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  • Coliche neonato che cosa fare: sintomi, rimedi, posizioni e prodotti anticolica

    Le coliche del neonato rappresentano un incubo per genitori e neonati soprattutto se si verificano durante la notte. Facciamo chiarezza su che cosa fare se un neonato ha una colichetta, i sintomi per riconoscerla e capire se il bambino ha aria nella pancia, i rimedi naturali e i farmaci , il massaggio, le posizioni anti colica per alleviare il pianto e il dolore del bebè e i prodotti per prevenire le coliche. Cause delle coliche e dell' aria nella pancia del bambino Come capire se il neonato ha aria nella pancia Cosa fare se il neonato ha una colica: rimedi Come evitare le coliche nel neonato Prodotti per alleviare le coliche neonato L' aria nella pancia è un problema molto comune tra i neonati che mette a dura prova i neogenitori che non sanno come gestire il pianto inconsolabile del proprio bambino. Le coliche in genere compaiono intorno a 4 - 5 settimane di vita del neonato e persistono fino al 4 - 5 mese e sono caratterizzate da crisi di pianto con episodi di flatulenza in cui il neonato mostra insofferenza. Cause delle coliche e dell'aria nella pancia del bambino L' accumulo di aria nella pancia del neonato si verifica quando inghiotte aria durante la poppata sia che sia allattato al seno sia con il latte artificiale. Se il bambino è allattato al seno è sempre bene verificare il corretto attacco per evitare che deglutisca aria, se invece è allattato con il latte artificiale è bene utilizzare biberon e tettarelle con valvola anticolica per evitare l'introduzione di aria durante la suzione. Le colichette possono essere molto dolorose perché l'aria rimane intrappolata nell' intestino e l'organismo del bebè cerca di liberarsene, infatti l a soluzione alla colica è eliminare l'aria dal sederino o con un ruttino. Come capire se il neonato ha aria nella pancia Il dolore da colica nel neonato deve essere distinto da altri tipi di fastidi come il reflusso gastroesofageo . Vi sono dei sintomi che aiutano a capire se il neonato ha o meno una colica . L'atteggiamento del neonato con una colica ha ha dei comportamenti riconoscibili. Sintomi che il neonato ha una colica Si porta le gambe al petto; Fa smorfie; Il pianto è intermittente e ansimante come se volesse ruttare; Tende a girare gli occhi indietro; Alcuni bambini assumo un espressione che assomiglia ad un sorriso. Cosa fare se il neonato ha una colica: rimedi Vediamo cosa fare se il neonato ha una colica e calmare il fastidio, va detto che prima di mettere in atto qualsiasi manovra controllare sempre se il bebè piange per altre ragioni come fame, sonno o pannolino bagnato. Mantenere un atteggiamento calmo e non ansioso , il neonato percepirà la vostra serenità e si sentirà accudito, le coliche nel neonato sono passeggere ci vuole solo un po' di pazienza Cambiare il neonato di posizione . Se il neonato è infastidito dopo la poppata, magari è perché ha mangiato in maniera veloce e potrebbe aver ingerito aria , in questo caso un cambio di posizione gli permette di evitare una dolorosa colichetta con un semplice ruttino espellendo l'aria in eccesso. Mettere il neonato con le braccia sopra la vostra spalla e le gambe dritte verso il basso , l'aria accumulata troverà una via diretta per uscire . Mettere il neonato in posizione verticale massaggiare delicatamente la schiena dal basso verso l'alto . Stendere il neonato sulla schiena e muovere le sue gambe facendo dei piccoli movimenti tipo bicicletta. Tenere il neonato sul petto e dare dei piccoli colpetti sul sederino in maniera ritmica. Stendere il neonato sull' avambraccio a faccia in giù e con il palmo della mano esercitare una leggera pressione sul pancino Come evitare le coliche nel neonato La soluzione migliore è evitare che il bambino accumuli aria nell' intestino e per fare ciò è necessario attenzionare bene dei fattori. Assicurarsi che il neonato sia correttamente attaccato al seno , come detto un attacco corretto al seno evita che durante la suzione il bimbo ingerisca aria che poi dovrà necessariamente eliminare. Per le donne che allattano al seno attenzionare la dieta . Alcuni alimenti potrebbero causare aria nello stomaco del bebè, consiglio sempre di tenere un diario in cui scrivere cosa la mamma ha mangiato in un determinato giorno, confrontando i dati è possibile risalire all' alimento incriminato. Se si allatta evitare caffè e caffeina perchè accentuano le coliche nel bambino . Se il neonato è allattato artificialmente utilizzare una tettarella e un biberon anticolica ma se nonostante ciò il problema si ripresenta meglio informare il pediatra per scegliere una formulazione di latte ipoallergenica . Il neonato ha bisogno di rilassarsi . Creare una routine che preveda un momento di rilassamento per il bebè aiuta a prevenire le colichette. Un bagno caldo o un massaggio infantile sono dei validi alleati. Attenzionare se il bebè ha scariche di diarrea . Se il neonato ha iniziato lo svezzamento e notate delle scariche di diarrea e coliche parlatene con il pediatra per valutare eventuali allergie. Fidarsi del proprio istinto . Le mamme hanno in fiuto speciale, se notate atteggiamenti diversi che non siano riconducibili a semplici coliche informare sempre il vostro pediatra. Prodotti per prevenire le coliche Tommee Tippee Biberon Anti-Colica Avanzato Progettato per ridurre i sintomi delle coliche e dei rigurgiti. L’esclusiva cannuccia anti-colica a tre componenti toglie l’aria dal latte. La valvola a stellina evita che il latte risalga la cannuccia per un sistema a prova di perdita. La tecnologia termosensibile fa diventare la cannuccia rosa quando il latte è troppo caldo. La premiata tettarella dalla forma sagomata come il seno materno per un attacco naturale Pezzo 9.90 Philips Avent Biberon Anti Colica con Valvola AirFree Speciale valvola anti-colica, spinge l'aria lontano dalla tettarella. La tettarella sempre piena di latte e non di aria aiuta a ridurre il reflusso e favorisce la digestione. P rogettata per aiutare il bambino a ingerire meno aria mentre beve, spingendo l’aria lontano dalla tettarella. Questo può aiutare a risolvere i comuni problemi di alimentazione come coliche, reflusso e gas Prezzo 9.99 euro Biberon anticolica MAM Biberon anticoliche a collo ampio in polipropilene (PP), consente un flusso uniforme e impedisce le coliche. Facile da pulire. Modellato sul seno della madre: tettarella in silicone con superficie simile alla cute. Prezzo: 16.22 euro due biberon Biberon anticolica ultima generazione Suavinex Uno dei migliori biberon e tettarella anticolica Il biberon anticolica Zero. Zero imita fisicamente e fisiologicamente il seno materno La sua tettarella in silicone morbida simula la forma, la lunghezza e la sensazione del capezzolo della madre. Tettarella adattabile che lascia passare più o meno liquido a seconda della forza con cui il bambino succhia. La sacca anticolica funziona allo stesso modo delle ghiandole mammarie. Consigliato in concomitanza con l' allattamento al seno. Prezzo 13.07 euro Nuk tettarella anticolica Ortodontica Modellata sulla forma del capezzolo materno durante l'allattamento. Forma ortodontica NUK e supporto per labbra extra largo. Anticolica grazie ad AIR SYSTEM. Per bambini da 0 a 6 mesi, foro di medie dimensioni. Prezzo 5.99 euro Tettarella Tomme Tippee anti colica meccanismo avanzato Il sistema di ventilazione brevettato aspira l’aria attraverso il tubo per ridurre la formazione di bolle nel latte del bambino. La tettarella, vincitrice del premio nella sua categoria, imita la sensazione dell’allattamento al seno per permettere al bambino di attaccarsi e nutrirsi facilmente. Le tettarelle sono disponibili nelle versioni a flusso medio e veloce. Prezzo 12.96 euro 2 tettarelle Colimil Humana gocce anticolica naturali Colimil è un integratore alimentare a base di estratti di Melissa, Camomilla e fermenti lattici tindalizzati non vitali. Melissa e Camomilla, piante erbacee conosciute sin dall'antichità per le loro molteplici proprietà, favoriscono la regolare motilità intestinale e l'eliminazione del gas. Modalità d'uso: 1 ml di prodotto 2 volte al giorno. Prezzo 21.60 euro Prolife infant 0-24 mesi Lactobacillus Reutri 100 milioni di fermenti lattici vivi per dose 1 flacone da 8 ml. (30 dosi) con contagocce Senza aromi, zuccheri, dolcificanti, coloranti, conservanti Prodotto “Infant Grade”: sicuro per la somministrazione a neonati e lattanti Con certificazione di "vitalità probiotica": fornisce garanzie al consumatore sul contenuto di probiotici fino alla scadenza del prodotto Prezzo 6.85 euro Cuscino riscaldante anti colica Nip Allevia dolori delle coliche e distensione addominale del neonato Naturale puro olio di lavanda calmante e rilassante. Superficie morbida, resistente alla saliva e al sudore Prezzo 8.99 euro Weleda olio massaggio anti colica neonato L'Olio Weleda è completamente naturale per massaggiare il pancino dei più piccoli. Un leggero massaggio con l’Olio per il pancino aiuta ad attenuare le coliche. Dona sollievo e calma il bebè durante le fastidiose coliche addominali che si manifestano nei primi 3-4 mesi di vita del neonato. Gli oli essenziali naturali di maggiorana, camomilla romana e cardamomo in esso contenuti sono tradizionalmente impiegati in caso di problemi digestivi. Riscaldare nella mano una piccola quantità di olio e massaggiare in senso orario intorno all’ombelico. Per un effetto particolarmente rilassante, estendere il movimento a spirale delicatamente in direzione della coscia sinistra. Prezzo 22.69 Sacco termico di semi Anticoliche per Lattante all’Aroma di Lavanda Sacchetto termico di semi speciale per neonati, progettato per alleviare le coliche del lattante. Ha una dimensione di 23 x 10 x 2 centimetri e un peso di 250 grammi e al suo interno contiene piccoli semi di Miglio e fiori di lavanda. Quando si riscalda nel microonde rilascia un gradevole profumo che, unito al calore, offre una sensazione di relax che aiuta il bambino a superare i dolori dovuti alle coliche. Trasmettere il calore secco alla pancia del bambino durante gli episodi di coliche del lattante per aiutarli ad alleviare il dolore. Si riscalda in microonde Spero di esserti stata di aiuto, metti in pratica i consigli ed utilizza i prodotti per prevenire le fastidiosissime coliche. Mammamather ostetricia tascabile

