausea fai yoga Essere incinta e soffrire di nausea non è il massimo della vita. Secondo la medicina tradizionale cinese praticare Yoga aiuta a ridurre il sintomo della nausea in gravidanza perché migliora la circolazione sanguigna con un effetto benefico su tutto il corpo. Lo yoga aiuta ad eliminare le tossine riducendo la sensazione di nausea. Le posizioni yoga più efficaci per ridurre la nausea sono: Supta virasana Viparita karani Baddha konasana Le posizioni yoga allentano il peso del diaframma sul fegato e lo stomaco, donando sollievo, la respirazione invece calma il corpo regolando gli squilibri. Il risultato è ossigenazione per tutto il corpo con riduzione dell’orribile nausea. Nausea o gastrite? Nausea e gastrite sono due sintomi tipici della gravidanza e può capitare di non saper riconoscere di quale disturbo si soffre di preciso. Entrambi i fastidi interessano lo stomaco e possono creare disturbi nell’alimentazione e nello stile di vita della mamma. Si differenziano essenzialmente perché la nausea è un sintomo tipico dei primi mesi di gravidanza e come spiegato è prevalentemente scaturita dai cambiamenti ormonali e tende a scomparire alla fine del primo trimestre. La gastrite invece di solito persiste per tutta la gravidanza e tra i sintomi correlati ha proprio il senso di nausea accompagnato da conati di vomito originati però dalla forte acidità gastrica. Entrambi i sintomi della gravidanza necessitano di un approccio mirato in base alla gravità con cui si presentano. Per approfondire: bruciore di stomaco in gravidanza Nausea in gravidanza quando passa Il senso di nausea in gravidanza generalmente si allevia o passa del tutto intorno alla 12 settimana ossia alla fine del 1 trimestre anche se, gravidanza e nausea possono persistere per tutti i novi mesi seppur in forma leggera. Iperemesi gravidica Nel caso in cui la nausea continua in gravidanza si associa a vomito eccessivo tanto da provocare segni di disidratazione, secchezza delle mucose orali, urine concentrate e giramenti di testa si è di fronte ad una patologica nausea gravidica. Questa condizione prende il nome di iperemesi gravidica e necessita di un approccio medico che in alcuni casi può richiedere il ricovero. La terapia per l’iperemesi consiste nella somministrazione di liquidi per via endovenosa e terapia farmacologica per consentire alla mamma di alimentarsi correttamente. Nausea maschio o femmina Secondo la tradizione popolare le donne che soffrono di nausea e vomito continuo hanno una maggiore probabilità di essere in attesa di una bambina. La teoria anche se bizzarra ha un fondo di verità, infatti, i livelli dell’ormone Hcg tendono ad essere più elevati quando il feto è di sesso femminile. I picchi di gonadotropina corionica sono una tra le cause delle nausee gravidiche ma va sottolineato che pur soffrendo di nausee molto forti si può essere in attesa di un maschietto. Raccontami la tua esperienza nei commenti, hai la nausea e aspetti una femminuccia? Mammamather ostetrica tascabile
- Dispareunia: dolore durante la penetrazione e i rapporti
Hai dolore durante la penetrazione e i rapporti? I rapporti sessuali dolorosi prendono il nome di dispareunia e rappresentano un motivo di disagio e stress per le donne. Vediamo le cause del dolore durante la penetrazione vaginale e i rimedi. Dispareunia, dolore durante la penetrazione Per le donne l’attività sessuale non è sempre un’esperienza appagante per via del dolore che possono avvertire durante la penetrazione e l'intimità. Il dolore da penetrazione è chiamato Dispareunia e si verifica sia nelle donne giovani sia donne in menopausa. Si stima che colpisca il 12-15% delle donne in età fertile e il 45 % delle donne in menopausa Il dolore durante la penetrazione non è sempre nella stessa sede infatti può essere: Dolore alla pancia e allo stomaco durante la penetrazione Dolore alle ovaie durante la penetrazione Dolore al basso ventre durante i rapporti Bruciore e dolore molto forte al fianco durante i rapporti Dolore durante la penetrazione iniziale Dolore durante la penetrazione profonda Dolore durante la penetrazione Dolore durante i rapporti: cause e rimedi All’ origine del dolore durante i rapporti sessuali vi sono varie cause ed alcune di esse possono essere associate. Il dolore durante l'intimità pertanto necessita di una approccio e un trattamento differente in relazione alla causa da cui origina. La motivazione della dispareunia può essere infatti sia di natura fisica sia di natura psicologica e in alcuni casi con un' associazione tra le due cause. In linea generale il dolore durante la penetrazione è causato da: Infezioni ai genitali interni ed esterni, Stress Secchezza vaginale Lesioni e lacerazioni ai genitali Dolore post parto spontaneo con episiotomia o lacerazioni vaginali Dolore dopo parto cesareo Problemi e tensioni nella coppia Vaginismo Endometriosi Dolore durante i rapporti causa infezioni Il dolore durante il rapporto può originare da infezioni a carico dei genitali femminili . Quando vi è un processo infettivo o infiammatorio vaginale si ha un'alterazione della flora batterica con conseguente minore produzione di muco lubrificante che potrebbe causare sesso doloroso. Le maggiori infiammazioni vaginali che possono dare fastidio durante la penetrazione sono: Candida albicans; Trichomonas vaginalis; Gardnerella vaginalis; Herpes simplex; Mycoplasma; Papilloma virus. Le infezioni vaginali incidono moltissimo sul dolore durante la penetrazione e fanno diminuire la libido femminile. Esegui regolarmente i controlli ginecologici e il pap test per rilevare tempestivamente le infezioni che possono nuocere sia alla fertilità sia al piacere sessuale. Nei casi di infezioni vaginale entrambi i partner devono assumere la terapia per evitare l'effetto ping pong. Rapporti sessuali dolorosi causa stress Il sesso doloroso potrebbe essere scatenato dal rivivere durante il rapporto sessuale episodi legati al passato che hanno lasciato un segno negativo a livello psicologico. Aver subito violenze, abusi e nei casi estremi stupri rappresentano le principali cause di rapporti dolorosi. Allo stesso modo vivere il rapporto come se fosse qualcosa di sporco e peccaminoso, magari per retaggi culturali o religiosi restrittivi, può rappresentare causa di dolore nella penetrazione. Non ultimo la mancanza di feeling con il proprio corpo non permette un’esperienza sessuale felice. Nei casi in cui vi è un blocco sessuale motivato da un disagio psicologico è doveroso scavare le cause profonde del problema con uno psicologo. I colloqui servono a mettere il luce il problema, spesso sopito, e aiutare la donne a vivere una sessualità serena e appagante. Penetrazione dolorosa per secchezza vaginale Le ghiandole vaginali producono una sostanza lubrificante che umidifica le sue pareti. Durante l'intimità, l'eccitazione fa aumentare la produzione di muco in modo la favorire una penetrazione senza attriti e senza rischio di abrasioni o lacerazioni vaginali e vulvari. La penetrazione senza lubrificazione provoca irritazione e bruciore. Nei casi di secchezza vaginale per evitare il dolore da penetrazione è bene utilizzare un lubrificante per favorire lo scivolamento ed evitare rapporti dolorosi. Se non vi è lubrificazione vulvare si crea un circolo vizioso: la penetrazione con la secchezza vaginale causa micro abrasioni che renderanno i successivi rapporti fastidiosi anche se le pareti vaginali sono umettate. Normalmente la secchezza vaginale è presente nelle donne in menopausa ma può essere presente anche nelle donne in età fertile a causa di sbalzi ormonali, infezioni o fattori psicologici. Sesso doloroso per lesioni da coito Il sesso particolarmente irruento e senza la giusta lubrificazione della pareti vaginali può provocare microlesioni e abrasioni interne. Le lesioni interne possono essere di varia natura e non sempre sono sanguinanti per cui