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- Astensione obbligatoria. Come richiedere il congedo di maternità, la domanda, a quanti mesi e quando
Vuoi sapere tutto sull'astensione obbligatoria e il congedo di maternità? Ecco per te la guida per sapere a chi spetta la maternità , come presentare la domanda, la busta paga e fino a quanti mesi si ha diritto all' astensione obbligatoria La maternità INPS è il congedo dal lavoro di cui le donne in gravidanza possono usufruire ed è un diritto di ogni donna che lavora. Il papà invece può usufruire del congedo di paternità al posto della mamma lavoratrice per accudire il bambino. Sommario Legge sulla maternità Cos'è l' astensione obbligatoria per maternità Cosa spetta con la maternità Busta paga della maternità Inps Congedo di paternità Congedo di maternità per le madri libero professioniste Congedo di maternità per le lavoratrici autonome La domanda per richiedere l' astensione obbligatoria Documentazione da presentare Legge maternità Il decreto legislativo n. 151 del 26 marzo 2001, testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità , tutela la maternità delle donne lavoratrici garantendo: 5 mesi di astensione obbligatoria dal lavoro, 2 prima e 3 dopo la nascita del bambino retribuiti al 100%. Prima di chiedere il congedo di maternità al proprio datore di lavoro è opportuno leggere con attenzione il contratto di lavoro, perché non tutti offrono il medesimo vantaggio. In ogni caso, durante la gravidanza il datore di lavoro deve concedere obbligatoriamente i permessi per gli esami prenatali , le ecografie o i corsi preparto. È meglio presentarsi al colloquio con il datore di lavoro con idee ben chiare sul periodo di astensione obbligatoria, comprese le possibili date dell’ ultimo giorno di lavoro e del giorno di ritorno, preparando anche argomenti sui quali si vorrebbe negoziare come un part-time, ferie e malattia. Le norme che disciplinano permessi e congedi a tutela della maternità e della paternità sono contenute nel decreto legislativo n. 151 del 26 marzo 2001, cosiddetto Testo Unico maternità/paternità. Cos'è il congedo di maternità Il congedo di maternità è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alla lavoratrice durante il periodo di gravidanza e puerperio. Durante il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro la lavoratrice percepisce un’indennità economica in sostituzione della retribuzione. Il diritto al congedo ed alla relativa indennità spettano anche in caso di adozione o affidamento di minori. In presenza di determinate condizioni che impediscono alla madre di beneficiare del congedo di maternità, il diritto all’astensione dal lavoro ed alla relativa indennità spettano al padre (congedo di paternità). A chi spetta l' astensione obbligatoria? alle lavoratrici dipendenti assicurate all'Inps anche per la maternità, comprese le lavoratrici assicurate ex IPSEMA. (apprendiste, operaie, impiegate, dirigenti) aventi un rapporto di lavoro in corso alla data di inizio del congedo. alle disoccupate o sospese se la maternità è iniziata entro 60 giorni dall' ultimo giorno di lavoro oppure se sussiste il diritto all'indennità di disoccupazione, alla mobilità oppure alla cassa integrazione. alle lavoratrici agricole a tempo indeterminato ed alle lavoratrici agricole tempo determinato che nell’anno di inizio del congedo siano in possesso della qualità di bracciante comprovata dall’iscrizione negli elenchi nominativi annuali per almeno 51 giornate di lavoro agricolo (art. 63 T.U.) alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti) che hanno 26 contributi settimanali nell'anno precedente l'inizio del congedo di maternità oppure 52 contributi settimanali nei due anni precedenti l'inizio del congedo stesso alle lavoratrici a domicilio alle lavoratrici LSU o APU Non spetta alle lavoratrici dipendenti da Amministrazioni Pubbliche (incluse le lavoratrici dipendenti dai soppressi enti Inpdap ed Enpals) le quali sono tenute agli adempimenti previsti dalla legge in caso di maternità verso l’amministrazione pubblica dalla quale dipendono Cosa spetta alle donne in gravidanza con la maternità obbligatoria ? Un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro che comprende : prima del parto i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (salvo flessibilità) e il giorno del parto i periodi di interdizione anticipata disposti dall’azienda sanitaria locale (per gravidanza a rischio) oppure dalla direzione territoriale del lavoro (per mansioni incompatibili) dopo il parto i 3 mesi successivi al parto (salvo flessibilità) e, in caso di parto avvenuto dopo la data presunta, i giorni compresi tra la data presunta e la data effettiva. In caso di parto anticipato rispetto alla data presunta (parto prematuro o precoce), ai tre mesi dopo il parto si aggiungono i giorni non goduti prima del parto, anche qualora la somma dei 3 mesi di post partum e dei giorni compresi tra la data effettiva del parto ed la data presunta del parto, superi il limite complessivo di cinque mesi; i periodi di interdizione prorogata disposti dalla direzione territoriale del lavoro (per mansioni incompatibili con il puerperio) In caso di parto gemellare la durata del congedo di maternità non varia. In caso di ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata, la madre può sospendere, in tutto o in parte, il congedo post parto, riprendendo nel frattempo l’attività lavorativa e differendo la fruizione del periodo di congedo residuo a partire dalla data di dimissioni del bambino. Tale diritto può essere esercitato una sola volta per ogni figlio subordinatamente alla sussistenza della compatibilità della ripresa dell’attività lavorativa con il proprio stato di salute. Tale compatibilità, per espressa disposizione normativa, è comprovata da “attestazione medica che dichiari la compatibilità dello stato di salute della donna con la ripresa dell’attività lavorativa”. Astensione maternità e interruzione di gravidanza In caso di interruzione di gravidanza che si verifica dopo i 180 giorni dall'inizio della gestazione (180simo giorno incluso), nonché in caso