  • Come si fanno i lavaggi nasali: una guida su come liberare il naso dei neonati dal muco

    I lavaggi nasali sono indispensabili per pulire il naso di neonati e bambini e quindi liberare le vie aeree. Vediamo insieme cosa sono i lavaggi nasali l'occorrente fare un lavaggio nasale quando fare i lavaggi nasali come fare i lavaggi nasali a neonati e bambini come usare una pompetta aspiratore nasale, il rinowash e il neti lota Cosa sono i lavaggi nasali e quando sono utili I lavaggi nasali servono per mantenere pulite le narici e aspirare il muco dal naso di neonati e bambini. I lavaggi nasali vengono anche denominati docce nasali o irrigazioni nasali . Nei primi mesi di vita i neonati respirano solo con il naso e quindi è importante mantenerlo pulito, ma non sempre è possibile farlo con un semplice fazzoletto pertanto sarà necessario eseguire una profonda pulizia naso del neonato attraverso un lavaggetto nasale con soluzione fisiologica e aspirare il muco con un aspiratore nasale per bambini. L' irrigazione nasale è importante non solo per liberare il naso del bebè ma ma per evitare le infezioni delle vie aeree favorite dal ristagno di muco . I lavaggi nasali rientrano quindi nell'igiene quotidiana in età pediatrica in special modo nei neonati che ancora non hanno padronanza con il soffiare il naso per liberarsi dal ristagno di muco . Le docce nasali fatte con regolarità faranno respirare bene il bambino perché lo disostruiscono anche da allergeni che potrebbero ristagnare nelle cavità nasali. In caso di raffreddore i lavaggi nasali con soluzione fisiologica serviranno ad asportare muco e crosticine, decongestionano il naso e migliorano la respirazione , quindi assicurati sempre di avere in casa una soluzione salina, una siringa e una pompetta di aspirazione nasale. Quando fare i lavaggi nasali ? Come detto il lavaggio nasale deve essere fatto con regolarità in modo che le cavità del naso non siano intasate da muco, crosticine e residui. Vi sono dei momenti della giornata in cui è maggiormente indicato eseguire l' irrigazione nasale: prima di attaccare il neonato al seno prima di dormire prima di eseguire l'aerosol. Pulire il naso neonati prima di attaccarli al seno e aggiungo prima della poppata con il biberon favorirà la suzione e l'attacco al capezzolo. Durante la poppata il bambino ciuccia con la bocca e respira con le narici, ma se il naso del neonato è intasato di muco l' alimentazione sarà frammentata perché avrà la necessità di staccarsi per respirare. Prima di dormire: Liberare le cavità nasali prima di dormire assicura un sono più tranquillo. La doccia nasale prima dell'aerosol permette di espellere il muco nasale in modo che il farmaco nebulizzato possa penetrare meglio e svolgere la sua azione terapeutica. Cosa serve e cosa utilizzare per i lavaggi nasali? Il materiale occorrente per i lavaggi nasali neonato al di sotto dei due anni è: Siringa( senza ago) da 2,5 ml Flaconcini monouso si soluzione di acqua e sale specifica per l' irrigazione nasale Aspiratore nasale In commercio le soluzioni saline per lavaggi nasali neonati possono essere: Soluzioni isotoniche Soluzioni ipertoniche Le soluzioni isotoniche sono la comune acqua fisiologica che viene denominata isotonica perché al suo interno vi è una concentrazione di sale del 0.9 %( cloruro di sodio o NaCl) . Le soluzioni di ipertoniche sono costituite da un'acqua ipertonica con una concentrazione maggiore di sale costituita dal 3% che generalmente si utilizza quando il bambino ha un muco più denso. Le soluzioni monodose sono sterili e possono contenere, oltre alla soluzione salina, acqua di mare o provenire da sorgenti termali e quindi ricche di manganese, rame, zolfo o ferro. Le soluzioni nasali arricchite possono avere proprietà specifiche come antiallergiche, antiossidanti e antiinfiammatorie . Le pompette di aspirazione nasale per neonati si trovano facilmente in commercio e servono ad aspirare il muco nasale dei bambini attraverso l' aspirazione a pressione negativa senza traumi nasali. Per i bambini al di sopra dei due anni si possono utilizzare gli spray predosati conosciuti con il nome di rinowash. Il rinowash permette una pulizia più profonda delle narici facendo una doccia nasale molto utile soprattutto per alleviare la tosse. Si tratta di un semplice apparecchio collegato alla pompa dell'aerosol che ad una estremità ha un beccuccio che viene poggiato alla narice del bambino e produce docce nasali microionizzate. Se invece si vuole fare un trattamento assolutamente naturale si possono utilizzare per la pulizia del naso i Neti Lota che attraverso il Jala Neti permettono il l avaggio o irrigazione nasale. I Neti Lota utilizzano una tecnica yogica per eliminare impurità, batteri e germi, accumulati nelle vie respiratorie. La procedura è molto semplice e consiste nel far entrare nelle narici una soluzione fisiologica tiepida messa in un apposito recipiente con un beccuccio che entra all' interno della narice nasale. Il Jala Neti è una tecnica antichissima che contrasta non solo l'accumulo del muco nasale ma anche sinusiti, cefalee allergie e congestioni nasali. Come eseguire il lavaggio nasale a neonati e bambini? Come fare i lavaggi nasali? I passaggi da seguire per gli sciacqui nasali dei neonati e dei bambini sono molto semplici. Con una siringa aspirare 2.5 ml di soluzione salina, in alternativa si possono utilizzare la soluziona fisiologica monodose per intenderci la soluzione fisiologica per aerosol. Sistemare il neonato a pancia in su in posizione supina con la testa girata di lato, per i bambini al di sopra di un anno e mezzo si può mettere il piccolo sdraiato sul fianco. Inserire il beccuccio della siringa o della soluzione salina monodose nella narice inclinandola in modo che punti di lato verso l' orecchio corrispondente, questa direzione permette una maggiore fuoriuscita di muco nasale dalle cavità. Iniettare la soluzione fisiologica in maniera decisa e continua , la soluzione fuoriuscirà anche dall'altra narice Asciugare il naso del bambino e tranquillizzarlo. Quando il neonato sarà sereno procedere con l' altra narice. Pulizia nasale con l' aspiratore nasale a pompetta L' aspiratore nasale serve ad aspirare il muco dalle cavità nasali del neonato. Se le secrezioni all’ interno del naso sono secche prima dell’ aspirazione si può eseguire un lavaggio nasale con soluzione fisiologica. Il dispositivo di aspirazione nasale può essere utilizzato senza eseguire in precedenza il lavaggio nasale ma sarebbe sempre meglio eseguirlo per sciogliere il muco e facilitare la rimozione di eventuali crosticine. La peretta prima di essere infilata nella punta nella narice deve essere schiacciata e dopo rilasciata delicatamente per aspirare il materiale. L’ aspirazione non deve essere troppo forte per evitare sanguinamenti ma delicata. Dopo l’operazione l'aspiratore nasale deve essere pulito accuratamente prima del successivo utilizzo. La pompetta di aspirazione può essere utilizzata anche in bocca se il neonato ha un eccesso di muco che non riesce a gestire. In questo caso si comprime la peretta aspiratrice e si inserisce con la punta nei due lati della bocca e aspirare rilasciando la compressione. Si deve evitare di toccare con la punta dell' aspiratore nasale il palato o andare eccessivamente infondo perché il neonato potrebbe vomitare. La pompetta dovrebbe essere lavata con acqua calda e sapone dopo ogni utilizzo. Per prevenire lo sviluppo batterico si può lasciare il ammollo con soluzioni disinfettanti . L' aspiratore nasale a pompetta oltre che per la pulizia del naso rappresenta un valido supporto nei neonati con rigurgito. in caso di forte rigurgito che comporta un cambiamento della colorazione del neonato la peretta rappresenta un ausilio per ostruire la bocca. In questo caso girare la testa del neonato da una parte per facilitare il drenaggio delle secrezioni e aspirare con la pipetta. Prodotti per lavaggi nasali Soluzione fisiologica Libenar Soluzione Ipertonica Physiomer Baby Aspiratore nasale Bichiro Aspiratore nasale Physio Clean Aspiratore nasale a batteria per neonati Braun Aspiratore nasale a pompetta Aspiratore nasale manuale Nuby Rinowash Chicco Rinowash per bambini per doccia nasale micronizzata Neti lota Neti lota in ceramica Mammamather ostetrica tascabile