potrebbe essere difficile accorgersene. Piccoli traumi e il gonfiore delle pareti vaginali possono provocare dolore intenso durante il rapporto. Se durante la penetrazione avverti dolore e bruciore intenso è sempre bene rivolgersi al ad uno specialista in tempi brevi. Penetrazione dolorosa dopo il parto con episiotomia Il sesso dopo il parto nei primi periodi può essere diverso dal solito. Nonostante l’ episiotomia sia ben cicatrizzata il trauma subito dal pavimento pelvico e la mancanza di elasticità può generare dolore durante il rapporto. Se il dolore si presenta nei mesi successivi al parto e la guarigione della sutura è regolare provare fastidio è normale. Se invece il dolore dovesse persistere molto tempo dopo il parto è necessario eseguire una valutazione più accurata e quindi una terapia mirata. Sesso doloroso a causa dei farmaci Alcuni farmaci hanno fortissime ricadute sulla libido femminile perché interferiscono con la produzione ormonale. Pillola anticoncezionale, terapie prolungate con analgesici e antibiotici, ma anche antidepressivi hanno forti ricadute sulla vita di coppia. La mancanza di eccitazione non permette una buona lubrificazione vulvare per cui la penetrazione potrebbe risultare molto dolosa soprattutto se profonda. Nei casi di sesso doloroso provocato da terapie farmacologiche è necessario una stimolazione maggiore delle zone erogene femminili per incrementare il piacere. Si possono aumentare i tempi dei preliminari e praticare una stimolazione clitoridea prima di procedere con la penetrazione. In questi casi è sempre bene utilizzare un buon lubrificante vaginale. Dispareunia per cistite La vescica per la vicinanza e continuità con le pareti vaginali se interessata da infezioni batteriche può generare bruciore a livello dei genitali. La cistite causa uno stimolo continuo ad urinare che aumenta il senso di disagio e provoca la perdita del desiderio. Non trascurare mai una cistite anche se da sintomi lievi , esegui piuttosto un antibiogramma delle urine per valutare il batterio che causa l'infezione vescicale in modo da poter intervenire con una terapia mirata. Dolori durante penetrazione per problemi di coppia Il piacere femminile ha una componente sia fisica ma maggiormente mentale. Le donne fanno sesso sia con il corpo che con la mente! Una relazione difficile osteggiata da problemi e incomprensioni interferisce con il desiderio sessuale. Nei casi di sesso difficile con il proprio partner, se il problema è transitorio non dovrebbe avere ripercussioni ma se proprio non si riesce ad avere una vita sessuale appagante non esitare ad affrontare l’argomento con il partner o con un terapista di coppia. Dolore penetrazione per vaginismo Il vaginismo è una vera e propria malattia causata da contrazioni involontarie dei muscoli perivaginali che rendono difficile la penetrazione. Nei tempi passati le donne affette da vaginismo erano etichettate come frigide soffrendo invece di una patologia vera e propria. Nei casi di dispareunia da vaginismo è necessaria una valutazione anatomica dei genitali al fine di valutare se l'apparato riproduttore non presenta alterazioni che ostacolino i rapporti competi. Se a livello fisico è tutto nella norma, il vaginismo trattato con la riabilitazione dei muscoli perineali con l'obiettivo di rilassarli. La rieducazione di noma richiede l'intervento di un sessuologo o di uno psicologo specializzato in problemi sessuali. Rapporti sessuali dolorosi per endometriosi L'endometriosi è una patologia femminile molto complessa che ha ricadute non solo sulla fertilità ma anche sull'approccio alla sessualità di coppia. La sintomatologia della dispareunia da endometriosi è il dolore legato al processo di azione dell’endometriosi. Molte donne si accorgono dell’endometriosi oltre che per il classico sintomo del dolore mestruale, proprio per il dolore durante la penetrazione. La gravità dell’endometriosi deve essere appurata da indagini specialistiche e strumentali e solo dopo si potrà intervenire per ristabilire una felice vita sessuale. Cara, spero che questa guida ti sia stata di aiuto, se hai dubbi o incertezze puoi scriverle nei commenti, sarò felice di risponderti.
- Sids, morte in culla! Come avviene, come intervenire, come prevenirla
La Sids o morte in culla rappresenta la principale causa di morte infantile nei primi sei mesi di vita. Per te mamma attenta ecco le raccomandazioni per prevenire le morti bianche ed assicurare un sonno sicuro al tuo prezioso bambino. Alla fine di questo articolo avrai imparato come far dormire il neonato ed intervenire sulle principali cause di morte in culla come: fumo passivo; temperatura inadeguata; posizione errata del sonno del neonato; paracolpi e cuscini. Sids, morte in culla Cos'è la Sids o morte in culla? La sindrome della morte improvvisa del lattante è conosciuta a con l'acronimo SIDS , Sudden Infant Death Syndrom , o come morte bianca del neonato e rappresenta una tra le principali cause di morte dei bambini al di sotto di un anno di vita. La morte improvvisa del bambino avviene quando non vi è una causa definita che ha provocato il decesso inaspettato del bebè e non vi sono delle cause intrinseche a motivare il trapasso del lattante e per questo viene denominata anche morte bianca dei bambini. Secondo le statistiche la morte nella culla colpisce soprattutto i neonati tra il primo e il quarto mese di età e la maggior parte dei decessi si verifica prima del sesto mese del neonato anche se può interessare tutti i bambini fino ad 1 anno di vita. Sempre secondo i dati statistici vi è una maggiore incidenza di morte per Sids nel periodo invernale (probabilmente a causa delle coperte) e il rischio diminuisce significativamente dopo il 6 mese di vita. Cause della sindrome morte in culla In passato si riteneva che la sindrome della morte in culla colpisse i neonati sani in maniera casuale. Oggi sia con gli studi effettuati sugli infanti deceduti da morte inattesa, sia mediante le testimonianze dei genitori, si ipotizza che la sindrome Sids interessi neonati con uno o più difetti congeniti che li predispongono al rischio Sids senza che però questi fattori di rischio siano manifesti. Si è scoperto che alcuni neonati non hanno sufficientemente sviluppato un'area del cervello che viene allertata in condizioni respiratorie pericolose , non proteggendo il bebè dal rischio di morte. Sempre secondo gli studi si è visto che la sids è favorita da una malformazione cardiaca causata da un gene coinvolto nella respirazione e nel ritmo cardiaco. Queste sono solo delle ipotesi che devono trovare certezza assoluta. Quello che si sa di per certo è che la sids non è provocata da: vomito soffocamento rigurgito malattie. Secondo le statistiche la sindrome da morte in culla si verifica maggiormente: nei neonati prematuri nei neonati sottopeso in neonati nati da madre che non hanno effettuato cure prenatali nei figli di fumatrici in gravidanz a Per approfondire : reflusso del neonato Statistiche e testimonianze della Sids neonati Le cause intrinseche delle morti in culla sono difficili da delineare perché ad oggi manca un sistema di rilevazione omogeneo su tutto il territorio italiano e i dati risultano incerti e imprecisi. Secondo i dati Istat si stima che la SIDS colpisca lo 0.5% di tutti in nati in un ordine di 250 casi ogni anno. Sebbene siano stati svolti numerosi studi, la causa delle morti bianche nei bambini risulta ancora sconosciuta. Il Ministero della Salute ha suggerito ai neogenitori dei consigli che riducono significativamente il rischio che la morte del bimbo in culla si verifichi, ribadendo che la prevenzione SIDS si pone come un’assoluta priorità nella salute pubblica. Prevenzione della SIDS, linee guida. Vi sono numerosi fattori di rischio coinvolti nella morte bianca dei neonati, la buona notizia è che questi rischi possono essere evitati seguendo delle buone pratiche. Negli