di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, la lavoratrice ha diritto ad astenersi dal lavoro per l'intero periodo di congedo di maternità salvo che la stessa non si avvalga della facoltà di riprendere l’attività lavorativa. Periodo di maternità per adozione e affidamento In caso di adozione o affidamento nazionale di minore di cui alla legge 184/1983 il congedo di maternità spetta per i 5 mesi successivi all’effettivo ingresso in famiglia del minore adottato o affidato pre-adottivamente nonché per il giorno dell’ingresso stesso . Per le adozioni o gli affidamenti preadottivi internazionali di cui alla legge 184/1983 il congedo spetta per i 5 mesi successivi all’ingresso in Italia del minore adottato o affidato nonché per il giorno dell’ingresso in Italia. Fermo restando il periodo complessivo di 5 mesi, il periodo di congedo può essere fruito, anche parzialmente, prima dell'ingresso in Italia del minore. Il periodo di congedo non fruito antecedentemente all'ingresso in Italia del minore, è fruito, anche frazionatamente, entro i 5 mesi dal giorno successivo all'ingresso medesimo. I periodi di permanenza all'estero, seguiti da un provvedimento di adozione o affidamento validi in Italia, possono essere indennizzati a titolo di congedo di maternità. Per i periodi di permanenza all'estero è previsto anche un congedo non retribuito, né indennizzato. In caso di affidamento non preadottivo di cui alla legge 184/1983 il congedo spetta per un periodo di 3 mesi da fruire, anche in modo frazionato, entro l’arco temporale di 5 mesi dalla data di affidamento del minore. Anche in caso di adozione o affidamento è possibile sospendere il periodo di congedo di maternità in caso di ricovero del minore adottato o affidato (art. 26 comma 6 bis), subordinatamente alla ripresa dell’attività lavorativa. Per ulteriori approfondimenti può essere consultata la circolare Inps 16/2008 di attuazione dell’art. 26 del T.U. Congedo maternità al padre. Il congedo parentale Il congedo di paternità è riconosciuto dal momento in cui si verificano determinati eventi riguardanti la madre del bambino, a prescindere dal fatto che la stessa sia lavoratrice o non lavoratrice. Il congedo di paternità spetta in caso di: morte o grave infermità della madre. La morte della madre dev’essere attestata mediante compilazione dell’apposita dichiarazione di responsabilità predisposta nella domanda telematica; la certificazione sanitaria comprovante la grave infermità va presentata in busta chiusa al centro medico legale dell’Inps, allo sportello oppure a mezzo raccomandata postale; abbandono del figlio da parte della madre. L’abbandono (o mancato riconoscimento del neonato) da parte della madre dev’essere attestato mediante compilazione dell’apposita dichiarazione di responsabilità predisposta nella domanda telematica; affidamento esclusivo del figlio al padre (art. 155 bis cod. civ.). L’affidamento esclusivo può essere comprovato allegando alla domanda telematica copia del provvedimento giudiziario con il quale l’affidamento esclusivo è stato disposto oppure comunicando gli estremi del provvedimento giudiziario ed il tribunale che lo ha emesso; rinuncia totale o parziale della madre lavoratrice al congedo di maternità alla stessa spettante in caso di adozione o affidamento di minori. La rinuncia è attestata dal richiedente mediante compilazione dell’apposita dichiarazione di responsabilità predisposta nella domanda telematica. Il congedo di paternità, che decorre dalla data in cui si verifica uno degli eventi suindicati (morte, grave infermità e così via), coincide temporalmente con il periodo di congedo di maternità non fruito dalla lavoratrice madre, anche nel caso di madre lavoratrice autonoma avente diritto all’indennità prevista dall’art.66 T.U. In caso di madre non lavoratrice, il congedo di paternità termina al terzo mese dopo il parto. In caso di ricovero del bambino in una struttura ospedaliera, il congedo di paternità può essere sospeso, in tutto o in parte, fino alla data di dimissioni del bambino. Congedo parentale e astensione del padre lavoratore La legge 28 giugno 2012, n.92 ha introdotto in via sperimentale, per il triennio 2013-2015, le misure a sostegno della genitorialità, prorogate anche per l’anno 2016 dalla legge 208/2015 (legge di stabilità per il 2016) e di seguito riportate: Il padre lavoratore dipendente, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, ha l'obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di due giorni, fruibili anche disgiuntamente. Tale diritto spetta solo per le nascite, le adozioni e gli affidamenti avvenuti nell’anno 2016.Per gli eventi avvenuti prima di tale data, sussiste l’obbligo di astensione soltanto per un giorno. Il diritto del padre lavoratore si configura come un diritto autonomo rispetto a quello della madre e può essere fruito dallo stesso anche durante il periodo di astensione obbligatoria post partum della madre. Per la fruizione dello stesso, al padre è riconosciuta un'indennità pari al 100 per cento della retribuzione. Il padre lavoratore dipendente, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio può astenersi per un ulteriore periodo di due giorni, anche continuativi, previo accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest'ultima. Al padre è riconosciuta un'indennità pari al 100 per cento della retribuzione in relazione al periodo di astensione. Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare l’apposita pagina “Congedi papà” dedicata a quanto disposto dal Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del 22 dicembre 2012 e dalla successiva Circolare INPS n.40 del 14 marzo 2013. Quando spetta il congedo di paternità? Durante i periodi di congedo di maternità (o paternità) la lavoratrice (o il lavoratore) ha diritto a percepire un'indennità economica pari all'80% della retribuzione giornaliera calcolata sulla base dell'ultimo periodo di paga scaduto immediatamente precedente l’inizio del congedo di maternità quindi, di regola, sulla base dell’ultimo mese di lavoro precedente il mese di inizio del congedo (art. 22 e seguenti del T.U.). Busta paga maternità obbligatoria Di regola, l'indennità è anticipata in busta paga dal datore di lavoro. L’anticipazione da parte del datore di lavoro è effettuata anche alle lavoratrici assicurate ex IPSEMA dipendenti da datori di lavoro optanti per il pagamento delle indennità con il metodo del conguaglio (codice conguaglio “CA2G”) (Circolare INPS n. 173 del 23.10.2015) L'indennità è pagata direttamente dall'Inps alle: lavoratrici stagionali operaie agricole (salva la facoltà di anticipazione dell’indennità, da parte del datore di lavoro, in favore delle operaie agricole a tempo indeterminato) lavoratrici dello spettacolo saltuarie o a termine lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti) lavoratrici disoccupate o sospese lavoratrici assicurate exIPSEMA dipendenti da datori di lavoro non optanti per il pagamento delle indennità con il metodo del conguaglio (codice conguaglio “CA2G”) - (Circolare INPS n. 173 del 23.10.2015) Il pagamento diretto viene effettuato dall'Inps secondo la modalità scelta nella domanda: bonifico presso l'ufficio postale; accredito su conto corrente bancario o postale. Lavoratrici e lavoratori iscritti alla gestione separata INPS -libero professionisti Il congedo di maternità è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alla lavoratrice durante il periodo di gravidanza e puerperio. Durante il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro la lavoratrice ha diritto all’indennità economica in sostituzione del compenso. Le libere professioniste iscritte alla gestione separata Inps non hanno tale obbligo di astensione; tuttavia la permanenza al lavoro comporta la perdita del diritto all’indennità di maternità. Il diritto al congedo ed alla relativa indennità spettano anche in caso di adozione o affidamento di minori. In presenza di determinate condizioni che impediscono alla madre di beneficiare del congedo di maternità, il diritto all’astensione dal lavoro ed alla relativa indennità spettano al padre (congedo di paternità). A chi spetta l' assenza per maternità ? Alle lavoratrici ed ai lavoratori iscritti esclusivamente alla gestione separata Inps e non pensionati, tenuti quindi a versare alla gestione separata il contributo con l’aliquota maggiorata prevista dalla legge per finanziare le prestazioni economiche di maternità/paternità. Il diritto all’indennità di maternità/paternità spetta a condizione che nei 12 mesi precedenti il mese di inizio del congedo di maternità (o paternità) risultino effettivamente accreditati o dovuti alla gestione separata almeno 3 contributi mensili comprensivi della predetta aliquota maggiorata (automaticità delle prestazioni, art. 64-ter T.U. introdotto dal decreto legislativo 80/2015). Per ogni approfondimento si rinvia alla Circolare INPS n.42 del 26.02.2016. Congedo di maternità per le madri libere professioniste? Un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro che comprende (artt. 16 e seguenti del T.U.): prima del parto i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (salvo flessibilità) e il giorno del parto; i periodi di interdizione anticipata disposti dall’azienda sanitaria locale (per gravidanza a rischio) oppure dalla direzione territoriale del lavoro (per mansioni incompatibili) dopo il parto i 3 mesi successivi al parto (salvo flessibilità) e, in caso di parto avvenuto dopo la data presunta, i giorni compresi tra la data presunta e la data effettiva; in caso di parto anticipato rispetto alla data presunta (parto prematuro o precoce), ai tre mesi dopo il parto si aggiungono i giorni non goduti prima del parto, anche qualora la somma dei 3 mesi di post partum e dei giorni compresi tra la data effettiva del parto ed la data presunta del parto, superi il limite complessivo di cinque mesi; i periodi di interdizione prorogata disposti dalla direzione territoriale del lavoro (per mansioni incompatibili con il puerperio). In caso di parto gemellare la durata del congedo di maternità non varia. In caso di ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata, la madre può sospendere, in tutto o in parte, il congedo post partum (art. 16 bis comma 1), riprendendo nel frattempo l’attività lavorativa e differendo la fruizione del periodo di congedo residuo a partire dalla data di dimissioni del bambino. Tale diritto può essere esercitato una sola volta per ogni figlio subordinatamente alla sussistenza della compatibilità della ripresa dell’attività lavorativa con il proprio stato di salute (comma 2 dell’art. 16 bis). Tale compatibilità, per espressa disposizione normativa, è comprovata da “attestazione medica che dichiari la compatibilità dello stato di salute della donna con la ripresa dell’attività lavorativa”. In caso di interruzione di gravidanza che si verifica dopo i 180 giorni dall'inizio della gestazione (180simo giorno incluso), nonché in caso di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, le lavoratrici hanno diritto ad astenersi dal lavoro per l'intero periodo di congedo di maternità salvo che la stessa non scelga di riprendere l’attività lavorativa (art. 16, comma 1 bis, del T.U. modificato dal D.Lgs. 119/2011). In caso di adozione o affidamento di minore di cui alla legge 184/1983 il diritto al congedo spetta per i cinque mesi successivi all’ingresso in famiglia del minore stesso (art.64-bis del T.U.). Il congedo di paternità è riconosciuto dal momento in cui si verificano determinati eventi riguardanti la madre del bambino, a prescindere dal fatto che la stessa sia lavoratrice o non lavoratrice. Il congedo di paternità spetta in caso di: morte o grave infermità della madre. La morte della madre dev’essere attestata mediante compilazione dell’apposita dichiarazione di responsabilità predisposta nella domanda telematica; la certificazione sanitaria comprovante la grave infermità va presentata in busta chiusa al centro medico legale dell’Inps, allo sportello oppure a mezzo raccomandata postale; abbandono del figlio da parte della madre. L’abbandono (o mancato riconoscimento del neonato) da parte della madre dev’essere attestato mediante compilazione dell’apposita dichiarazione di responsabilità predisposta nella domanda