  • Acqua ai neonati: quando darla e a quanti mesi

    Dare si o no l' acqua ai neonati è sempre un dilemma per le neomamme. Secondo le linee guida dell'OMS l' acqua ai neonati non va data prima del 6 mese di vita o prima dello svezzamento sia che prendono latte artificiale sia che siano allattati al seno. Vedremo insieme quando introdurre l' acqua , le marche adatte ai neonati e le situazioni in cui è necessario dare l' acqua. Una delle domande che le mamme si pongono è se dare o meno l' acqua al neonato, oppure se il bambino avrà sete e se si disidrata. Per gli adulti questa domanda è scontata ma per i neonati funziona diversamente, soprattutto se sono al di sotto dei 6 mesi e la loro alimentazione è costituita esclusivamente dal latte. Acqua ai neonati si o no? Dare o non dare l' acqua ai neonati è sempre un dilemma per le mamme, da un lato nonne e zie assicurano che l'acqua ai neonati non fa male e dall' altro lato l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non dare l' acqua ai neonati prima del 6 mese di vita. Facciamo di chiarezza. Sia che si allatti al seno, sia che il neonato è allattato artificialmente si sta già fornendo al bambino la giusta quota di acqua di cui ha bisogno. Il latte materno è costituito per 88 % da acqua e si adatta fisiologicamente alle esigenze del neonato e alla sua crescita cambiando la composizione proteica e glucidica. Non vi è alcun motivo, sempre che non vi siano particolari indicazioni, ad integrare l'acqua nella dieta del neonato, il suo organismo si regola istintivamente per evitare la disidratazione. L'acqua ai neonati allattati al seno è sconsigliata , il bebè quando ha sete chiederà di attaccarsi al seno, ad esempio, durante il periodo estivo potrà attaccarsi al seno per poppate veloci che soddisfano la sua sete, noterai che il piccolo vorrà ciucciare più frequentemente e per meno tempo solo per fare delle poppate reidratanti. Niente acqua ai neonati che prendono il latte artificiale, infatti il latte in formula è costituito dal 95 % di acqua quindi il fabbisogno di liquidi è assicurato. Non cedete alle pressioni di mamme e zie che soprattutto nel periodo estivo vi consiglieranno di dare l' acqua al neonato, magari con il cucchiaino per abituarlo. Per quanto dolci possano essere questi consigli potrebbero interferire con la normale alimentazione del neonato , soprattutto se si utilizza l' acqua per la preparazione di bevande come camomilla, tè e tisane che essendo dolci potrebbero spingere il bambino a rifiutare il latte o a farlo sentire sazio e saltare la poppata . Il messaggio è chiaro, se il neonato è al di sotto dei 6 mesi, non ha iniziato lo svezzamento, e non vi sono situazioni cliniche che rendono necessaria un' idratazione massiccia, come le gastroenteriti, è bene non offrire l' acqua al neonato. Come dice l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms): è bene dare l' acqua non prima dell’introduzione dei cibi solidi, cioè solo quando iniziate lo svezzamento, diciamo intorno ai 5 - 6 mesi. In questo caso è bene introdurre l' acqua con biberon appositi offrendo dai 30 ai 50 ml durante i pasti. Quando dare l' acqua ai neonati? Come spiegato in precedenza se il neonato ha meno di 6 mesi , sia allattato al seno sia allattato con latte in formula è bene non dare l' acqua al neonato nè altre bevande che contengono acqua. Vi sono delle situazioni in cui è necessario dare l' acqua ai bimbi allo scopo di reidratarli, dopo ad esempio una gastroenterite o il vomito. In questi casi le linee guida raccomandano di reidratare il neonato e di continuare ad allattare sia in formula che al seno in base a come si alimenta il piccolo. Reidratare i neonati è importantissimo perchè in relazione al peso la perdita di liquido, anche minima, potrebbe rappresentare un rischio. Oltre queste circostante è raccomandata l' introduzione di acqua con lo svezzamento, con l'introduzione di cibi solidi quindi dopo il 6 mese di vita del bambino. La dose raccomandata di acqua è 30-50 ml al giorno da offrire ai pasti e in un biberon apposito. L'acqua deve essere oligominerale e mai zuccherata o con l' aggiunta di dolcificanti. La quantità di acqua offerta aumenterà di mese in mese con la crescita del bambino. Non vanno mai offerti al bambino bevande come: Thè; caffè e bevande eccitanti; Bevande gassate; bevande zuccherate come coca cola e aranciata; Che acqua dare al neonato ? Per preparare il latte artificiale è necessario utilizzare dell' acqua, vediamo le acque consigliate dai pediatri adatte ai neonati. Secondo le linee guida pediatriche in caso di emergenza può essere data l' acqua del rubinetto precedentemente bollita, se invece si vuole dare acqua imbottigliata tra le marche consigliate troviamo: Acqua Amorosa Humana Acqua Sangemini Acqua San Benedetto Acqua Panna Acqua Sant' Anna Acqua amorosa Humana L'acqua Amorosa Humana è un' acqua minerale minimamente mineralizzata adatta per dissetare le mamme in allattamento e i neonati. E' particolarmente indicata per la preparazione del latte in formula Prezzo 6 bottiglie 13.80 euro Acqua Sangemini L'acqua Sangemini è a basso contenuto di sodio e di nitrati che la rende particolarmente adatta per i neonati, le donne in gravidanza e allattamento, le donne in menopausa e gli sportivi Prezzo : 6 bottiglie 4.67 euro Acqua San Benedetto L'acqua San Benedetto con il suo contenuto di minerali ed oligoelementi è particolarmente indicata per l' alimentazione del lattante e dei bambini. San Benedetto è da sempre vicina i più piccoli con una linea totalmente dedicata. Prezzo : 6 bottiglie da 2 litri 4.85 euro Acqua Panna L' acqua Panna è una delle poche acque che non subisce alcun trattamento prima di essere imbottigliata, per questo motivo la sorgente è costantemente preservata da ogni tipo di contaminazione e i livelli di minerali, sodio e oligoelementi sono ottimali per la dieta del lattante e del neonato nella fase di svezzamento. Acqua Sant'Anna Acqua Minerale indicata per l'alimentazione dei neonati Pura, Leggera di Montagna A basso contenuto di sodio Indicata per le diete povere di sodio Basso Residuo Fisso Prezzo 10 euro 6 confezioni da 2 litri Mamma mather ostetrica tascabile argomenti correlati prevenire la morte in culla sicurezza del neonato durante la nanna scegliere la culla giusta cure al neonato CIO' CHE TI SERVE PER LO SVEZZAMENTO. clicca qui PER SCOPRIRE TUTTE LE CULLE CLICCA QUI PER SCOPRIRE PRODOTTI UTILI PER LA NANNA CLICCA QUI PANNOLINI MIGLIORI PER TE clicca qui LISTA COMPLETA DEGLI ACQUISTI clicca qui

  • Amniocentesi: a cosa serve, quando si fa, rischi

    Tra la diagnosi prenatale invasiva vi è l' esame dell' amniocentesi che serve rilevare le presenza di anomalie cromosomiche del feto. Vediamo insieme le domande più frequenti: Amniocentesi quando si fa? Come si esegue e se fa male Amniocentesi e riposo Amniocentesi o villocentesi I rischi? Il costo? A quante settimane si fa l' amniocentesi? L' amniocentesi è una procedura invasiva in cui si preleva un campione di liquido amniotico sul quale effettuare indagini di ricerca di anomalie genetiche e viene eseguita tra la 16a e la 18a settimana di gestazione. Amniocentesi quando si fa? La principale indicazione ad effettuare l' amniocentesi è quando vi sia un sospetto o un aumentato rischio di malattia genetica del feto . Indicazioni a fare l' amniocentesi: Bi test con un indice di rischio elevato; ecografia che ha messo in luce un probabile difetto fetale; malattie genetiche in famiglia; età materna avanzata. L’ indicazione più importante ad eseguire l’ amniocentesi è la ricerca di anomalie cromosomiche ad esempio se vi sono dei casi in cui il genitore è portatore di un’ anomalia cromosomica trasmissibile al feto oppure una donna con età superiore ai 35 anni quindi più a rischio di trisomia 21-18 o 13 , oppure uno screening , traslucenza nucale o duo test con un indice di rischio superiore al cut-off . Oltre all' indagine genetica con l' amniocentesi è possibile diagnosticare malattie come i difetti del tubo neurale o difetti della parete addominale mediante il dosaggio dell' alfa feto proteina contenuta nel liquido amniotico che rappresenta un indicatore di possibili anomalie fetali. Amniocentesi o villocentesi L' amniocentesi e la villocentesi sono entrambi degli esami invasivi che permettono di di fare diagnosi prenatale sulla presenza di malattie genetiche a carico del feto. Normalmente si preferisce eseguire la villocentesi quando vi è un rischio molto alto che il feto sia affetto da malattia e quindi si vuole avere una diagnosi il prima possibile. L' amniocentesi invece, si preferisce quando la mamma ha un' età maggiore dei 35 anni . Come si esegue e se fa male L' amniocentesi si esegue in regime ambulatoriale e viene eseguita in posizione sdraiata, la tecnica è invasiva. Vediamo passo passo come si esegue Primo passo della procedura è localizzare la posizione della placenta e del feto mediante ecografia. Si può eseguire l' anestesia locale e su questo punto si introduce per via transaddominale un ago e si aspira 15-20 ml di liquido amniotico . L' aspirazione dura pochi secondi quindi s i estrae l' ago e si conserva il liquido amniotico in delle apposite provette . Il liquido verrà utilizzato per ottenere il cariotipo fetale e dosare alfa feto proteina . Una volta terminata la procedura viene ricontrollato il battito fetale. L'esame non è doloroso e dura pochi minuti. Amniocentesi e riposo Il giorno dell' esame e nei due giorni successivi è bene stare a riposo e astenersi ad attività fisiche pesanti . Se dovessero presentarsi rialzi pressori, perdite di liquido o di sangue dai genitali esterni è necessario fare un controllo. Costo dell' amniocentesi Per le donne con fattori di rischio o età superiore ai 35 anni l' amniocentesi è gratuita e a carico del Sistema Sanitario Nazionale Se non vi è nessun fattore di rischio e si ha un' età inferiore ai 35 anni la procedura è a pagamento con un costo variabile dai 600 ai 1000 euro in base all' approfondimento dell' esame con la ricerca di malattie rare . Rischi dell'amniocentesi Come tutte le procedure invasive in gravidanza, anche se praticate da mani esperte, hanno una certa percentuale di rischio abortivo quantificabile in 1 su 200. La causa dell' aborto è da attribuire a: infezioni del liquido amniotico; amniotite; rottura delle membrane amniocoriali. I rischi derivati dalla tecnica sono minori rispetto alla villocentesi anche se il rischio di rottura delle membrane o di infezione endouterina rimane comunque presente . Se l' amniocentesi rivela un' anomalia Se i risultati dell' amniocentesi dovessero evidenziare una patologia fetale la coppia verrà informata mediante colloquio con la presenza genetista che spiegherà il significato dell'anomalia, le sue possibili implicazioni e sulle opportunità terapeutiche. Sulla base di queste informazioni e con il supporto degli operatori sanitari , la coppia deve prendere la decisione che ritiene più opportuna : portare avanti la gravidanza, prepararsi ad accogliere o dare in adozione il neonato interrompere la gravidanza secondo i tempi e modi previsti dalla legge. Mammamather ostetricia e ginecologia tascabile