anni è stato dimostrato che con delle semplici precauzioni è possibile addirittura dimezzare il rischio di morte nel lattante. Una delle cause morte in culla è la posizione del sonno del neonato È attestato che il rischio di morte bianca si riduce di 10 volte se il neonato dorme a pancia in su, tanto che questa posizione per la nanna del piccino è definita dalle associazioni dei pediatri e dalle organizzazioni come la migliore prevenzione per la morte in culla. La posizione a pancia in giù è assolutamente da evitare e anche la posizione di fianco non è prudente, perchè il rischio di morte imprevedibile aumenta di tre volte. La posizione che viene consigliata per la nanna del piccolo è quella sulla schiena, con il viso e pancia rivolti all' insù. Mettete il bambino a dormire sulla schiena e assicuratevi che tutte le persone che si prendono cura di lui come nonni, baby-sitter e familiari siano istruiti adeguatamente a riguardo. Evitate le superfici soffici per la nanna del neonato Per il lettino o la culla usate un materasso duro e rigido. Il materasso deve essere della misura esatta della culla/lettino e non eccessivamente soffice. Assicuratevi di scegliere la culla giusta e sicura dove far riposare il neonato e tra i modelli di lettino acquistate solo quelli a norma e certificati. Evitate sempre di far dormire il bambino sopra divani (anche per il pericolo di cadute), cuscini imbottiti e trapunte avendo cura di togliere dalla vicinanza del giaciglio del bimbo tutti gli oggetti soffici quali giocattoli di peluche e paracolpi oltre che per il pericolo soffocamento anche per evitare il pericolo dell’ingestione di corpi estranei. I cuscini sono una delle maggiori cause sids. Se il bambino si addormenta nel seggiolino della macchina, nel passeggino, nel dondolino, nella sdraietta o nella fascia, quando potete spostatelo a dormire su una superficie rigida o meglio nella sua culletta. La culla evita la sids Mettere il bambino in culla è una delle maggiori raccomandazioni per prevenire la morte del bebè. La condivisione del letto con i genitori, bed sharing, non è la soluzione più sicura per far dormire il neonato perchè corre un rischio maggiore di morte per sids. Valutate l’idea di posizionare una culla che si aggancia al letto matrimoniale, in modo che il bebè abbia uno spazio sicuro a lui dedicato. Se proprio non potete farne a meno di mettere a dormire il neonato nel lettone, assicuratevi che il bambino non sia sommerso dalle coperte del letto matrimoniale e che il guanciale dei genitori non rappresenti un rischio di soffocamento. Se vi sono altri bambini che dormono nel letto dei genitori mettete il neonato nella culla, è la scelta più sicura. Se la culla è molto grande usate solo la parte inferiore della superficie disponibile in modo tale che il neonato tocchi l’estremità del materasso e non possa scivolare sotto le coperte. Attenzione al cuscino Nei primi quattro mesi di vita non bisogna mettere alcun cuscino nella culla . Successivamente acquistate un cuscino traspirante e non di grosse dimensioni per evitare che il neonato possa infilare la testa tra il guanciale e il materasso soffocando Attenzione anche ai paracolpi e ai cuscini messi nel bordo della culla, se il neonato vi affondasse il viso potrebbero occludere naso e bocca soffocando il piccolo. Niente giocattoli o peluche nella culla Anche se alcuni pupazzetti sono molto carini ai lati della culla assicuratevi sempre di toglierli quando il neonato dorme. Togliete ogni oggetto potenzialmente pericoloso per il rischio di morte in culla come cuscini, sonagli, coperte, o peluche che potrebbero ostacolare il suo respiro durante il sonno. Attenzione alla temperatura L'ambiente nanna non deve mai essere eccessivamente caldo. Evitate fonti di calore dirette al neonato come stufe, termoconvettori o altri dispositivi riscaldanti. La temperatura ambientale dovrebbe essere mantenuta attorno ai 20 grad i, mettete un termometro nella stanza dove dorme in bebè in modo da essere sicuri della temperatura. Evitate di coprire troppo il neonato, niente berretti, vestiti extra, lenzuolini e coperte. La soluzione migliore e più sicura per la nanna del neonato è il sacco nanna . Per valutare se il bebè sente caldo o freddo appoggiate la mano sul suo collo, se dovesse essere sudato meglio alleggerirlo. Le mani del bambino non sono un buon indicatore della sua temperatura corporea. Coprire troppo il neonato aumenta il rischio di sindrome morte improvvisa Assicuratevi che la stanza dove dorme il neonato abbia un buon ricircolo d' aria , gli studi hanno dimostrato che riduce il rischio di Sids. La temperatura della stanza non deve mai superare i 20° per evitare che il calore eccessivo alteri i meccanismi che regolano la respirazione notturna. Vietato il fumo di sigaretta Per prevenire la sids morte in culla l'ambiente deve essere libero da fumi compreso il fumo passivo. Area i locali dove ci sono fumi prima di mettere a riposo il neonato. Il fumo di sigaretta favorisce l'infiammazione delle vie respiratorie aumentando il rischio di soffocamento del neonato. Ciuccio e sids È dimostrato che l'uso del succhiotto durante il sonno diminuisce il rischio di sids e ha un effetto protettivo. Quando mettete il neonato a dormire dategli il ciuccio, anche se di giorno non lo usa. Per approfondire : come scegliere il ciuccio giusto Continuate ad allattare Le ricerche hanno dimostrato che i neonati allattati al seno corrono un rischio minore di Sids. Dormite nella stessa stanza con il bambino Gli studi hanno appurato che i neonati che dormono nella stessa stanza con i genitori, in una culla che si aggancia al letto matrimoniale o in una normale culla corrono un rischio minore di sids. I neonati che dormono insieme ai genitori nel letto matrimoniale corrono un rischio maggiore di morte in culla per soffocamento o schiacciamento Prodotti che aiutano a prevenire la morte in culla Nanni Monitor sensore movimento Sonni tranquilli con il dispositivo Nanni che monitora sia il respiro che i movimenti del neonato durante il sonno. Si tratta di un ampio sensore di movimento da posizionare sotto il materasso della culla del piccolo a cui è collegato una unità di controllo che monitora costantemente respiro e movimento. Se il neonato improvvisamente smette il respirare o lo fa in modo patologico subito si attiva l'allarme che avvisa i genitori in modo da intervenire tempestivamente. Il prodotto è dotato di certificazione ed utilizzato nelle unità operative di neonatologia sensore Nanni Foppapedretti angel care Angel care di Foppapedretti è un dispositivo digitale che rileva i suoni e i movimenti del neonato attraverso un sensore wireless. Se il dispositivo non rileva alcun movimento respiratorio per più di 20 secondi scatta immediatamente l' allarme. Ha una portata di 250 metri il che vuol dire che anche se la mamma si allontana dalla stanza potrà sempre tenere sotto controllo il respiro del bebè. Davvero un ottimo prodotto con tutta la qualità di Foppapedretti. Sensore nanna Foppapedretti Sens-U Sens-U è un dispositivo nanna rivoluzionario in grado di rilevare il movimento, il ribaltamento e la temperatura corporea del neonato durante la nanna. Il baby sensore si mette a contatto con il bebè e notifica costantemente la respirazione. La rivoluzione è che avvisa la mamma se il neonato si mette a pancia in giù, se si sposta la coperta o se la temperatura del neonato aumenta esponendo il piccolo ad un rischio maggiore di Sisd. Il dispositivo può essere usato ovunque perchè basta portare il sensore e collegarlo al proprio smartphone per avere la sicurezza di un sonno senza rischi ovunque tu sia. Conclusioni Cara mamma spero che questa guida ti sia stata di aiuto, se hai qualche dubbio o qualche domanda da farmi scrivila pure nei commenti qui sotto, sarò felice di risponderti. Non dimenticare di fidarti sempre del tuo istinto di mamma.