telematica; affidamento esclusivo del figlio al padre (art. 155 bis cod. civ.). L’affidamento esclusivo può essere comprovato allegando alla domanda telematica il provvedimento giudiziario con il quale l’affidamento esclusivo è stato disposto oppure comunicando gli estremi del provvedimento giudiziario ed il tribunale che lo ha emesso; In caso di adozione o affidamento di minori il padre può fruire del congedo di maternità spettante alla madre che vi rinunci totalmente o parzialmente. La rinuncia è attestata dal richiedente mediante compilazione dell’apposita dichiarazione di responsabilità predisposta nella domanda telematica Chi paga il congedo di maternità alle madri libero professioniste ? L'indennità e' pagata direttamente dall'Inps secondo la modalità scelta nella domanda: bonifico presso l'ufficio postale; accredito su conto corrente bancario o postale. Stipendio dell' astensione per libero professioniste Durante i periodi di congedo di maternità (o paternità) la lavoratrice (o il lavoratore) ha diritto a percepire un'indennità economica pari all'80% di 1/365 del reddito derivante da attività di collaborazione coordinata e continuativa per le lavoratrici parasubordinata; 80% di 1/365 del reddito derivante da attività libero professionale. Lavoratrici autonome L’indennità di maternità (artt. 66 e seguenti del T.U.) è riconosciuta alle lavoratrici autonome per i due mesi precedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla data medesima. In caso di adozione o affidamento nazionale di minore di cui alla legge 184/1983 spetta per i 5 mesi successivi all’effettivo ingresso in famiglia del minore adottato o affidato preadottivamente nonché per il giorno dell’ingresso stesso. Per le adozioni o gli affidamenti preadottivi internazionali di cui alla legge 184/1983 la lavoratrice ha diritto ad un’indennità par a 5 mesi per i periodi e secondo quanto previsto dall’art.26 del T.U. In caso di affidamento non preadottivo di cui alla legge 184/1983 l’indennità spetta per un periodo di 3 mesi da fruire, anche in modo frazionato, entro l’arco temporale di 5 mesi dalla data di affidamento del minore. L'indennità non comporta comunque obbligo di astensione dall'attività lavorativa autonoma. L’indennità di paternità è riconosciuto dal momento in cui si verificano determinati eventi riguardanti la madre del bambino, qualora la madre sia lavoratrice dipendente o autonoma. Il congedo di paternità spetta in caso di: morte o grave infermità della madre. La morte della madre dev’essere attestata mediante compilazione dell’apposita dichiarazione di responsabilità predisposta nella domanda telematica; la certificazione sanitaria comprovante la grave infermità va presentata in busta chiusa al centro medico legale dell’Inps, allo sportello oppure a mezzo raccomandata postale; abbandono del figlio da parte della madre. L’abbandono (o mancato riconoscimento del neonato) da parte della madre dev’essere attestato mediante compilazione dell’apposita dichiarazione di responsabilità predisposta nella domanda telematica; affidamento esclusivo del figlio al padre (art. 155 bis cod. civ.). L’affidamento esclusivo può essere comprovato allegando alla domanda telematica il provvedimento giudiziario con il quale l’affidamento esclusivo è stato disposto oppure comunicando gli estremi del provvedimento giudiziario ed il tribunale che lo ha emesso; In caso di adozione o affidamento di minori il padre può fruire del congedo di maternità spettante alla madre che vi rinunci totalmente o parzialmente. La rinuncia è attestata dal richiedente mediante compilazione dell’apposita dichiarazione di responsabilità predisposta nella domanda telematica. A chi spetta Alle artigiane, commercianti, coltivatrici dirette, colone, mezzadre, imprenditrici agricole professionali, nonché alle pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne, di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250, e successive modificazioni (Circolare INPS 130/2013), iscritte alla gestione dell'INPS in base all'attività svolta ed in regola con il versamento dei contributi anche per i mesi compresi nel periodo di maternità (due mesi precedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla data stessa). L'indennità può essere richiesta anche nei casi in cui l'iscrizione alla propria gestione sia avvenuta successivamente alla data di inizio del periodo indennizzabile per maternità. Si possono verificare i seguenti casi: iscrizione richiesta entro i termini di legge (30 giorni dall'inizio dell'attività per artigiani e commercianti e 90 giorni dall'inizio dell'attività negli altri casi): qualora l'attività sia iniziata in data precedente alla data di inizio del periodo di maternità, l'indennità spetta, alle condizioni sopra indicate (effettiva copertura contributiva del periodo indennizzabile per maternità), per l'intero periodo di maternità. Nel caso in cui l'attività lavorativa autonoma sia iniziata, invece, successivamente all'inizio del periodo di maternità, l'indennità spetta per il periodo successivo all'inizio dell'attività stessa; iscrizione richiesta oltre i termini di legge: l'indennità di maternità spetta a partire dalla data della domanda di iscrizione alle gestione di appartenenza. Quanto spetta alle madri lavoratrici autonome ? Per i periodi di maternità spettanti in caso di parto (due mesi precedenti la data del parto e tre mesi successivi alla data medesima) ed in caso di adozione/affidamento (cinque mesi dall’ingresso in famiglia o in Italia del minore adottato/affidato) spetta un'indennità economica pari all'80% della retribuzione giornaliera stabilita annualmente dalla legge a seconda del tipo di lavoro autonomo svolto. In caso di interruzione di gravidanza verificatasi oltre il terso mese dall’inizio della gestazione, l’indennità è corrisposta per un periodo di 30 giorni. Chi paga L'indennità è pagata direttamente dall'Inps secondo la modalità scelta nella domanda: bonifico presso l'ufficio postale; accredito su conto corrente bancario o postale. Domanda maternità obbligatoria La domanda di maternità (o paternità) deve essere presentata all’Inps telematicamente anche dalle lavoratrici e lavoratori assicurati ex IPSEMA dipendenti da datori di lavoro optanti per il pagamento delle indennità con il metodo del conguaglio (codice conguaglio “CA2G”)- (Circolare INPS n. 173 del 23.10.2015), mediante una delle seguenti modalità: WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo attraverso il portale dell’Istituto (); Contact Center integrato – n. 803164 gratuito da rete fissa o n. 