  • Diabete e come misurare la glicemia

    Cosa è la glicemia Come misurare la glicemia Misurare la glicemia passo passo I glucometri scelti da noi Cosa è la glicemia Il diabete è una delle patologie più diffuse nella popolazione; se ne distinguono diverse tipologie ognuna con le proprie sfaccettature. Viene diagnosticato, dopo specifici esami, a seguito della rilevazione di un valore aumentato della glicemia nel sangue . La glicemia è la quantità di zucchero , nello specifico glucosio , presente nel sangue, che viene utilizzato dalle cellule come fonte di energia. Il suo valore fisiologico (ossia normale) a digiuno è compreso fra 65 – 110 mg/dl. Valori superiori a digiuno indicano uno stato di glicemia alterata e devono essere seguiti da specifici controlli. Come misurare la glicemia Il suo monitoraggio passa in prima istanza, per chi affetto da diabete o per chi deve monitorarne i valori, dall’ utilizzo domestico dei glucometri, meglio conosciuti come “macchinette per la glicemia” . Il loro utilizzo è diffusissimo ed in commercio ne esistono varie tipologie con diverse caratteristiche. Per ottenere dei valori con un margine d’errore molto basso è importante seguire scrupolosamente le istruzioni d’uso del dispositivo ed eseguire una corretta procedura per il prelievo del sangue capillare. Insieme al dispositivo bisogna richiedere sia le strisce reattive che le lancette pungidito . Misurare la glicemia passo passo Il materiale occorrente per il controllo della glicemia è il seguente: Glucometro; Lancette pungidito ; Strisce reattive ; Garza o cotone; Antisettico (ad esempio clorexidina). Dopo aver reperito il materiale ed aver letto attentamente le istruzioni del dispositivo ( bisogna prestare attenzione che le strisce vengano montate nel verso giusto ) è necessario: - lavare bene le mani, preferibilmente con acqua tiepida per favorire un maggior afflusso di sangue alle dita; procedere alla disinfezione di un polpastrello con una garza o del cotone imbibiti di antisettico, fra una misurazione e l’altra è bene alternare i polpastrelli; lasciar evaporare l’antisettico; montare la striscia sul dispositivo , che generalmente si accende all’inserimento della striscia; schiacciare con il pollice della stessa mano del polpastrello scelto, la base del polpastrello (senza toccare la parte disinfettata); - appena il polpastrello si sarà arrossato pungere sulla punta . Il sangue uscirà dal punto dove sarà avvenuta l’incisione; ne bastano poche gocce non è necessario spremere con forza e vigore il polpastrello, qualora la quantità dovesse essere minima allora può essere invece necessario esercitare una pressione molto dolce alla base del polpastrello; posizionare perpendicolarmente la striscia reattiva sulla goccia di sangue , senza strisciarla (la striscia preleverà da sola la quantità di sangue a lei necessaria per effettuare la misurazione), ed attendere che il dispositivo fornisca il risultato; pulire il polpastrello con una garza asciutta , se si effettua una terapia anticoagulante può essere necessario comprimere il polpastrello per qualche minuto. È una buona regola ed una buona abitudine, che può aiutare sia il paziente che il medico a monitorare i valori della glicemia in maniera complessiva, tenere un diario glicemico dove annotare i valori rilevati durante la giornata del tipo: I valori della glicemia possono essere mantenuti nella norma attraverso una corretta e sana alimentazione ed una regolare attività fisica , che non sostituiscono ma aiutano la terapia prescritta dal medico. SCARICA IL DIARIO GLICEMICO I glucometri scelti da noi Dott.ssa Federica Panebianco

  • Sangue cordone cordone ombelicale e conservazione delle cellule staminali

    Il sangue del cordone ombelicale, le celle staminali , la raccolta e la conservazione Il cordone ombelicale è una fonte preziosa di cellule staminali totipotenti. Facciamo chiarezza sulla raccolta e la conservazione del sangue cordonale, la donazione in banche pubbliche, la crioconservazione autologa e i costi, come chiedere e a chi chiedere la raccolta del sangue cordonale Il sangue del cordone ombelicale Il cordone ombelicale ha la funzione di portare nutrienti ed ossigeno al bambino e raccogliere le sue sostanze di scarto e per poi portarle alla placenta. È liscio, lucente, semirigido flessibile e molto resistente, può sopportare oltre 5 kg di peso. Il cordone ombelicale si sviluppa dalla membrana amnios e contiene vasi sanguigni che collegano il bambino con la placenta. I vasi all’ interno del cordone ombelicale sono tre, una grossa vena e due arterie più piccole, avvolte da uno speciale tessuto chiamato GELATINA DI WHARTON. La gelatina di Wharton unitamente all’elevata pressione sanguigna all’ interno dei vasi ombelicali evita lo schiacciamento del cordone all’interno dell’ utero. Il cordone ombelicale non ha terminazioni nervose né sensoriali quindi il taglio non provoca nessun dolore. A termine di gravidanza la sua lunghezza è di circa 50-60 cm e il diametro circa 2 cm. Cellule staminali del sangue cordonale Il sangue cordonale è una fonte preziosa di cellule staminali emopoietiche . Le cellule staminali emopoietiche sono cellule in grado di riprodursi dando origine agli elementi corpuscolati del sangue periferico: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Le cellule staminali sono in grado di rigenerare l’ambiente midollare in tutti quei casi in cui esso è stato danneggiato in seguito a patologie, esposizione accidentali a radiazioni ionizzanti o a trattamenti chemio-radioterapici per la terapia di tumori. Le cellule raccolte del sangue cordonale possono essere usate anche per curare importanti malattie del sangue ad esempio le leucemie e rappresenta un’importante risorsa alternativa al prelievo di staminali da midollo osseo o da sangue periferico. Raccolta e conservazione del sangue cordonale Le cellule del sangue cordonale possono essere raccolte e conservate per periodi di tempo molto lunghi in appositi contenitori ad una temperatura costante di -150°C. La raccolta del sangue cordonale è una manovra semplice e indolore che viene eseguita dopo la nascita del bambino e il taglio del cordone e pertanto non comporta nessun rischio né per la madre né per il neonato. La raccolta si effettua solo se in sala parto possono essere assicurati i massimi livelli assistenziali per la mamma e per il neonato. Non tutte le unità raccolte possono essere bancate, ovvero conservate per fini di trapianto, poichè devono rispondere a caratteristiche qualitative e quantitative utili per tale scopo. La tipologia di raccolta può essere : eterologa ossia pubblica autologa cioè privata. Raccolta eterologa In Italia la raccolta eterologa è interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale con una rete di banche sul territorio nazionale e collegate a diversi ospedali. Le donne che intendono usufruire di questa modalità devono fare esplicita richiesta prima del parto rivolgendosi a un ospedale accreditato per la raccolta . Per donare il sangue del cordone ombelicale è necessario essere in buone condizioni di salute, sottoscrivere il consenso informato ed effettuare degli esami di laboratorio che assicureranno l’adeguatezza del sangue cordonale per un futuro trapianto. Nel caso in cui il sangue del cordone ombelicale dovesse rivelare criteri insufficienti di qualità e quantità, oppure al momento del parto si verifichino condizioni che rendono il cordone inadatto alla conservazione nella banca (febbre, stress fetale ecc.), si potrà comunque donare il sangue del cordone alla ricerca sulle cellule staminali ematopoietiche. Cliccando QUI potrete trovare l' elenco degli ospedali Italiani che effettuano la raccolta eterologa di sangue cordonale. Raccolta autologa La raccolta autologa prevede la conservazione del sangue cordonale in biobanche a pagamento . La modalità di raccolta è totalmente uguale solo che il campione di sangue viene inviato in appositi istituti che si occuperanno della conservazione nell' ipotesi che in futuro possano essere impiegati per curare malattie del figlio o dei consanguinei. Le cellule vengono nominalmente conservate solitamente per 20 anni. Mammamather ostetrica tascabile FONTE www.salute.gov