- Sintomi travaglio: i segni pre parto, contrazioni preparatorie e inizio travaglio
I sintomi del travaglio sono costituiti da segni pre parto chiari costituiti da: Perdita del tappo mucoso, Contrazioni preparatorie o prodromiche, Dilatazione del collo dell'utero Diarrea Mal di schiena. Vediamo come riconoscere i sintomi che il parto è vicino sintomi travaglio Sintomi travaglio: quali sono ? Ci sono alcuni sintomi prima del parto che il corpo materno manda a cui si deve far attenzione perché sono chiari segnali che il travaglio si potrebbe innescare di li a poco. Diminuzione della distensione addominale; Contrazioni preparatorie di Braxton Hicks; Modificazioni del collo dell'utero e dilatazione della cervice; Piccole perdite vaginali e perdita del tappo mucoso; Improvviso picco di energia Diarrea Nausea. Una piccola minoranza di donne accusa come sintomi pre parto: Brividi; Fitte simili al mal di stomaco o ai dolori mestruali; Mal di gambe; Mal di testa. Sintomi prima del parto: diminuzione della distensione addominale Durante le ultime settimane di gravidanza il feto comincia a discendere nella parte bassa del bacino. Conseguente a questa discesa tutto l'utero si muove verso il basso non esercitando più la pressione sul diaframma e rendendo più facile la respirazione. Potrai accorgerti di questo cambiamento perchè sarai in grado di fare dei respiri più profondi in quanto la gabbia toracica si può espandere maggiormente. Di contro, con l’aumento della pressione dell’ utero verso il basso si possono notare i seguenti sintomi prima del travaglio: Crampi e dolori alle gambe causati dalla pressione che l'utero esercita sui nervi sottostanti. Aumento della frequenza urinaria poiché l'utero preme maggiormente sulla vescica aumentando lo stimolo di minzione. Aumento dell’edema e del gonfiore degli arti inferiori. aumento delle secrezioni vaginali. Per approfondire : gambe gonfie in gravidanza Sintomi di inizio travaglio: contrazioni preparatorie di Braxton Hicks Le contrazioni di Braxton Hicks sono contrazioni irregolari che si presentano sporadicamente durante la gravidanza ma in maniera non dolorosa. Un segnale prima dell'inizio del travaglio è che le contrazioni preparto iniziano a essere più ravvicinate e dare fastidio. Il dolore delle contrazioni pre parto sembra essere localizzato nell’addome e nell’inguine, essendo avvertito come una sensazione di stiratura o di crampi simili ai dolori mestruali. Quando le contrazioni preparatorie sono abbastanza forti e fastidiose può capitare di pensare di essere in travaglio ma si potrebbe anche trattare di falso travaglio. Il falso travaglio non deve essere motivo di frustrazione o di imbarazzo anzi è opportuno recarsi in ospedale per sfatare qualsiasi incertezza facendo un controllo. In generale il metodo miglior per capire se si tratta di contrazioni da travaglio o di contrazioni di Braxton Hicks è verificare con orologio alla mano l’intervallo di tempo tra una contrazione e l’altra. Se l’ intervallo tra le contrazioni è uguale a 5 minuti o meno e tale frequenza perdura per almeno un'ora sicuramente non è un falso travaglio. Modificazioni del collo dell'utero e dilatazione, uno dei sintomi del parto imminente. Una delle avvisaglie parto è la modificazione del collo dell'utero. Nella cervice uterina si verifica un cambiamento considerevole nel primissimo periodo che precede il parto. All’inizio della gravidanza la cervice è rigida per tenere il feto protetto, nelle fasi che precedono il parto il collo dell'utero deve ammorbidirsi e raccorciarsi per permettere la dilatazione e il passaggio del bambino nella vagina. L’ ammorbidimento del collo dell'utero prende il nome di maturazione cervicale. Quando si avvicina il termine di gravidanza le fibre di collagene che tengono la cervice ben chiusa vengono spazzate via e quindi la capacità delle cellule del collo di legarsi l’una alle altre viene a mancare favorendo l’aumento del contenuto d’ acqua nelle cellule stesse. Tutte queste modificazioni portano ad un indebolimento e quindi ad un ammorbidimento della cervice, segnale che precede il parto. Piccole perdite vaginali e perdita del tappo mucoso tra i sintomi che il parto è vicino La perdita del tappo mucoso è uno dei sintomi che il parto è imminente. Durante la gravidanza le secrezioni vaginali si accumulano per formare una barriera chiamata tappo mucoso . Con l’ indebolimento e l’ammorbidimento della cervice, i l tappo mucoso collassa in vagina e viene espulso , dando in alcuni casi luogo ad una piccola perdita si sangue proveniente dai capillari cervicali coinvolti. Le perdite vaginali appaiono di colore rosa sfumato, in gergo medico si dice che la donna sta marcando, e di solito il travaglio si innesca nel giro di pochi giorni o ore. Le piccole perdite vaginali di colore marrone rosato non devono essere confuse con la conseguenza di una visita vaginale più approfondita, magari con uno stripping per stimolare il travaglio e non rappresentano segno premonitore del parto. Se le perdite dovessero essere di colore rosso vivo e abbondanti recarsi il prima possibile in ospedale per una valutazione medica. Per approfondire: perdita del tappo mucoso Improvviso picco di energia, tra le avvisaglie del parto Molte donne in gravidanza all’ incirca 24-48 prima dell’ inizio del travaglio riferiscono un picco di energia, fenomeno che prende il nome di sindrome del nido. La sindrome del nido si presenta generalmente nell'ultimo trimestre di gravidanza proprio a ridosso del parto e si caratterizza dalla voglia della gestante di sistemare ogni cosa in casa, pulire, rassettare, riordinare, sistemare il nido in sostanza e avere tutto pronto e lindo per accogliere il neonato in casa. La causa del picco di energia della donna in gravidanza è sconosciuta ma può rappresentare un valido sintomo preparto soprattutto per le persone vicine alla gestante. Un improvviso cambiamento di stile di vita, magari da troppo sedentario a troppo attivo, ha sicuramente una causa ben precisa e rappresenta un campanello per la famiglia della donna prossima al parto. Diarrea prima del parto La diarrea prima del parto, potrebbe essere confusa con un problema di natura intestinale, in realtà molto spesso rappresenta un segnale che il parto è imminente. La causa della diarrea preparto è il rilascio nel corpo materno di prostaglandine che servono a modificare il collo dell'utero prima che si inneschi il travaglio vero e proprio. Le prostaglandine quindi, stimolano non solo la fase prodromica del travaglio ma anche la peristalsi intestinale causando diarrea e evacuazioni frequenti. Sintomi giorni prima del parto: la nausea Il vomito e la nausea prima del parto sono molto frequenti tanto che vi è un detto antico che recita "Donna che vomita partorisce!" La nausea prima del parto è dovuta a più fattori: l'apparato digerente risente dei cambiamenti ormonali che precedono il parto; le contrazioni uterine si riflettono sull'intestino ostacolando la normale peristalsi intestinale. Nei giorni o nelle ore che precedo il parto non sono rari gli episodi di nausea, vomito e inappetenza. Brividi di freddo Alcune donne prima di partorire si sentono deboli, infreddolite e lamentano brividi di freddo. Attraverso il brivido il corpo materno inizia a prepararsi al travaglio in modo che stia al caldo e riposi in modo da accumulare le forze. Non è raro che la sensazione di brivido inizi proprio in concomitanza con l'arrivo delle prime contrazioni. Mal di schiena e mal di gambe prima del parto Localizzare il punto esatto del fastidio delle prime contrazioni non è sempre facile. Il dolore preparto è caratterizzato da una serie di sensazioni che vanno da: dolore alla parte bassa della schiena; fitte in vagina; sensazione di pesantezza alle gambe. Il dolore è difficile da spiegare per questo ciascuna donna lo descrive in maniera diversa; la contrazione uterina potrebbe evocare un dolore al basso ventre, una sensazione di compressione alla zona lombare o una sensazione di stiramento all'addome e alle gambe. Sono tutti sintomi normali che indicano che il travaglio di parto è vicino. Quando andare in ospedale Quando le contrazioni diventano regolari con 2 contrazioni ogni 10 minuti da almeno 1 ora; Quando si rompono le membrane; Se ci sono perdite di sangue Quando non percepisci i movimenti del feto da più ore; Se non ti senti serena a stare a casa. mammamather ostetrica tascabile
- Vaccini neonati: a quanti mesi, cosa contengono, dosi, effetti collaterali.