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico; Patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi. La domanda telematica va inoltrata prima dell’inizio del congedo di maternità ed, in ogni caso, non oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile, pena la prescrizione del diritto all’indennità. La lavoratrice è tenuta a comunicare la data di nascita del figlio e le relative generalità entro 30 giorni da parto mediante una delle modalità telematiche sopra indicate. Le lavoratrici autonome trasmettono la domanda telematica a parto avvenuto. La domanda telematica prevede la possibilità di allegare documentazione utile per la definizione della stessa (provvedimenti di interdizione anticipata/posticipata, provvedimenti di adozione o affidamento, autorizzazione all’ingresso in Italia del minore straniero in adozione o affidamento preadottivo rilasciato dalla Commissione per le Adozioni Internazionali, attestazione di ingresso in famiglia del minore adottato/affidato e così via). Per le lavoratrici assicurate ex IPSEMA dipendenti da datori di lavoro optanti per il pagamento delle indennità con il metodo del conguaglio (codice conguaglio “CA2G”)- (Circolare INPS n. 173 del 23.10.2015) anche la competenza territoriale alla gestione delle pratiche è quella prevista per la generalità dei lavoratori, determinata sulla base della residenza dell’assicurato. La domanda è presentata in modalità cartacea dalle lavoratrici e lavoratori assicurati ex IPSEMA dipendenti da datori di lavoro non optanti per il pagamento delle indennità con il metodo del conguaglio (codice conguaglio “CA2G”)- (Circolare INPS n. 173 del 23.10.2015). In tali casi, la competenza territoriale è determinata sulla base delle istruzioni operative fornite con Circolare INPS n. 173 del 23.10.2015 Documentazione da presentare in forma cartacea per il congedo di maternità Il certificato medico di gravidanza ed ogni altra certificazione medico sanitaria richiesta per l’erogazione delle prestazioni economiche di maternità/paternità dev’essere presentata in originale alla Struttura Inps competente, allo sportello oppure a mezzo raccomandata postale in busta chiusa. Sulla busta contenente la certificazione medico sanitaria è utile apporre: il numero di protocollo rilasciato dalla procedura di invio online; la dicitura "documentazione domanda di maternità/paternità – certificazione medico sanitaria" (ai fini della legge sulla privacy). Prescrizione del diritto di maternità Il diritto all'indennità si prescrive nel termine di un anno che decorre dal giorno successivo alla fine del congedo di maternità (o paternità). Per evitare la perdita del diritto è necessario che la lavoratrice o il lavoratore interessati presentino all’Inps (prima dello scadere dell'anno) istanze scritte di data certa dirette ad ottenere il pagamento della indennità. Gli atti interruttivi della prescrizione possono essere effettuati anche tramite PEC oppure spediti a mezzo posta (raccomandata con ricevuta di ritorno). Leggi anche Nomi maschili Nomi Femminili Prepararsi al parto: cose da sapere prima del parto Lista nascita Amazon Dieta in gravidanza: cosa mangiare e cosa evitare Lista nascita: metti solo le cose indispensabili Massaggio perineo: elasticizza il perineo per un parto senza episiotomia Se stai per avere un bambino fai anche tu Lista Nascita Amazon. Con la Lista nascita Amazon potrai fare una lista delle cose ti servono per il tuo bambino e condividerla con amici e parenti in modo da ricevere il regalo di cui hai bisogno e che hai scelto tu. 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- Colestasi gravidica! Le cause dell'ittero, i sintomi, la cura la dieta e i rischi per il feto.
La colestasi gravidica è una malattia del fegato che insorge quasi sempre nelle fasi finali della gravidanza. In questo articolo vedremo quali sono le cause, i sintomi , la terapia e i rischi per il feto in caso di ittero materno. Cos'è la colestasi gravidica? La colestasi benigna della gravidanza, conosciuta anche con il nome di ittero gravidico idiopatico, è una delle cause più frequenti di itterizia in gravidanza. La colestasi intraepatica della gravidanza è un disturbo del fegato in cui vi è una compromissione del normale flusso della bile che causa una serie di disordini alla mamma e se non trattata rappresenta un rischio per la salute del feto soprattutto di parto prematuro. La malattia si sviluppa maggiormente durante l'ultimo trimestre di gravidanza, quando i livelli ormonali materni sono più alti, ma può manifestarsi anche nel secondo trimestre con la colestasi precoce della gravidanza che necessita un'attento monitoraggio di mamma e bambino. Cause dell'epatosi gravidica La causa della colestasi in gravidanza è ignota ma dagli studi si ipotizza che le donne che ne soffrono presentino un alterato metabolismo degli steroidi. Nello specifico la colestasi gravidica provoca un difetto nell’escrezione della bile dal fegato con conseguente aumento degli acidi biliari nel sangue. L'esatto meccanismo non è ancora del tutto chiaro, ma gli studi attuali suggeriscono che alla base della patologia vi siano fattori genetici, ormonali e ambientali. Recentemente, è stata rilevata nelle donne affette da ittero ricorrente della gravidanza una mutazione genetica di un gene specifico. Sempre dagli studi è emerso che la malattia si manifesta maggiormente in presenza di elevati livelli ormonali che coincidono con termine della gestazione e con la gravidanza gemellare. In Europa la colestasi gravidica è una malattia poco diffusa, mentre in Scandinavia e in Sud America è più comune, cosa che suggerisce una correlazione di natura etnica e che conferma la causa genetica