  • PARTO: FASE ATTIVA DEL TRAVAGLIO DILATAZIONE E CONTRAZIONI

    La fase attiva del travaglio, o dilatante, è caratterizzata dalla presenza di contrazioni frequenti e ravvicinate e di una certa intensità. Vediamo quali sono i sintomi di travaglio attivo , come si misura la dilatazione e come sono le contrazioni. Le fasi del parto naturale non sono tutte uguali infatti si possono distinguere 4 diversi momenti che porteranno alla nascita del bambino. fase latente. Questa fase non si può definire travaglio vero e proprio ma un percorso che porta alla fase attiva del travaglio. I cambiamenti generati dalla fase latente sono la perdita del tappo mucoso, la presenza di contrazioni irregolari e in alcuni casi la rottura delle membrane la fase attiva del travaglio. E' caratterizzata da contrazioni valide e regolari. In questa fase avviene la dilatazione della cervice uterina che permetterà al piccolo di attraversare il canale da parto. fase espulsiva del travaglio. La dilatazione è completa e la futura mamma inizia a sentire un forte impulso a spingere simile alla sensazione di andare in bagno. Il feto attraversa il canale da parto e accompagnato dalle spinte viene alla luce fase del secondamento. Il bambino è nato. Prima che si stacchi la placenta si può eseguire la raccolta del sangue cordonale. Fuoriescono dall' utero materno la placenta e le membrane. COME SI RICONOSCE LA FASE ATTIVA DEL TRAVAGLIO DI PARTO? Sicuramente nelle ultime settimane di gravidanza avrete sperimentato la sensazione di indurimento della pancia. Questo tipo di contrazione è di tipo prodromico e serve a preparare il collo dell' utero alla fase attiva del travaglio vero e proprio. Le contrazioni da travaglio invece hanno delle caratteristiche ben definite Regolarità delle contrazioni. Nella fase latente le contrazioni sono irregolari ma man mano vi accorgerete che diventeranno sempre più frequenti con una cadenza ben definita Il modo in cui si propaga la contrazione. La contrazione inizia dall' alto ossia dal diaframma, si estende per tutto il corpo dell' utero per giungere al collo dell' utero. Questo andamento della contrazione consente una sorta di spremitura dell' utero che permette al bambino di avanzare nel canale da parto. Intensità delle contrazioni. Le contrazioni della fase latente non sono dolorose ma si presentano per lo più come fastidiose. Le contrazioni da travaglio sono invece molto intense tanto da non permettervi di svolgere nessuna attività, inoltre l' intensità delle contrazioni è crescente. La durata delle contrazioni. Man mano che il travaglio procede le contrazioni hanno una durata via via maggiore. Si parte da contrazioni che durano fai 15 ai 20 secondi per arrivare nella fase espulsiva a contrazioni che durano poco meno di un minuto. Per effetto delle contrazioni avvengono delle modificazioni a livello del collo dell' utero: La cervice si assottiglia: la cervice sotto l' effetto delle contrazioni si assottiglia fino a scomparire. Inizia la dilatazione: convenzionalmente si definisce travaglio attivo quando si ha una dilatazione di almeno 3 cm COSA SUCCEDE NELLA FASE ATTIVA DEL TRAVAGLIO Durante la fase attiva del travaglio viene monitorato sia il benessere fetale attraverso il tracciato cardiotocografico e sia il benessere materno con il monitoraggio delle contrazioni, dei parametri vitali e del benessere generale. Durante la fase attiva il dolore aumenta costantemente, mentre le pause tra una contrazione e l’altra diminuiscono progressivamente. Durante la fase attiva la cervice si dilata da circa 3 cm fino ai 8 cm. La dilatazione cervicale ha una media di 1 cm ogni ora nelle donne al primo travaglio e di 1,5 cm ogni nelle donne che hanno già partorito. Ovviante ogni donna è a se e quindi la sua durata della fase attiva del travaglio può essere maggiore o minore. Durante la fase attiva le contrazioni diventano più frequenti, più lunghe nella durata e aumentano di intensità. Nel primo figlio la fase attiva può durare dalle 6 alle 8 ore, che scendono a 3-5 ore nel caso di parti precedenti. Bisogna comunque ricordare che questa stima è molto variabile da donna a donna. Verso la fine di questa fase le contrazioni hanno una frequenza di una ogni-3 minuti e una durata di 60 secondi. CONSIGLI SU COME AFFRONTARE LA FASE ATTIVA DEL TRAVAGLIO Durante la fase attiva del travaglio i sentimenti di amore e di condivisione con il partner sono rafforzati e molte donne fanno esperienza di intimità profonda con il partner. Le contrazioni diventano più ravvicinate ed intense perciò si può sentire il bisogno di sedersi su una sedia o di coricarsi. In questa fase è necessario concentrarsi sull’ obiettivo finale e tentare di mantenere la calma. Probabilmente sarà più faticoso respirare e la sensazione di stanchezza tra una contrazione e l’ altra si può far sentire. Una cosa che può dare sollievo e cambiare spesso posizione e durante la contrazione utilizzare le tecniche di respirazione. Tra una contrazione e l’ altra tentare di riposare e di recuperare le forze magari accompagnati da una musica rilassante oppure chiudendo gli occhi ed immaginando di stare su un prato verde. In questa fase può essere di grande aiuto l’ acqua. È un buon momento per fare una doccia magari alternando il getto caldo freddo in base alla contrazione PER SAPERNE DI PIU' SUL PARTO clicca qui PER SAPERNE DI PIU' SU COMEE PREPARARSI AL PARTO clicca qui PER SAPERNE DI PIU' SULLA GINNASTICA PREPARATORIA AL PARTO clicca qui PER SAPERNE DI PIU' SU COSA SUCCEDE DOPO IL PARTO clicca qui

  • Dentizione bambini, il calendario dei primi dentini, sintomi e rimedi per mal di denti nei neonati