I vaccini neonati sono motivo di apprensione per le mamme. In questo articolo, basandoci su studi vaccinali, abbiamo risposto alle domande più frequenti sui vaccini: A cosa servono i vaccini? Cosa contengono? Vaccini obbligatori Vaccini facoltativi Calendario vaccinale Dosi somministrazioni a quanti mesi? Effetti collaterali e rischi Raffreddore, diarrea e febbre prima del vaccino Vaccino e autismo vaccini neonati Cosa sono i vaccini? I vaccini sono preparati biologici che simulano il primo contatto con l'agente infettivo in modo da evocare una risposta immunologica simile a quella generata da un' infezione contratta in modo naturale senza però causare la malattia e le sue complicanze. Il principio dei vaccini è quello di stimolare la risposta immunologica mediante la memoria anticorpale, in modo che quando il sistema immunitario del neonato vaccinato verrà a contatto con quel determinato agente patogeno, lo riconoscerà e risponderà velocemente. Cosa contengono i vaccini dei neonati? I vaccini sono costituiti da: microrganismi uccisi o attenuati, da alcuni loro antigeni, da sostanze prodotte dai microorganismi e rese sicure, da proteine ottenute con tecniche di ingegneria genetica. In che modo agiscono i vaccini del bambino? I vaccini in relazione alla loro composizione agiscono in modalità differenti Vaccini vivi attenuati (come per morbillo, rosolia, parotite, varicella, febbre gialla e tubercolosi): prodotti a partire da agenti infettivi resi non patogeni. Vaccini inattivati (come per l’epatite A, la poliomielite e l’antinfluenzale split): prodotti utilizzando virus o batteri uccisi tramite esposizione al calore oppure con sostanze chimiche. Vaccini ad antigeni purificati (come per la pertosse acellulare, l’antimeningococco e l’antinfluenzale a sub-unità): prodotti attraverso raffinate tecniche di purificazione delle componenti batteriche o virali. Vaccini ad anatossine (come per tetano e difterite): prodotti utilizzando molecole provenienti dall’agente infettivo, non in grado di provocare la malattia ma sufficienti ad attivare le difese immunitarie dell’organismo. Vaccini a Dna ricombinante (come per epatite B e meningococco B): prodotti clonando e producendo una grande quantità di un determinato antigene. Le vaccinazioni ci proteggono da malattie gravi e potenzialmente mortali e costituiscono uno dei più potenti strumenti di prevenzione a disposizione della Sanità pubblica. E' soprattutto grazie alla vaccinazione che nel 1980 il vaiolo è stato dichiarato eradicato a livello globale e la polio è in via di eliminazione. Vaccini obbligatori Con il decreto legge del 28/ 07 2017 i vaccini obbligatori passano da 4 a 10 e sono costituiti da : Anti-poliomelitica Anti-difterica Anti-tetanica Anti- epatite B pertosse meningite morbillo rosolia parotite varicella Questi vaccini sono obbligatori per tutti i nati dal 2017 e sono in requisito per l'ammissione all'asilo nido e alle scuole di infanzia , inoltre la violazione dell'obbligo vaccinale comporta sanzioni pecuniarie per i genitori. Vaccini facoltativi anti-meningococcica B; anti-meningococcica C; anti-pneumococcica; anti-rotavirus Calendario vaccinazioni Vaccinazioni neonati quando Primi vaccini Vaccino esavalente (DTPa/IPV/Ep B/Hib): 1ª dose protegge contro la difterite, il tetano, la pertosse , la polio, l'epatite B e le infezioni da Haemophilus influenzae tipo b Vaccino pneumococcico coniugato (PCV): 1ª dose protegge contro le infezioni causate dal batterio Streptococcus pneumoniae Vaccino contro il meningococco B (MenB): 1ª dose (a distanza di 15 giorni dalla somministrazione dell'esavalente e del vaccino pneumococcico coniugato) protegge contro le infezioni causate dal batterio Neisseria meningitidis Vaccino contro il rotavirus (Rotavirus): 1ª dose protegge contro le infezioni da rotavirus Vaccini 4 mese Vaccino contro il rotavirus (Rotavirus): 2ª dose protegge contro le infezioni da rotavirus Vaccino contro il meningococco B (MenB): 2ª dose (a distanza di 1 mese dalla 1ª dose) protegge contro le infezioni causate dal batterio Neisseria meningitidis Vaccini 5 mese Vaccino esavalente (DTPa/IPV/Ep B/Hib): 2ª dose protegge contro la difterite, il tetano, la pertosse , la polio, l'epatite B e le infezioni da Haemophilus influenzae tipo b Vaccino pneumococcico coniugato (PCV): 2ª dose protegge contro le infezioni causate dal batterio Streptococcus pneumoniae Vaccino 6 mese Vaccino contro il meningococco B (MenB): 3ª dose (a distanza di 1 mese dalla 2ª dose) rotegge contro le infezioni causate dal batterio Neisseria meningitidis Vaccini 11 mese Vaccino esavalente (DTPa/IPV/Ep B/Hib): 3ª dose protegge contro la difterite, il tetano, la pertosse , la polio, l'epatite B e le infezioni da Haemophilus influenzae tipo b Vaccino pneumococcico coniugato (PCV): 3ª dose protegge contro le infezioni causate dal batterio Streptococcus pneumoniae Vaccini 13-15 mesi Vaccino tetravalente (MPRV o MPR+V): 1ª dose protegge contro il morbillo, la parotite, la rosolia, e la varicella Vaccino contro il meningococco C coniugato (MenC) protegge contro le infezioni causate dal batterio Neisseria meningitidis Vaccino contro il meningococco B (MenB): 4ª dose protegge contro le infezioni causate dal batterio Neisseria meningitidis Vaccini 6 anni Vaccino tetravalente (MPRV o MPR+V): 2ª dose protegge contro il morbillo, la parotite, la rosolia, e la varicella Vaccino DTPa+IPV : 4ª dose protegge contro la difterite, il tetano, la pertosse e la polio Vaccinazioni bambini Vaccino poliomelite Il vaccino anti polio è composto da una dose di polio virus inattivato. La poliomelite è una malattia che interessa soprattutto i bambini con un’età inferiore ai 5 anni ed ha come bersaglio il sistema nervoso e nel giro di poche ore può portare a gravi danni come la paralisi. Gli effetti collaterali del vaccino anti polio sono molto rari e sono costituiti da: febbre; rossore; dolore; indurimento in sede di iniezione. Vaccino difterite La difterite è una malattia acuta e contagiosa che interessa le vie aeree superiori e in minor misura la pelle. Pericolose sono le possibili complicanze tra cui miocardite e paralisi dei nervi cranici e spinali. L' antidifterica si può trovare in forma bivalente (vaccino difterite- tetano), trivalente (vaccino difterite -tetano e pertosse). Attualmente è disponibile anche il vaccino antidifterico esavalente. Vaccino antitetanica La vaccinazione antitetanica è formulata dalla tossina del tetano inattivata . Il tetano è una malattia causata dal Clostridium tetani che porta alla mortalità più del 50% degli affetti. Le spore del tetano si trovano soprattutto nell’acqua, nella polvere e nell’intestino degli animali. L’uomo può essere contagiato se presenta delle ferite e queste vengono a contatto con il patogeno. La somministrazione del vaccino del tetano nei bambini induce ad la risposta immunologica che lo proteggerà dall'attacco del tetano mediante la memoria immunologica. Trascorso il periodo dell'infanzia, si consiglia l'esecuzione di richiamo antitetanica in età adulta. Vaccino pertosse La pertosse generalmente viene associata alle malattie infantili (come la rosolia),ed è causata dal batterio Bordetella pertossi. La malattia si trasmette tra esseri umani e con un’adeguata cura antibiotica ci si può rimettere nell’arco di 15 giorni circa. A differenza di molte altre malattie infettive un p rimo contatto con la malattia non garantisce automaticamente l’immunità . La somministrazione del vaccino antipertosse prevede 3 dosaggi da effettuarsi a intervalli di tempo ben definiti preferibilmente entro l'anno di vita. Il vaccino è somministrato nella forma trivalente MPR ossia vaccino morbillo parotite e rosolia. Vaccino epatite B L' epatite B è una malattia virale contagiosa che si trasmette attraverso sangue e fluidi corporei . L'epatite interessa soprattutto il fegato dove può portare conseguenze come: cancro al fegato, cirrosi o insufficienza epatica. La vaccinazione epatite b prevede un ciclo di 3 dosaggi , in cui: la seconda dose è datata ad almeno 1 mese di distanza dalla prima la terza dose ad almeno 6 mesi dalla seconda. Dopo la vaccinazione antiepatite b possono comparire effetti lievi come: mal di testa; nausea; dolore o gonfiore al sito di iniezione. Vaccino antinfluenzale