della malattia. La colestasi della gravidanza è ereditaria ? Sì, madri e sorelle di pazienti con colestasi corrono un rischio maggiore di svilupparla, perchè dagli studi effettuati è emersa una base di natura genetica nell'insorgenza della malattia epatica. La colestasi tende a ripresentarsi nelle successive gravidanze (60-90%). Come riconoscere la colestasi gravidica, i primi sintomi L' inizio della sintomatologia della colestasi intraepatica è lento e progressivo. Solitamente il primo sintomo è il prurito diffuso a tutto il corpo ma accentuato al palmo delle mani e alla pianta dei piedi. Il prurito può essere molto intenso e peggiora di notte. La comparsa del prurito di norma si colloca tra la 22 settimana e la 32 settimana di gravidanza. Dopo pochi giorni o poche settimane inizia l'ittero accompagnato da emissione di urine modicamente pigmentate mentre le feci sono di colorito normale, solo raramente sono di colorito più chiaro. L' ittero non è costante, sono frequenti fasi anitteriche o con ittero talmente lieve da sfuggire all'osservazione nonostante vi sia sempre il prurito intenso ed essenziale. Nella fase iniziale non vi è febbre, nausea o vomito. Manifestazione e sintomi colestasi gravidica La caratteristica principale dell'epatosi gravidica è l'insorgenza improvvisa di un forte prurito che in genere peggiora fino al parto. Come detto il forte prurito è localizzato a mani e piedi e poi si estende alle gambe, alle braccia e in tutto il corpo. Più persiste il prurito, più si presentano cambiamenti della pelle dovuti a grattamento. Questi variano da graffi fini, escoriazioni, a protuberanze di 5-10 mm, cosiddetti prurigo nodulari, simili a tanti puntini rossi che normalmente coinvolgono cosce, braccia e glutei. Ad eccezione di questi cambiamenti, la colestasi non si manifesta con un’eruzione cutanea. Perdita di sonno, mancanza di appetito, stress e incapacità di svolgere le normali attività quotidiane possono essere il risultato dell’intenso prurito. I segni distintivi della colestasi gravidica comprendono i seguenti sintomi: Sintomi comuni della colestasi in gravidanza prurito, in particolare (ma non limitato) ai palmi delle mani e piante dei piedi, senza presenza di eruzione cutanea; prurito che aumenta di sera; prurito che non risponde in modo favorevole ai rimedi anti-prurito. Sintomi meno comuni della colestasi gravidica urina più scura (urine ipercromiche); feci chiare (ipocoliche, di colore grigiastro); aumento del tempo di coagulazione (dovuto all'eventuale carenza di vitamina K associata) fatica; aumento della nausea; diminuzione dell'appetito; ittero; dolore al quadrante superiore destro. Diagnosi della colestasi gravidica? La colestasi in gravidanza è diagnosticata prevalentemente con esami ematochimici e con l'ausilio dell' ecografia che per mezzo degli ultrasuoni evidenzia la presenza del fegato ingrossato o di danno epatico. In gravidanza non è possibile sottoporsi ad esami più invasivi e specifici come la biopsia epatica. Il test degli acidi biliari nel siero materno permette di diagnosticare la malattia e la valutazione è certa quando i livelli di acidi biliari sono più alti della norma. Gli esami ematochimici per la colestasi intraepatica comprendono inoltre la bilirubina e le transaminasi: la glutammico-ossalacetica (GOT o AST, aspartato-aminotransferasi, presente in muscoli e miocardio); la glutammico-piruvica (GPT o ALT, alanina-aminotransferasi, presente nelle cellule epatiche) Per quanto riguarda i dati ematochimici oltre all'aumento della bilirubina, prevalentemente diretta, si nota una aumento di fosfatasi alcalina; gamma glutamiltransferasi; colesterolo. Vi è inoltre un aumento, oltre che delle transaminasi soprattutto dei sali biliari. Nei casi di sospetto di colestasi gravidica è di grande aiuto la diagnosi differenziale per altre malattie con una sintomatologia simile. In questi casi è necessaria un'anamnesi meticolosa anche perchè in gravidanza è sconsigliabile la biopsia epatica che darebbe risultati più precisi sull'origine dell'ittero. La diagnosi differenziale di ittero idiopatico in gravidanza deve prendere in considerazione: Iperbilirubinemia diretta: litiasi biliare e colangite cronica Iperbilirubinemia indiretta : ittero da anemie emolitiche croniche o da sindrome di Gilbert. Iperbilirubinemia mista: riacutizzazione di epatite virale o di un'epatite cronica attiva. Infine per la diagnosi differenziale è sempre consigliabile eseguire gli esami sierologici per le epatiti virali e la valutazione degli auto anticorpi, utili in caso di diagnosi differenziale con cirrosi biliare primitiva. Colestasi gravidica danni e rischi per il feto La prognosi fetale della colestasi gravidica materna è generalmente positiva anche se negli ultimi anni è stato rilevato un modesto aumento di rischio di morte fetale, di sofferenza fetale e di parto pretermine per cui è necessario un attento monitoraggio materno e fetale della malattia. In assenza di terapia, il tasso di mortalità del feto può essere compreso tra l'11% e il 20% anche se le cause di questo aumento della mortalità non sono completamente chiarite. Le conseguenze fetali includono: sofferenza fetale ingestione di meconio morte endouterina fetale Terapia e farmaci per la colestasi gravidica La cura dell'ittero idiopatico della gravidanza fino ad oggi non ha dato grandi risultati, ad oggi le terapie somministrate servono principalmente ad attenuare il prurito e contenere i livelli di transaminasi e acidi biliari senza però una guarigione dalla malattia durante la gravidanza. Il trattamento della colestasi gravidica è di mitigare i sintomi e di monitorare costantemente il benessere fetale. Dieta, farmaci epatoprotettori e vitamina K sono certamente utili ma non risolutivi. La terapia standard è a base di acido ursodesossicolico , un farmaco utilizzabile anche a dosi elevate: senza particolari controindicazioni per il feto. Sono stati riscontrati buoni risultati con infusioni endovenose di solfo-adenosin-metionina (Deursil). Si consiglia di assumere l a vitamina K soltanto nel caso in cui si manifestino anche problemi di coagulazione. Se