    La dentizione bambini è un momento di notevole stress per i neonati perchè i primi dentini devono affiorare dalle gengive e questo può causare salivazione, problemi a dormire, risvegli notturni, inappetenza e certamente dolore e fastidio. Ecco per te mamma una guida sui primi dentini: Quando spuntano i denti ai neonati; Il calendario dentizione; Denti bambini: impariamo a conoscere i denti da latte o denti decidui; I sintomi dentizione e rimedi; Dentini e diarrea; Febbre da denti; Ciuccio e dentizione; Quando preoccuparsi per la dentizione del neonato; L' igiene orale dei denti dei bambini. Dentizione neonati: quando spuntano i primi dentini? La comparsa del primo dentino è un momento molto emozionante per ogni mamma, un piccolo dentino che spunta in quel sorriso buffo e paffuto. I denti del neonato oltre ad essere terribilmente irresistibili hanno delle funzioni importantissime nella crescita del bebè, i denti infatti non servono solo a masticare il cibo ma contribuiscono a fornire espressione al viso e soprattutto a dare un corretto allineamento della colonna vertebrale. I primi abbozzi dei denti bimbi compaiono alla sesta settimana di gravidanza, in questa epoca gestazionale si forma la lamina dentale che diventerà in seguito l'arcata dentale. L' arcata dentaria pian piano si differenzia fino a formare un vero e proprio dentino, la gemma dentaria, che però al momento della nascita è ancora nascosto dalla gengiva. I dentini del neonato sono i cosiddetti denti da latte o chiamati anche denti decidui. Anche i denti permanenti, o denti definitivi, iniziano a costituirsi nel grembo materno, infatti gli incisivi, i canini e i premolari si formano tra la 20 settimana di gravidanza e il terzo anno di vita del bambino, in particolare i denti del giudizio iniziano a formarsi nel corso del terzo anno di vita. I primi denti dei neonati fanno la loro apparizione tra il sesto e l'ottavo mese di vita , tuttavia non c'è nulla da preoccuparsi se la crescita dei denti dei bambini ritarda un po', non significa che il bimbo sia più indietro dei suoi coetanei, semplicemente i dentini cresceranno dopo. Vi sono rari casi in cui la dentizione dei bimbi inizia addirittura a termine di gravidanza e i neonati in questione nascono già con un dentino. Calendario dentizione Il calendario della dentizione indica la sequenza orientativa della comparsa dei denti all'interno del cavo orale dei bambini. Va sottolineato che questo processo è solo orientativo e non è uguale per tutti i bambini, non vi è nulla di preoccupante se un dentino spunta in ritardo o se un dentino spunta uno prima dell'altro nel sorriso dei neonati. Nella dentizione dei bimbi è importante però distinguere la dentatura da la latte dalla dentatura permanente. La dentizione da latte si chiama anche dentizione decidua, ossia destinata a cadere, ma anche denti primari o denti temporanei ed è costituita da 20 elementi dentari, 10 per ogni arcata: 4 denti incisivi, 2 denti canini e 4 denti molari. La dentatura permanente è formata invece da 32 elementi, 16 per ogni arcata: 4 incisivi, 2 canini, 4 premolari e 6 molari e saranno i denti definitivi per tutta la vita. Quando spuntano? Quando cadono? Incisivo centrale superiore 7-12 mesi 6-8 anni Incisivo laterale superiore 9-13 mesi 7-8 anni Primo molare superiore 13-19 mesi 9-11 anni Canino superiore 16-22 mesi 10-12 anni Secondo molare superiore 25-33 mesi 10-12 anni Incisivo centrale inferiore 6-10 mesi 6-8 anni Incisivo laterale inferiore 7-16 mese 7-8 anni Primo molare inferiore 12-18 mesi 9-11 anni Canino inferiore 16-23 mesi 10-12 anni Secondo molare inferi 20-31 mesi 10-12 anni Denti bambini: impariamo a conoscere i denti da latte o denti decidui La dentizione del neonato da latte è costituita da 20 dentini che sono destinati a cadere nel corso dei primi anni di vita per essere poi sostituiti dalla crescita dei denti definitivi. I denti decidui per convenzione si indicano con i numeri romani I,II,II oppure con le lettere maiuscole dalla A alla E mentre i denti permanenti sono definiti con i numeri arabi 1, 2, 3.... in base all'ordine di distribuzione sull' arcata dentaria a partire dalla linea di mezzo posta tra gli incisivi laterali. I denti hanno dei nomi e sono collocati in un posto preciso come si può vedere dalla foto denti da latte qui sotto: La dentizione inizia quasi sempre con con l’eruzione del primo incisivo a circa 6- 8 mesi di vita e termina con i secondi molari tra il 20° e 30° mese di vita del bebè. Nel corso del primo anno di vita spuntano i primi due incisivi inferiori centrali, seguiti dagli incisivi superiori, dai due laterali inferiori e dai due laterali superiori Il completamento della dentatura bambini avviene intorno ai 30 mesi di vita, infatti con i molari da latte e i 4 canini si arriva quindi a 20 denti da latte Tutti di denti da latte cadranno e saranno sostituiti dai denti permanenti tra i 6anni e i 14 anni. Sintomi dentizione e rimedi La comparsa dei primi dentini neonato porta con se dei fastidi per cui il bambino potrebbe sentirsi disturbato dal dolore. I sintomi dei primi dentini sono costituiti da: Salivazione abbondante; Gengive gonfie; Perdita dell'appetito e rifiuto del cibo; Difficoltà a dormire e riduzione del sonno. Bave e salivazione per l'eruzione denti La salivazione abbondante e uno dei tipici segnali della dentizione del neonato ed è causata dalla trazione e dal fastidio provocato dallo stiramento delle mucose gengivali che causano dolore. Il bambino inizia a sbavare e tende a mordere qualsiasi cosa. Lo stiramento della gengiva e il senso di prurito è provocato dal dentino in crescita che induce una maggiore secrezione delle ghiandole salivari e quindi bave. L'aumento fisiologico della saliva allevia il fastidio della gengiva gonfia e dolente nei bambini e disinfetta, per questo il neonato sbava. II bisogno di mordicchiare va assecondato offrendogli addentare una carota, uno spicchio di mela, o un massaggiagengive apposito per la dentizione. I massaggia gengive sono dei giochini dentizione utili per alleviare il prurito sulla gengiva e favorire l'uscita del dentino. Gengive gonfie e arrossate Le gengive gonfie e arrossate nel neonato sono un chiaro segnale che il dente sta per spuntare. Per avere la conferma basta poggiare il dito sulla gengiva del piccolo e premere leggermente, appena si toglie il dito compare per un istante la forma del dentino che spinge per uscire. Il dente emerge gradualmente senza procurare ferite e ma il bambino avverte la pulsione sulla gengiva che può procurargli dolore e renderlo irritabile. Per alleviare il dolore da dentizione nei bambini che hanno le gengive gonfie e arrossate è utile offrire qualcosa di fresco da mordicchiare come uno dei giochi refrigeranti per dentizione o spalmare un gel per la dentizione sulla gengiva. Per approfondire: come scegliere il massaggiagengive giusto? Entrambe le cose contribuiscono a dare sollievo gengivale. I dispositivi per bambini per il sollievo da dentizione che si raffreddano in frigorifero come ad esempio il Chicco Fresh Relax sono costituiti da un gel che un effetto anestetizzante e lenitivo. In alternativa si può appoggiare sulla gengiva dolente un pezzetto di ghiaccio avvolto in una garza. Dentizione e inappetenza Dentini e inappetenza possono andare a braccetto. Quando spuntano i dentini dei bambini, i tessuti gengivali si infiammano e risultano più sensibili; quest'irritazione può rendere il bambino agitato, inappetente e stravolgere i ritmi quotidiani. In questa fase ci vuole molta pazienta e offrire il latte e i cibi al neonato senza forzarlo troppo, è normale che non abbia appetito e preferisca qualcosa di fresco piuttosto che una pappa calda. La cosa migliore è non aumentare la porzione di omogeneizzato nella pappa, per non accrescere il carico proteico nella dieta del piccolo, che non farebbe altro che spingerlo a mangiare meno. Se il bambino rifiuta per molti giorni il cibo è sempre bene avvisare il pediatra e appurare che non vi siano altre malattie concomitanti. Dentini e sonno La dentizione bambini può causare un sonno disturbato con risvegli notturni nei casi più gravi insonnia. L' eruzione dei primi dentini causa dolore e fastidio e il bimbo potrebbe sentirsi disturbato e non riuscire a dormire serenamente essendo irrequieto e nervoso. La dentizione e i disturbi del sonno in genere non durano più di una settimana con una fase acuta che può durare 24 ore e che corrisponde al momento in cui il dente emerge dalla gengiva facendosi spazio nell'arcata dentale. Il questa fase il neonato ha bisogno di essere rassicurato e confortato dalla mamma con coccole e carezze. Se il dolore e i sintomi persistono per troppi giorni si deve prendere in considerazione che la causa potrebbe essere di altra natura. Dentini e diarrea Alcuni pediatri sostengono che la dentizione non causi mai diarrea, mentre altri sono convinti che lo stress fisico da dentizione bambini causi un leggero coinvolgimento intestinale. La verità sta in mezzo e comunque se un bambino presenta la diarrea durante la dentizione è necessario farlo bere spesso per compensare la perdita di liquidi. Il pediatra va consultato se l'emissione di feci liquide o semiliquide si prolunga per più di un giorno o aumenta di intensità. Febbre da denti La febbre da dentini non è mai stata dimostrata, infatti secondo i pediatri non vi è una correlazione tra la dentizione dei neonati e la comparsa di malattie febbrili. Il fatto che il neonato ha la febbre quando compaiono i primi dentini è solo una coincidenza, infatti nel medesimo periodo l'organismo dei bambini cessa di essere protetto dagli anticorpi materni ricevuti durante la gravidanza ed è quindi è più suscettibile alle malattie. I bambini allattati al seno invece si ammalano di meno perchè gli anticorpi materni continuano ad essere passati da madre a bambino attraverso il latte. Ciuccio e dentizione Ciuccio e dentizione è spesso fonte di apprensione per le mamme. Non bisogna temere che l' uso del ciuccio o del dito in bocca influisca negativamente sulla dentizione del neonato. La suzione è un bisogno oltre che un'istinto e non va mai contrastato, anzi nel processo di dentizione i ciucci possono addirittura dare sollievo quando i bimbini hanno mal di denti da dentizione. Il problema dei denti da latte storti e ciuccio si pone solo dopo i 3 anni, durante la crescita i denti sono del tutto immobili, ma cambiano spesso di posizione, il succhiotto in questo caso potrebbe premere sui denti frontali modificandone l'allineamento. Il rischio che il succhiotto possa provocare i dentini da latte storti è tanto più alto quanto più è lungo il tempo che il bambino tiene il ciuccio nel cavo orale. Se il bimbo ha già 5 anni e succhia ancora è sempre consigliata una visita dal dentista. Quando preoccuparsi per la dentizione del neonato La dentizione bambini è un processo del tutto fisiologico che quasi mai ha esigenze particolari, ma necessita solo di tanta pazienza e dell'uso di piccoli rimedi per dare sollievo al bambino. La febbre alta, la diarrea acuta e il sanguinamento delle gengive non sono sintomi fisiologici da dentizione pertanto è sempre bene avvisare il pediatra per capire le cause di questi disturbi. Igiene orale dei denti da latte I primi dentini da latte necessitano di essere puliti indifferentemente che il primo dentino spunti a 2 mesi, a 3 mesi o a 8 mesi. L' igiene orale nel neonato è necessaria, infatti anche se i denti da latte sono destinati a cadere tengono il posto dei denti definitivi e ne garantiscono il giusto posizionamento. La pulizia della bocca del neonato va fatta così: non appena sbuca la puntina del dente si può strofinare con delicatezza la gengiva con una garza imbevuta di acqua oppure con un apposito spazzolino per neonato. L' igiene orale nei bambini è un' abitudine che allontana il rischio di carie offrendo inoltre sollievo a gonfiori, pruriti e fastidi tipici della dentizione. Quando il bambino sarà più grande è necessario introdurre la sana abitudine di lavarsi i denti. Per rendere l' azione di lavare i denti ai bambini piacevole si può: Mettere una canzone che gli piace e invitare il bambino a spazzolare i denti per tutto il tempo della canzone; Far scegliere al bambino uno spazzolino da denti divertente ed un dentifricio adatto a lui. Dare un premio quando il bambino si spazzola i denti per bene Creare una routine: la pulizia dei denti con lo spazzolino deve diventare un'abitudine quotidiana e non un momento saltuario. Evitare le minacce e dare il buon esempio: i genitori devono mostrare loro stessi quanto sia importante lavarsi i denti dopo i pasti, la sera e al mattino. Come deve essere lo spazzolino per bambini? Piccole dimensioni Impugnatura comoda Setole morbide Possibilmente colorato, in modo da stimolare l’attenzione del bambino Mammamather ostetrica tascabile

  • Neonato che piange? Perchè, come interpretare il pianto neonato e calmarlo.