Il virus dell'influenza colonizza soprattutto il tratto respiratorio superiore e in alcuni casi può essere causa di: otite media; sinusite; bronchite; polmonite. La vaccinazione antinfluenzale è fortemente indicata per alcune categorie particolarmente a rischio come gli anziani sopra i 60 anni di età , per tutti gli operatori sanitari , le forze dell’ordine, per chi ha forme di immunodepressione e, in generale, per chi ha frequenti contatti con il pubblico . Vaccino morbillo Il morbillo è una malattia virale infettiva che c olpisce prevalentemente i bambini di età inferiore ai 3 anni . Una volta entrati in contatto con il patogeno si gode di un’ immunità definitiva . Le complicazioni sono rare. Il vaccino è somministrato nella forma trivalente MPR ossia vaccino morbillo parotite e rosolia. L' Mpr vaccino è generalmente somministrato a bambini intorno all'età di un anno (generalmente tra il 12º e 15º mese), con una seconda dose prima di cominciare la scuola (tra i 5 e 6 anni di età). Vaccino parotite La parotite è una malattia virale infettiva che causa tumefazioni delle ghiandole salivari e ingrossamento delle parotidi conferendo gonfiore. Proprio a causa di questo sintomo evidente viene conosciuta dai più anche con il termine “orecchioni”. La vaccinazione contro il morbillo, gli orecchioni e la rosolia è raccomandata per i bambini dall’età di 9 e 12 mesi. Il vaccino è somministrato nella forma trivalente MPR ossia vaccino morbillo parotite e rosolia . Vaccino rosolia La rosolia è una malattia infettiva causata da "rubivirus" che si trasmette solo nell’essere umano. Se colpisce un bambino non dà gravi rischi ma se la rosolia colpisce una donna in gravidanza potrebbe causare problemi al feto . Il vaccino è somministrato nella forma trivalente MPR ossia vaccino morbillo parotite e rosolia. Dopo due dosi di vaccino, più del 98% delle persone è protetto contro la rosolia. La protezione dura tutta la vita nella maggior parte dei casi. Vaccino varicella La varicella è una malattia infettiva molto contagiosa causata dal virus Varicella zoster, e si manifesta con la comparsa di macchioline rosa pruriginose sulla pelle che evolvono rapidamente in vescicole, poi in pustole e infine in croste, destinate a cadere. Il vaccino per la varicella può essere somministrato insieme ad altri vaccini , ad esempio con MPR (morbillo, parotite, rosolia). Se un vaccinato verrà a contatto con il virus della varicella la malattia risulterà molto lieve con scarso numero di vescicole, meno febbre e recupero più breve. Effetti collaterali dei vaccini Lo scopo della vaccinazione è quello di simulare un contatto con l' agente responsabile della mattia in modo da stimolare il sistema immunitario del neonato alla produzione di anticorpi. Da questo principio non è raro che dopo la somministrazione del vaccino vi siano reazioni locali e sistemiche come il dolore o la febbre, a causa dell’infiammazione necessaria per attivare la risposta immunitaria. Le reazioni ai vaccini sono generalmente lievi senza eventi pericolosi e conseguenze gravi. Effetti collaterali lievi Le reazioni lievi ai vaccini si presentano generalmente entro uno due giorni dalla somministrazione ad eccezione del vaccino MPR e MPRV in cui i sintomi possono presentarsi da 15 a 12 giorni dopo la l'inoculazione. Tra le reazioni lievi ai vaccini vi sono: Dolore e gonfiore nel sito di iniezione come gamba o braccio; Febbre; Malessere generale, in neonato può presentare irritabilità; Dolori muscolari; Mal di testa e cefalea; Inappetenza; Lieve esantema. Reazioni severe ai vaccini Le reazioni gravi ai vaccini sono rare e in linea di massima non sono pericolose e non portano a conseguenze. Tra le reazioni severe ci sono: Convulsioni; Trombocitopenia; Ipotonia; Pianto inconsolabile; Vomito. Raffreddore, diarrea e febbre prima del vaccino Può capitare che prima della somministrazione del vaccino il bambino non sta molto bene, vediamo cosa fare in questi casi. Innanzitutto dipende dal tipo e dalla gravità della malattia in corso. Non c’è evidenza che una malattia acuta riduca l’efficacia del vaccino o aumenti il rischio di reazioni avverse ma è sempre bene in presenza di malattia moderata o grave rimandare la somministrazione del vaccino. Il motivo del rinvio dell' inoculazione è evitare di confondere i sintomi della malattia in corso con le reazioni avverse delle vaccinazioni. Nei casi di malattie lievi come otite media, infezioni del tratto respiratorio e raffreddore il vaccino può essere comunque somministrato. Se il neonato è in corso di terapia antibiotica non è necessario rinviare la vaccinazione ma se assume altri farmaci è sempre consultare il pediatra per valutare se è possibile o meno vaccinare il bambino. Vi sono dei farmaci come il cortisone in cui è sempre preferibile rimandare la vaccinazione per non diminuire l' efficacia della dose vaccinale. Vaccini e autismo La correlazione tra vaccinazioni e autismo è stata notevolmente approfondita in molti studi clinici. Nella ricerca, condotta dai Centers for disease control (Cdc) di Atlanta (Usa), sono stati studiati 256 bambini con disturbi dello spettro autistico e confrontati con 752 bambini non autistici, quantificando la loro esposizione totale cumulativa, nei primi due anni di vita, ad antigeni contenuti nei vaccini, come pure il numero massimo di antigeni a cui i bambini erano stati esposti nelle singole sedute vaccinali. I risultati hanno mostrato che: il numero totale di antigeni ricevuti entro i due anni di età non differiva nei due gruppi di bambini (con e senza autismo); il numero massimo di antigeni ricevuto dai bambini autistici nelle singole sedute vaccinali era simile a quello ricevuto dai bambini senza autismo; i bambini affetti da autismo con regressione non avevano ricevuto un numero maggiore di vaccini rispetto ai bambini autistici senza regressione; anche se l’attuale calendario prevede la somministrazione di un numero più elevato di vaccini rispetto al passato, grazie al miglioramento delle tecniche di produzione, il numero totale di antigeni somministrati risulta diminuito. Quest' ultimo studio e i numerosi altri che sono stati fatti non hanno evidenziato nessun tipo di correlazione tra somministrazione del vaccino e autismo. Mammamather ostetrica tascabile Fonte : Ministero della salute
- Gravidanza e Pancia molle post parto naturale e cesareo? Come eliminarla e averla piatta
Pancia post parto? E' possibile tornare in forma con la pancia piatta dopo il parto? In questo articolo ti dirò come avviene l'involuzione uterina e i consigli per eliminare la pancia, tonificare i muscoli addominali e avere la pancia piatta sia dopo parto naturale che dopo taglio cesareo. Sommario Pancia dopo il parto Utero e pancia dopo il parto Pancia dopo parto naturale Pancia dopo parto cesareo Consigli per la pancia dopo gravidanza Consigli per una pancia piatta dopo il parto Prodotti che aiutano la pancia post gravidanza pancia dopo il parto Pancia dopo parto: molle, gonfia e rilassata Una delle domande che le donne che hanno partorito mi rivolgono più spesso è: “In quanto tempo la mia pancia tornerà come prima del parto?” Care ragazze, non esiste una regola comune, ciascuna donna ha un utero, una gravidanza, dei tessuti e dei muscoli diversi che risponderanno diversamente all'evento parto. L'addome per tornare tonico e piatto ha bisogno di tempo , la pancia e l’utero si sono modificati notevolmente per accogliere e far crescere il bambino e adesso la sinuosità addominale deve tornare come prima del parto. Utero e pancia post parto Subito dopo la nascita del bambino e la fuoriuscita della placenta, l’utero inizia un processo di involuzione per tornare alla condizione pre-gravidica. Dopo che la placenta si è staccata dalle pareti uterine, le fibre muscolari cominciano a contrarsi in modo da esercitare un’azione emostatica per i vasi sanguigni e non perdere troppo sangue. Le contrazioni uterine dopo il parto prendono il nome di morsi uterini , in cui i muscoli dell'utero si contraggono energicamente. In realtà questo dolore è protettivo perché evita una perdita eccessiva di sangue. Nelle 48-72 ore dopo il parto lo strato esterno delle pareti uterine viene espulso mediante la perdita di sangue dai genitali esterni chiamate