gli esami al sangue risultano notevolmente alterati, così come consigliato dalle linee guida e tenendo in considerazione l' epoca gestazionale, si può valutare di indurre il parto al fine di ristabilire valori ottimali materni e fetali con il trattamento medico adeguato. Colestasi gravidica e dieta Cosa mangiare con la colestasi gravidica? In presenza di colestasi gravidica, è importante adottare una dieta a basso contenuto in grassi e una corretta alimentazione. Si dovrebbero evitare e limitare cotture elaborate e fritture, si può optare per carni e pesci magri; olio extravergine d'oliva (3 cucchiai al giorno); formaggi freschi (non più di 2-3 volte la settimana). In generale, le cotture dei cibi dovrebbero essere semplici (al vapore, lessati, ai ferri). Infine, è buona abitudine, anche per favorire una regolare funzione intestinale, assumere quotidianamente almeno 2-3 porzioni di verdura e frutta al giorno. Trattamento del prurito in epatosi della gravidanza Come detto la colestasi provoca un forte prurito che in gravidanza può essere trattato solo con medicine che non hanno effetti collaterali sul feto. In caso di prurito intenso sono utili le aspersioni ripetute di talco mentolato sulla cute, e i bagno tiepidi in acqua contenente una piccola quantità di salda d'amido. Gestione della colestasi gravidica con valori ematici molto alterati. La malattia nel terzo trimestre di gravidanza potrebbe alterare considerevolmente i valori di sali biliari e transaminasi nel sangue materno. In tali circostanze si tenta la riduzione dei valori di acidi biliari e transaminasi nel sangue con la terapia. Se la terapia farmacologica non ha successo sarà necessario accelerare il parto il più possibile. Lo sviluppo dei polmoni del neonato completa intorno alla 36 settimana quindi in caso di parto prematuro prima di questa settimana si indurrà la maturazione polmonare del feto con la somministrazione di cortisone alla gestante. La terapia per la colestasi gravidica è sicura per il bambino ? Nei casi si colestasi è importante monitorare attentamente il feto con ecografie e flussimetrie ravvicinate per rilevare segni di sofferenza fetale che potrebbero indurre a decidere di far nascere il bambino al fine di r idurre al minimo i rischi per il nascituro. Si consigliano visite settimanali che includono il " profilo biofisico" (un test che utilizza il non-stress test e gli ultrasuoni per esaminare i movimenti fetali, la frequenza cardiaca e la quantità di liquido amniotico), la cardiotocografia (che misura la frequenza cardiaca fetale) lo studio Doppler (un tipo di ultrasuoni che utilizza onde sonore per misurare il flusso sanguigno). Per questi test è necessario consultare uno specialista. Con la colestasi è possibile avere un parto naturale? Sì, se non vi sono motivi per cui il parto si debba espletare in tempi brevissimi il parto naturale può essere indotto. Induzione al parto In presenza di colestasi gravidica, il parto può essere indotto quando lo sviluppo polmonare è ormai completo. Al momento, l'induzione sembra essere l'approccio migliore per ridurre il rischio fetali ma se la situazione richiede un intervento rapido e tempestivo in quel caso si opta per un parto cesareo. Colestasi gravidica, post partum e puerperio La colestasi gravidica generalmente si risolve nel puerperio , indicativamente entro 4-6 settimane dalla nascita del bambino. Di norma, i valori di acidi biliari e transaminasi subiscono un rapido decremento subito dopo il parto con risoluzione della sintomatologia nei mesi successivi. Dopo il parto, alle donne che hanno sviluppato la patologia durante la gestazione , è sconsigliata l'assunzione della pillola anticoncezionale estro-progestinica , poiché potrebbe indurre gli stessi sintomi della colestasi gravidica. Se dopo il parto i valori di transaminasi e acidi biliari non rientrano nel range di normalità è necessaria una visita internistica accurata per approfondire il caso clinico. Con la colestasi gravidica si può allattare? Sì. La colestasi non causa problemi all’allattamento. Mammamather ostetricia e ginecologia tascabile Leggi anche Emorroidi in gravidanza Corredino: cosa è davvero necessario per il bebè Depressione e tristezza in gravidanza: come curarla Tutto sulla gravidanza
- Sex during pregnancy. Benefits and risks for the fetus. Contraindications and sexual positions
Sex in pregnancy, can there be a risk of causing harm to the baby? In this article dear mom, you will have all the answers on making love in pregnancy, the benefits and risks for the fetus, when to abstain, the positions and when sex helps the start of labor. Sex during pregnancy Can you have sex during pregnancy? This is one of the most frequently asked questions of future parents because the doubts and fears that accompany sexual intercourse during pregnancy are so many. I tell you right away that making love during pregnancy is good for the couple and there is no risk for the fetus except in special cases, however it is essential that sexual intercourse during pregnancy does not involve discomfort, breathlessness or pain for the pregnant woman. Pregnancy is a physiological condition, and if there are no particular obstetric contraindications, there is no reason to give up sexuality with your partner. Making love in the nine months has been shown to cause joy and fulfillment in parents and also decreases the risk of developing postpartum depression. Sexual intercourse during pregnancy is not contraindicated unless there is a proven risk of miscarriage or preterm birth. Even during the last trimester, making love during pregnancy is not strictly contraindicated, as was believed in the past, on the contrary, at the end of pregnancy, sex can be useful to stimulate contractions because the seminal fluid is made up of prostaglandins, which stimulate the onset of labor. Sexual intercourse at term of pregnancy is a natural method of induction to childbirth Couples who prefer to abstain from intercourse may consider forms of sexuality that do not include coitus. Many of the sexual needs of pregnant women can be satisfied with caressing kisses and