    Sentire un neonato che piange può essere davvero molto frustrante per i neogenitori, soprattutto nelle primissime settimane di vita del bimbo. Il pianto è l'unico mezzo di comunicazione che il neonato ha a disposizione per manifestare un bisogno ai genitori e va sempre ascoltato e mai ignorato. Tralasciare un bambino che piange e come chiudere la porta ad una persona che ha bisogno di noi, un bisogno di fame, di sete, di essere cambiato, di coccole e tanto altro. Perchè un neonato piange? Piangere è l'unico linguaggio che i neonati hanno per comunicare i bisogni, i desideri e le irritazioni. A differenza di un adulto, i bimbi che piangono, soprattutto nei primi mesi di vita non manifestano un segnale di sofferenza ma un vero e proprio messaggio per parlare con i genitori. Se ascoltiamo con attenzione i neonati che piangono ci accorgeremo che ciascun pianto ha un'intonazione differente a seconda di ciò che il bimbo vuole esprimere. I neogenitori con il tempo impareranno ad interpretare il pianto del neonato e a capire se si tratta di un semplice vagito che comunica emozioni oppure un pianto per fame, un pianto nervoso e nei casi più estremi un un pianto inconsolabile. Il pianto del neonato è uno strumento di sopravvivenza. Un bimbo che piange esprime un bisogno Spesso vi sarete chiesti perchè un neonato piange sempre , oppure perchè mio figlio è inconsolabile? In realtà l'aspetto dell'impellente bisogno accomuna tutti i bambini che piangono, perchè il neonato è totalmente dipendente dai suoi impulsi e quando ha fame ha la necessità di soddisfare quel bisogno senza aspettare, se è stanco vuole dormire e piange finché non si sarà riposato , e così se è triste annoiato, spaventato e deluso...... piange. Pianto neonato di un mese Nel corso del primo mese di vita il bambino piange secondo un riflesso automatico, non volontario. Nel momento in cui avverte un bisogno impellente è indotto a inspirare aria nei polmoni e ad espellerla attraverso le corde vocali che vibrano producendo il suono del pianto bambino. In realtà nel primo mese, fino a circa sei settimane dalla nascita nel pianto del bebè non vi sono lacrime ma solo urli e vagiti. Va inoltre sottolineato che per il neonato qualsiasi bisogno non è procrastinabile ma rappresenta un'emergenza quindi il pianto disperato neonato potrebbe esser scaturito dalla semplice necessità di essere accarezzato o cullato, non solo per bisogni come fame e sonno. Quindi un neonato che piange sempre è un bambino che ha delle necessità che chiedono di essere soddisfatte. Pianti dei bimbi: come interpretarli e come calmare un bambino che piange Ecco al guida per i genitori per interpretare il pianto neonati Pianto di un neonato per fame Il pianto per fame inizia piano e poi diventa inconsolabile Il pianto inizia in modo flebile e aritmico e poi aumenta diventando un pianto intenso e inconsolabile. Il senso di fame del neonato è un processo fisiologico diverso per ogni bambino e che quindi varia da neonato a neonato ed è molto instabile soprattutto nei primi giorni di vita. Essendo uno dei motivi più frequenti di pianto dei bambini non bisogna però pensare che tutte le volte che il neonato pianga abbia fame. Pianto di un neonato nervoso e irrequieto Il pianto dei neonati nervosi è flebile, il bebè si dimena come per liberarsi. Il pianto è molto caratteristico, nella fase iniziale è simile al pianto per fame ma a differenza di questo non diventa mai inconsolabile, rimane sempre flebile e senza strilli. Il neonato si dimena come se volesse liberarsi da un fastidio ad esempio sente caldo, sente freddo, il pannolino è bagnato. Se il neonato non riesce a mantenere il proprio calore corporeo, si agita , il respiro si fa rapido e si mette a piangere. Pianto di un neonato agitato e stanco E' un pianto che inizia di colpo e prosegue come quello da nervosismo. Se un neonato riceve troppi stimoli si stanca e si agita. Può capitare che in mezzo ad amici e parenti il neonato chiuda improvvisamente gli occhi, giri la testa e si metta a piangere, oppure perda interesse per qualcosa che fino ad un minuto prima lo catturava e inizia a piangere. Bene, sono i classici sintomi di un neonato che ha bisogno di dormire e se non può farlo per via di luci, rumori o sballottamento che lo eccitano impedendogli di prendere sonno inizia a piangere. Per calmare un neonato che è agitato la soluzione è solo una: farlo dormire, portatelo in un posto tranquillo, cullatelo dolcemente e lasciatelo piangere fino a quando non esaurisce la tensione accumulata. Pian piano sprofonderà in un dolce sonno e ricaricherà le pile. Pianto di un neonato deluso Inizia improvvisamente quando non riesce a fare qualcosa Il neonato non ha la piena gestione di tutti i movimenti del suo corpo e non controlla perfettamente gambe, braccia e mani. I neonato potrebbe volersi mettere le mani in bocca oppure afferrare qualcosa, non ci riesce e scoppia a piangere. In questo caso vuole essere aiutato a sentirsi accudito dai genitor i, quindi se gli è caduto il pupazzetto deve essere consapevole che la mamma gli sarà accanto e gli ridarà il suo pupazzetto. Pianto di neonato che vuole compagnia E' un piagnucolio quando non vede la mamma nelle vicinanze Anche i neonati soffrono la solitudine e quando si sentono soli iniziano a piagnucolare. Il pianto è leggero ma ritmico che si placa quando il bambino ottiene una risposta. Avviciniamo il nostro viso al quello del bambino, trasferiamogli il calore del nostro corpo, culliamolo e parliamogli, smetterà subito di piangere. Commozione e pianto improvviso del neonato Sono talmente felici che scoppiano a piangere per attirare l' attenzione dei genitori Non si pensa mai che i neonati, soprattutto i più piccoli si possano commuovere, invece lo fanno molto più spesso di quanto pensiamo. Ci accorgiamo che un neonato si commuove quando lo andiamo a riprendere dal nido, dai nonni o quando il papà rientra da lavoro dopo molte ore e improvvisamente da che il neonato era tranquillo scoppia a piangere. Sono talmente felici che scoppiano a piangere per attirare l' attenzione dei genitori ed essere coccolati di più. Pianto di spavento Si manifesta dopo i 6 mese quando inizia a riconoscere i volti conosciuti da quelli sconosciuti. Se il bambino si trova con una persona che non conosce bene scoppia improvvisamente a piangere, si dimena e vuole allontanarsi. La paura si manifesta generalmente con il pianto nel neonato di 6 mesi ossia quando inizia a riconoscere i volti a lui familiari e i volti degli sconosciuti. Pianto di dolore Il pianto di dolore è caratterizzato da un urlo , seguito da una pausa e poi da un pianto intenso che tende a diminuire. Un tempo si pensava che i neonati non provassero dolore o comunque lo provassero in modo molto superficiale a causa dell'immaturità delle fibre nervose. In realtà è stato dimostrato che non è così e che anche i più piccoli provano stimoli dolorosi. Il piando di un neonato che prova dolore è improvviso e lacerante e provoca una immediata reazione dei genitori che lo sentono. Il pianto di dolore è generalmente caratterizzato da un urlo , seguito da una pausa e poi da un pianto intenso che tende a diminuire. Pianto dei bimbo quando sono malati E' un lamento, debole e continuo. Il pianto di un bambino malato non è un vero e proprio pianto ma più che altro un lamento, debole e continuo. Se il neonato ha mangiato, ha fatto cacca e pipì, è stato pulito, non ha né freddo né caldo, ha passato la giornata senza avere emozioni forti , è tenuto in braccio ed è coccolato ma continua a piangere si deve prendere in considerazione l'ipotesi che non si senta bene. Il pianto di un bambino che sta male è un pianto acuto che trasmette urgenza e si differenzia da tutti altri pianti e modi di piangere. Un neonato che piange perchè sta male va sempre preso in braccio, accudito e coccolato. Come calmare un neonato che piange? Come detto il neonato piange per svariati motivi e o gni pianto ha delle caratteristiche ben definite in base al bisogno che il bebè prova in quel momento. Il modo per far smettere di piangere un neonato è soddisfare la sua richiesta: di fame, calore , pulizia, coccole e altro . Quando non è possibile alleviare il disagio del neonato che piange è assolutamente necessario fargli sentire la nostra vicinanza, coccolandolo e rassicurandolo senza paura di viziarlo. Mammamather ostetrica tascabile #piantodelneonato #bambinochepiange #neonatochepiange #piantobambino #piangere

  • Glicemia in gravidanza: la curva glicemica per la diagnosi del diabete gestazionale 