lochiazioni. Le pareti uterine cominciano a risanarsi e verranno ricoperte da nuovo strato di tessuto fatta eccezione per il sito d’impianto della placenta che si completerà gradualmente in un tempo di sei settimane. Il sanguinamento dei vasi uterini più grandi nel sito d’impianto della placenta viene controllato dalla compressione esercitata dalle fibre muscolari uterine contratte. Questo processo di riparazione dell' utero dopo il parto è molto importante, infatti se questi lascia una cicatrice limiterebbe le possibilità di gravidanze future. Per approfondire: lochiazioni dopo il parto Pancia dopo parto naturale Con la diminuzione dei livelli degli ormoni estrogeno e progesterone il ventre inizia a diminuire e a snellirsi. Dopo 7 giorni dal parto il tessuto uterino si riduce del 50% e in 6 settimane torna alla sua dimensione iniziale. Verranno messi in moto dei meccanismi che permetteranno al grasso in eccesso di essere bruciato soprattutto se si allatta o si pratica ginnastica dolce. I fattori che facilitano il processo di involuzione uterina sono: il travaglio e il parto senza complicazioni; l’espulsione completa della placenta e delle membrane; l’ allattamento al seno ; la deambulazione precoce dopo il parto. Pancia dopo parto cesareo L' utero dopo il parto cesareo necessita di più tempo per la ripresa. Il processo di cicatrizzazione e l'involuzione uterina post chirurgia si completano in circa 3 mesi poiché deve saldarsi per bene la sutura uterina. In questo tempo è bene non praticare attività fisica che coinvolga direttamente il ventre che ancora si deve ben rimarginare a seguito del parto cesareo. Consigli per la pancia dopo gravidanza, come eliminarla Alcune donne riescono a tornare in forma dopo il parto e con la pancia piatta molto velocemente di altre, ma non è per tutte la stessa cosa. Ciascuna donna ha un proprio modo sia rispondere alle modificazioni ormonali della gravidanza, sia un diverso tipo di metabolismo, quindi non vi è un tempo standard per ritornare alla forma fisica che sia aveva prima della gestazione. Sicuramente ci sono dei fattori che possono influire sia negativamente sia positivamente sul benessere fisico e sulla velocità di tornare ad avere una siluette snella. Fattori che influenzano la perdita di pancia dopo il parto I chili presi in gravidanza: se avete preso molto peso in gravidanza ci vorrà più tempo per tornare in forma. Allattamento: le donne che allattano tendenzialmente perdono molto più facilmente e velocemente in peso in eccesso dopo il parto. Se si è al primo parto : ciascuna gravidanza ha un effetto jo-jo sui muscoli della parete addominale che inevitabilmente tendono ad indebolirsi con il numero delle gestazioni. Se si praticava sport prima del parto: le donne sportive riescono a ritornare più rapidamente in forma e con un migliore ripristino della simmetria addominale rispetto alle donne che non hanno mai praticato fitness. Dalla forma del corpo: la costituzione del corpo ha una grande importanza. Se prima della gravidanza si aveva una tendenza ad ingrassare sicuramente sarà più difficile smaltire i chili accumulati. Anche le donne con un fisico a pera hanno maggiore difficoltà a far dimagrire la pancia perchè il punto di accumulo dell' adipe è proprio il grembo. Dalla genetica: siamo le une diverse dalle altre. Consigli per una pancia piatta dopo il parto. Ribadito il concetto che ciascuna donna è unica e diversa vi sono dei comportamenti che agevolano una ripresa più veloce della forma fisica. Massaggia la pancia Massaggiare la pancia con crema idratante e antismagliature facendo dei movimenti circolari e continui che aiuteranno a restituire elasticità alla tua pelle. Consiglio di massaggiare il tessuto adiposo della pancia con delle creme specifiche che hanno un effetto tonificante e rassodante, come le la crema Collistar , Somatoline , Pancina o Rilastil che sono dei preparati adatti alla pancia post gravidanza. Bevi molta acqua Bere molta acqua per espellere i liquidi in eccesso. Bere acqua aiuta a purificare l'organismo agevolando una ottimale forma fisica. Fai movimento Fare delle lunghe passeggiate o ginnastica dolce anche in casa. Nell’atto del camminare vengono coinvolti i muscoli della parete addominale pertanto contribuirete a tonificarlo. La camminata ha un effetto positivo anche sull' umore che nel primo periodo post partum potrebbe essere più depresso a causa del baby blues. Cura la dieta e l'alimentazione Curare la dieta: mangiate alimenti freschi e digeribili evitando cibi grassi e ricchi di condimenti. Alla fine dell' articolo puoi scaricare la dieta specifica per il puerperio. Usa una crema antismagliature Se si hanno smagliature sulla pancia applica precocemente una crema specifica per l'inestetismo come la crema Somatoline per smagliature. Iniziare tempestivamente un trattamento specifico anti smagliature aiuterà a farle diventare meno rosse ed evidenti. Prodotti che aiutano l' addome e la pancia post gravidanza Crema Pancina per rassodare La crema Pancina è totalmente naturale e può essere utilizzata per tutta la gravidanza contribuendo ad elasticizzare la pelle e contrastare gli inestetismi favoriti dalla gravidanza. La sua formula è studiata per rispondere specificatamente alle esigenze della maternità e del post parto. Il complesso di minerali presenti nella crema Pancina idrata la pelle, senza ungerla e la presenza di glicoproteine ne aumenta notevolmente la penetrazione. La pelle appare soda, tonica ed elastica, senza il fastidioso prurito dovuto alla tensione della pelle. L' Aloe Vera presente nella formulazione della crema ha un' azione lenitiva naturale e dopo il parto favorisce l'elasticità e tonicità dei tessuti. La crema pancia aiuta a ritrovare la pancia piatta dopo parto. Skin care garantita! Collistar crema snellente per pancia flaccida dopo parto La crema snellente Collistar combina insieme due sostanze, il ganoderma lucidum e l' alga spirulina italiana il che vuol dire che la tua pelle sarà levigata, ricompatta, rimpolpata e rimodellata. La crema ha una consistenza appositamente studiata per consentire un facile e piacevole massaggio che stimola la microcircolazione, favorisce il drenaggio dei liquidi e incrementa l’efficacia dei principi attivi. Un prodotto davvero ottimo Crema rassodante Rilastil per la pancia flaccida dopo parto Rilastil accompagna la bellezza delle donne per tutta la gravidanza e nella delicata fase del puerperio. Nello specifico questa crema idrata e rassoda la pelle contrastando il rilassamento cutaneo post gravidanza. Se applicata con costanza e nel tempo riequilibra la pelle rendendola elastica e tonica. Rilastil da sempre risultati ottimali. Crema per le smagliature addominali Somatoline Le smagliature alla pancia dopo una gravidanza sono molto comuni e antiestetiche. Somatoline nel suo laboratorio ha creato questa meravigliosa crema per prevenire la comparsa delle smagliature e attenuare quelle recenti. L' elastina contenuta al suo interno rende la pelle più resistente all'attacco dell' elastasi, l'enzima responsabile della comparsa delle smagliature. La crema stimola la sintesi dell'elastina che ripara il danno cutaneo e attenua le smagliature rosse e di recente formazione migliorando l'elasticità e la compattezza della pelle. Essendo una formulazione totalmente naturale la crema Somatoline può essere utilizzata anche in gravidanza. Questa formulazione aiuta sicuramente a togliere la pancia dopo il parto. Siero notte concentrato snellente e anticellulite Collistar per eliminare la pancia dopo parto dormendo. Il siero Collistr è totalmente rivoluzionario perchè coniuga tre principi attivi che sfruttano il bioritmo del tessuto cutaneo. Grazie alla particolare concentrazione del prodotto bastano solo poche gocce per avere risultati rapidi e visibili. Con l'uso regolare e costante contrasta la pelle a buccia d'arancia, gli inestetismi della cellulite e gli accumuli di tessuto adiposo che nel tempo si fanno meno evidenti. Cara mamma, spero di esserti stata di aiuto, scegli il trattamento migliore per te a abbi cura del tuo corpo, ha fatto una cosa grande, ha messo al mondo un figlio. Mammamather ostetrica tascabile
- La pancera dopo il parto è utile si o no? Fascia o guaina o pancera servono davvero?
La gravidanza e il parto rappresentano momenti significativi e trasformativi nella vita di una donna, ma possono anche comportare sfide fisiche e psicologiche. Tra le tante domande che sorgono dopo il parto, una delle più comuni riguarda l'uso della pancera. Questo articolo si propone di esplorare l'utilità della pancera, analizzando se sia realmente un supporto efficace per il recupero post-partum. Ci concentreremo sulle diverse opzioni disponibili, come fasce, guaine e pancere, per capire se questi strumenti siano davvero necessari e quali benefici possano offrire. Attraverso un'analisi approfondita, cercheremo di fornire risposte chiare e utili per le neomamme che desiderano affrontare al meglio il loro percorso di recupero. Pancera dopo il parto: un argomento ricco di domande La pancera si o la pancera no dopo il parto? Meglio la guaina o la fascia? Quale pancera usare dopo il parto e dopo il taglio cesareo ? E' meglio usare una guaina contenitiva o una fascia elastica? La fascia post parto deve essere molto stretta? Se non metto la fascia contenitiva post parto la pancia non tornerà come prima ? fascia, guaina e pancera dopo il parto e taglio cesareo. Questi sono i classici dubbi che una donna appena diventata madre può avere riguardo all'uso della pancera post parto, essendo un tema molto controverso e con opinioni contrastanti. Le nostre madri e nonne suggeriscono di acquistare una guaina o fascia post parto in anticipo e di inserirla nella borsa da portare in ospedale per tornare in forma e ottenere una pancia piatta rapidamente. Tuttavia, una volta in ospedale, il personale sanitario consiglia il contrario e raccomanda di non indossarla. Facciamo chiarezza su quando e per quanto tempo utilizzare la pancera dopo il parto. Fasce guaine e pancere nel post parto, a cosa servono? La pancera è progettata per sostenere la parete addominale , svolgendo il compito che i muscoli addominali retti, obliqui e trasversi eseguono naturalmente: ovvero contenere gli organi interni all'interno dell'addome. Durante la gravidanza, i muscoli addominali si modificano per consentire all'utero in crescita di espandersi nella cavità addominale, allungandosi fino a 15 cm e creando una diastasi fisiologica . Questo tipo di diastasi è completamente normale e permette all'utero e al feto di crescere e svilupparsi. Dopo la nascita del bambino, l'utero si riduce progressivamente tornando alla dimensione iniziale, creando una diastasi fisiologica , ossia i muscoli retti rimangono separati. La parete addominale e quindi l'addome in generale, non è sostenuto come prima della gravidanza, così la pancia può apparire morbida, lassa e poco attraente. Questo fenomeno non deve preoccupare perché è del tutto normale, serve solo un po' di tempo affinché i muscoli retti si riavvicinino e recuperino il tono muscolare precedente alla gestazione. Questo rimodellamento avviene in 3-6 mesi. diastasi dei muscoli retti Pancera post parto si o no? Indossare la pancera dopo il parto offre un effetto estetico modellante , ma in realtà rallenta il recupero del tono muscolare degli addominali. È un paradosso, poiché la pancera, svolgendo una funzione di contenimento della parete addominale , simile a una cintura, impedisce ai muscoli addominali di lavorare, ostacolando così la loro tonificazione e il ritorno alla funzione di contenimento pre-gravidanza . La decisione di utilizzare una pancera o una guaina dopo il parto dovrebbe considerare il tipo di parto e la condizione dell'addome della mamma. Importanza della Scelta della Pancera per il Benessere del Pavimento Pelvico Post-Parto Un altro aspetto riguarda il benessere del pavimento pelvico e del perineo . Indossare una pancera stretta aumenta la pressione addominale, che si riflette verso il basso. Il pavimento pelvico subito dopo il parto è in una fase di grande debolezza , e la pressione esercitata dalla pancera potrebbe favorire l'insorgenza di incontinenza urinaria e prolasso. La scelta della pancera dopo la gravidanza deve essere fatta con molta attenzione, tenendo in considerazione fattori come il tipo di parto, naturale o cesareo, e eventuali precedenti interventi chirurgici in area addominale. Sicuramente, subito dopo il parto, la sensazione di lassità addominale non è piacevole, e l'uso di una fascia post-parto può offrire un notevole sollievo. Tuttavia, è importante non sceglierne una troppo contenitiva e stretta, anche se può avere un effetto modellante piacevole, specialmente sull'addome. Fascia o guaina post parto? La fascia e la guaina sono due cose differenti soprattutto per tessuto e contenzione della pancia. La guaina è generalmente di tessuto elastico e serve a dare sostegno a tutto l'addome, la fascia invece è costituita da delle stecche laterali che oltre a essere una cintura per l' addome sono un sostegno per la schiena soprattutto dopo il taglio cesareo. Pancera dopo parto naturale è utile si o no? La fascia e la pancera dopo un parto naturale non sono generalmente raccomandate, tranne in casi rari e specifici. Un'alternativa valida è l'uso di una mutandina di cotone a vita alta. Una guaina contenitiva o modellante post parto potrebbe ostacolare il recupero del tono muscolare addominale. Dopo un parto naturale, è consigliabile indossare uno slip a vita alta, poiché non comprime l'addome ma offre comunque una sensazione di comfort e supporto. Quindi, guaina post parto sì o no? Dopo un parto spontaneo, no; è meglio scegliere una mutandina a vita alta in cotone. Pancera dopo taglio cesareo Il parto cesareo richiede sicuramente un'attenzione speciale. In questa situazione, l'uso della fascia elastica post parto può risultare vantaggioso nei primi giorni dopo l'operazione , a condizione che sia regolabile e non eserciti troppa pressione sull'addome. pancera dopo taglio cesareo L'uso della fascia elastica dopo un taglio cesareo nei primi giorni post-operatori offre una maggiore sensazione di protezione degli organi addominali e aiuta a correggere e mantenere una postura corretta. Raccomando l'utilizzo di una pancera con chiusura a strappo dopo un taglio cesareo , da indossare non stretta e da usare solo durante sforzi o movimenti, come alzarsi o camminare. Quando si è seduti o sdraiati, la fascia elastica post-parto dovrebbe essere rimossa. Per preparare il corpo e ridurre il rischio di diastasi addominale, si può lavorare già prima della gravidanza: “Una donna che affronta la gravidanza con un buon tono addominale avrà meno probabilità di sviluppare diastasi addominale. Quindi, è consigliabile svolgere un’attività fisica equilibrata e mantenere una postura corretta già prima di rimanere incinta. Durante la gravidanza, invece, è meglio evitare esercizi di rafforzamento selettivo dell’addome, in particolare i cosiddetti ‘crunch’; è preferibile praticare un’attività fisica che coinvolga tutto il corpo. In questo modo, si riducono i dolori posturali legati alla gravidanza, come il mal di schiena, e si aiuta il corpo, incluso l’addome, ad adattarsi alla gravidanza. Ripresa del tono addominale dopo il parto Addome dopo il parto Dopo la gravidanza, cercare di recuperare rapidamente la forma fisica precedente può essere inutile e controproducente. Ogni donna ha i suoi tempi di recupero e un fisico differente, quindi non è possibile stabilire una tempistica valida per tutte. Desiderare di tornare in buona forma fisica è sicuramente un ottimo stimolo, ma è altrettanto importante rispettare i tempi di recupero e non affaticarsi troppo. Prima di riprendere l'attività fisica, è consigliabile consultare la propria ostetrica e effettuare una valutazione del pavimento pelvico per evitare possibili problemi. Care neomamme, rispettate i tempi del vostro corpo, non abbiate fretta; pian piano vedrete che tutto tornerà alla normalità. Scegliere l'intimo adeguato durante la gravidanza e, in particolare, nel periodo post-parto non è semplice. I capi devono essere soffici, traspiranti, realizzati con un tessuto che limita la proliferazione batterica e, soprattutto, devono adattarsi alle nuove forme senza causare compressioni scomode e dannose. È importante anche non trascurare l'aspetto femminile: diventare mamma non significa rinunciare alla propria femminilità e al sentirsi belle e in sintonia con il proprio corpo. Conclusione In conclusione, la scelta di utilizzare una fascia post parto dipende da diversi fattori personali e fisici. Le fasce possono offrire supporto e comfort durante il periodo di recupero, aiutando a ridurre il dolore e a migliorare la postura. Tuttavia, è fondamentale considerare anche le proprie esigenze individuali e consultare un professionista della salute per valutare se questo strumento sia adatto al proprio caso specifico. In definitiva, la decisione dovrebbe essere basata su una combinazione di fattori pratici e sul benessere personale, per garantire un recupero sereno e efficace dopo il parto.
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