    Il controllo della glicemia in gravidanza è di notevole importanza e l'esame della curva da carico che segue che si effettua tra la 24 e la 28 settimana di gravidanza e serve a rilevare la presenza di diabete gestazionale. Il diabete gravidico è una malattia endocrina del metabolismo dei carboidrati e deriva da una inadeguata produzione o da un inefficiente utilizzo dell’ insulina. Scopriamo come si effettua la curva glicemica in gravidanza, e il controllo del diabete gravidico con la dieta e la terapia insulinica Diabete gestazionale Il diabete gravidico è una malattia endocrina del metabolismo dei carboidrati e deriva da una inadeguata produzione o da un inefficiente utilizzo dell’insulina. L’insulina viene prodotta dalle cellule del pancreas ed ha il compito di ridurre il livello ematico di glucosio. In corso di diabete da gestazione il pancreas non produce l' insulina sufficiente a mantenere nella normalità i livelli di glucosio nel sangue , infatti durante la gravidanza si verificano dei cambiamenti che mettono a rischio questo delicato meccanismo. All'inizio della gravidanza il rialzo degli ormoni estrogeno e progesterone stimolano un aumento di produzione di insulina da parte del pancreas materno. Nella seconda parte della gravidanza gli elevati livelli di ormoni placentari determinano un aumento di resistenza all’insulina e quindi una ridotta tolleranza al glucosio. Il delicato sistema di equilibrio tra produzione e consumo di glicogen o durante la gravidanza è messo a dura prova soprattutto perchè il feto trae energia dal glucosio proveniente unicamente dalle riserve materne. Qualsiasi disturbo del metabolismo dei carboidrati può aggravarsi durante la gestazione diventando causa di diabete da gravidanza. Per diabete in gravidanza si intende un aumento dei livelli di glucosio nel sangue che si manifesta o viene rilevato per la prima volta durante la gravidanza. Questa condizione si verifica nell’8 % delle donne gravide e generalmente tende a scomparire dopo il parto. Diabete gestazionale sintomi I sintomi diabete gestazionale si possono manifestare con una sintomatologia poco evidente che può passare addirittura inosservata. Diabete in gravidanza sintomi Aumento ingiustificato di sete in gravidanza Bisogno frequente di urinare Perdita di peso corporeo Disturbi della vista Infezioni frequenti come cistite o candidosi Attraverso un'attenta gestione della gravidanza è possibile rilevare la presenza di diabete gravidico, e la presenza di valori glicemia in gravidanza alterati. I fattori di rischio come la l’obesità e la familiarità per il diabete possono far aumentare le probabilità avere glicemia alta in gravidanza e di andare incontro a questa forma di diabete. Durante i nove mesi di gestazione la placenta secerne ormoni che contrastano l’effetto dell’insulina comportando un aumento dei valori di glicemia nel sangue . Nella maggior parte dei casi l’ organismo materno reagisce aumentando la produzione di insulina per contrastare il glucosio alto in gravidanza ma nel caso in cui il pancreas non sia in grado di supplire a questa carenza si manifesta il diabete gestazionale. Curva da carico di glucosio per conoscere i valori glicemia in gravidanza La curva glicemica da carico di glucosio è un test al sangue che serve a valutare i valori glicemia in gravidanza e la presenza di diabete gestazionale. Curva glicemica quando farla? La curva da carico glicemico si esegue tra la 24 settim ana e la 28 settimana di gravidanza, il test non è obbligatorio, ma fortemente consigliato. Curva glicemica come si fa? La curva da carico orale di glucosio è un test al sangue che preoccupa un po’ le mamme in attesa, soprattutto a causa del dolcissimo “bibitone” che sono costrette a bere. Come detto il test va eseguito tra le 24 - 28 settimane ma s e il semplice esame della glicemia risulta alterato o ci sono forti segnali di rischio si anticipa l'esame a 16 - 18 settimane . Se la curva da carico in gravidanza è normale, la donna a rischio ripeterà l'esame intorno alla 28esima settimana. Tutte le donne gravide, indipendentemente dai fattori di rischio dovrebbero sottoporsi allo studio dei valori diabete che consiste nell’ assunzione orale di 75 gr. di glucosio e dal prelievo di tre campioni di sangue: Prelievi del test da carico di glucosio uno a digiuno prima dell’ assunzione di 75 gr di glucosio uno dopo 60 minuti dall’ assunzione del glucosio. uno dopo 120 minuti dall'assunzione del glucosio. Curva glicemica in gravidanza valori I valori della curva glicemica in gravidanza indicano se si è in presenza di diabete gestazionale o meno, tenuto presente che valori glicemici lievemente al si sopra della norma sono sempre da attenzionare e da non trascurare. Risultati curva glicemica Esame curva glicemica: valori normali fino a 95 mg/dl subito dopo l'assunzione della soluzione glucosata; fino a 180 mg/dl dopo 60 minuti; inferiori a 155 mg/dl dopo 120 minuti. I valori glicemici normali indicano che non si è in presenza di diabete gestazionale. Esame curva glicemica: valori anormali Viene formulata la diagnosi di diabete gestazionale se vengono superati i seguenti valori di glicemia in gravidanza. glicemia a digiuno 95mg/dl; glicemia dopo 1 ora 180mg/dl; glicemia dopo 2 ore 155mg/dl. Nel diabete gestazionale valori limite vanno sempre attenzionati, infatti alti valori di glicemia a digiuno in gravidanza rappresentano sempre un campanello di allarme. Diabete gestazionale rischi Nel diabete gestazionale i rischi materni e fetali risultano aumentati se la gravidanza non viene seguita nel modo opportuno infatti i controlli servono ad evidenziare possibili rischi e correggerli tempestivamente. Se i valori diabete gestazionale sono molto alterati il rischio sarà maggiore. Nel caso di diabete gestazionale correttamente seguito i rischi risultano considerevolmente diminuiti anche se una madre con diabete gravidico è soggetta a maggiori complicanze rispetto ad una gravidanza normale. Rischi materni di diabete gestazionale Ecco i rischi materni in caso di glicemia in gravidanza con valori alterati Rischio di aumento del liquido amniotico che in genere si verifica nel 10-20% delle donne con diabete gestazionale e si ritiene dovuto ad un’aumentata diuresi fetale conseguente all’iperglicemia. L’ aumento del liquido amniotico può causare rottura prematura delle membrane e parto pretermine . Rischio di Chetoacidosi : l’ iperglicemia può causare chetoacidosi a seguito dell’accumulo di corpi chetonici acidi derivati dal metabolismo dei grassi. La chetoacidosi di solito si instaura raramente e principalmente nelle gravidanze non gestite. Rischio di Infezioni : le gravide affette da diabete gravidico sono a rischio di sviluppo di vaginiti ed infezioni urinarie dovute alla glicosuria che contribuisce a creare un ambiente fertile per crescita batterica. Rischi fetali del diabete gestazionale I problemi del neonato nati da madre con diabete gestazionale derivano unicamente dall’ elevato livello di glucosio nel sangue materno ed è rappresentato dalla macrosomia fetale. Rischio di macrosomia : tipicamente i bambini nati da madre diabetica sono grandi per l’epoca gestazionale . Un livello ematico di glucosio nel sangue stimola in maniera continuativa le cellule del pancreas del neonato a produrre insulina . Questo stato di iper-insulinemia fa si che il piccolo utilizzi tutto il glucosio disponibile crescendo eccessivamente. La macrosomia può essere ridotta attraverso un rigoroso controllo della glicemia materna. Prevenzione diabete gestazionale Per una buona prevenzione del diabete gestazionale l’alimentazione è fondamentale . La dieta per diabete gestazionale prevede di mangiare sano, scegliere cibi di qualità e facendo attenzione a bilanciare l’introito dei diversi nutrienti. La prevenzione si può estendere anche con la diagnosi precoce del diabete gestazionale annullando del tutto i rischi che il diabete gravidico comporta. Lo schema dieta per diabete gestazionale prevede di incrementare l’ apporto calorico di circa 300 calorie al giorno con gli opportuni bilanciamenti dei nutrienti consigliati dal diabetologo in base al singolo caso clinico. Diabete gestazionale dieta Diabete gestazionale cosa mangiare? La domanda più frequente nelle donne con diabete gestazionale La dieta per il diabete gestazionale deve essere seguita minuziosamente e finalizzata a garantire il giusto apporto calorico necessario alla crescita del feto ed a evitare episodi di ipoglicemia o iperglicemia nella madre. Nella dieta consigliata per diabete gestionale il cibo deve essere suddiviso in tre pasti e tre spuntini . Nello schema dieta per il diabete gestazionale hanno notevole importanza gli spuntini infatti lo spuntino prima del sonno notturno deve comprendere sia proteine che carboidrati complessi al fine di prevenire l’ ipoglicemia notturna. E' necessario pianificare la dieta per diabete in gravidanza con un diabetologo, basandosi sul singolo stile di vita, abitudini e gusti propri e imparando a familiarizzare con i meccanismi che regolano l’equilibrio del glucosio nel sangue in modo da gestire i pasti in autonomia. La terapia insulinica è necessaria solo quando nonostante il rispetto della dieta prescritta dal diabetologo i valori della glicemia risultano superiori ai valori ritenuti normali per la gravidanza. Terapia per diabete gestazionale Come detto il diabete gestazionale è una forma di diabete tipica della gravidanza e nella maggior parte dei casi una dieta correttamente bilanciata riesce a mantenere i livelli di glicemia nel sangue nei parametri normali , ossia nè con valori di glicemia bassi, nè con i valori glicemia alti. In alcuni casi però la sola dieta non riesce a mantenere i livelli di glucosi nel sangue nei parametri fisiologici quindi è necessario intervenire con l'insulina. I classici ipoglicemizzanti orali assunti per bocca in gravidanza non sono mai prescritti perchè potrebbero arrecare seri danni al feto, quindi in caso di necessità la terapia insulinica rappresenta l'unico farmaco per la cura del diabete. Per trattare il diabete gestazionale si usano 3 tipi di insulina , talvolta insieme: l'insulina zinco; l'insulina regolare ; l'insulina isofano. Il dosaggio dell' insulina dipende dai valori glicemici e viene prescritto dal diabetologo in relazione al singolo caso clinico e alla risposta della paziente alla terapia. Insulina Zinco (es. Monotard) : si tratta di un'insulina ad azione intermedia-lunga, che va iniettata 3 volte al giorno e fornisce il 30-50% del fabbisogno giornaliero di insulina. Insulina isofano (es. Protaphane, Humulin I, Actraphane, Humulin, Mixtard): il farmaco presenta un'azione intermedia, e va somministrato 1-3 volte al giorno, in base alla gravità della condizione e ai livelli glicemici La terapia insulina si somministra per via sottocutanea . 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