nurturing. The warm and pleasant sensations that accompany these gestures may be enough. Is it safe to have sex during pregnancy Sex in pregnancy is not dangerous for the baby, so you can make love in pregnancy. The fetus is well protected by the shell of the membranes and the cervix is well sealed to avoid contact with bacteria and external agents that could rise from the vagina. It has also been shown that sexual intercourse during pregnancy even has a beneficial effect on the fetus, in fact, during pleasure the blood supply of the maternal pelvic muscles increases, so the fetus will receive a greater amount of oxygen because the placenta, an organ that nourishes and protects the fetus, it is better supplied by the vascular bed. However, it should be noted that having sex during pregnancy must have a gentle rhythm that does not mechanically stimulate the uterus and that both partners do not feel uncomfortable having intercourse during pregnancy. Sexual desire in pregnancy During the first trimester of pregnancy, the woman generally has less desire to make love. The decrease in desire is caused by the increase in the hormone progesterone which has an inhibitory action on desire. In the second trimester of pregnancy, the female genital area is supplied with a greater quantity of blood which favors sexual response, vaginal lubrication and orgasm s o there is an increase in desire. During the third trimester of pregnancy there is a sharp increase in progesterone levels to allow the maternal muscle fibers to relax to allow the uterus to grow freely without encountering muscle obstacles. The increase in the hormone progesterone again causes the female desire to decrease. Except for physical speech, t he psychological condition also has a great influence on female sexual desire in pregnancy. Factors such as: how long the baby was wanted or sought, the time elapsed between the search for pregnancy and conception play a very important role in the parents' desire. Women and couples who have conceived a child quickly generally have a more lively sexuality, while couples who have had difficulty conceiving or who have resorted to assisted fertilization tend to have greater sexual inhibition for fear that the pregnancy could be interrupted. In the future dad, the desire to make love decreases significantly during the nine months of pregnancy. The collapse of desire depends on the fact that paternity solicits new feelings such as the impulse to look after the partner and the instinct to protect the child that push the future father to have affectionate attention towards the pregnant woman instead of sexual advances. Sex during third trimester of pregnancy In the third trimester of pregnancy there is a decrease in female desire mainly due to the action of progesterone, in fact the statistics showed that about 80% of women in the third trimester are no longer attracted to sex both because they are focused on birth of the child is because he perceives his body as undesirable. If the woman feels awkward and unattractive, she automatically stops being attracted to sex. So dear mothers do not worry if you do not want sexual intimacy, it is only a transitory phase, as soon as everything returns to the pre-pregnancy condition, the desire for the partner will also resume. Sexual positions in pregnancy I immediately tell mothers-to-be not to feel guilty about having pregnant sex. It is physiological for sexual activity to continue both to maintain a strong emotional bond with the spouse, and for a purely hormonal discourse that in the gestational period leads to very intense and pleasant orgasms. Orgasm leads to a rush of endorphins which are good for mother and baby. It is important quarter after quarter to adopt comfortable sexual positions for the pregnant woman. Each couple instinctively knows which position to choose to make love comfortably, however, positions in which both future parents are comfortable are always to be preferred. Positions for sex in pregnancy month by month Lateral position: throughout pregnancy; Position her on: throughout pregnancy; Missionary position: up to the 4th month in fact it is not very comfortable for the woman especially when the uterus increases in volume. The pace of sexual intercourse in pregnancy should be slow and gentle. Orgasm in pregnancy Are the uterine contractions experienced during orgasm a worrying sign? No, if the pregnancy has a normal course and there are no particular pathologies, the contractions during orgasm are absolutely normal and are related to the orgasm itself and not to the threat of abortion or premature birth. It should be noted that orgasmic contractions are present only during the peak of arousal and never during the day. If the contractions occur frequently during the day, it is worth having an obstetric check-up. A different situation is the threat of abortion or premature birth, in which case the orgasmic contractions could lead to a worsening of the clinical situation, which is why which is why sex is forbidden. Reports in pregnancy and risk of infections. During sexual activity during pregnancy there is no risk of contracting infections, certainly it should be noted that this is true if preconceptional tests have ruled out sexually transmitted diseases and if both partners are faithful. In fact, sexually transmitted diseases are generally contracted in cases of unprotected casual sex with an infected sexual partner. Having sex during pregnancy is a natural method of inducing childbirth Full-term intercourse is one of the most effective natural methods of stimulating labor. Sexual pleasure and orgasm stimulate the natural production of oxytocin and therefore uterine contraction, penetration exerts a mechanical stimulation on the cervix. The stimulation of the nipples and breasts, which is often part of the love relationship, causes the production of endogenous oxytocin which in turn stimulates the uterus to contract. Sperm, which contains natural prostaglandins, helps soften and mature the cervix and initiate labor. Having full intercourse during pregnancy is a natural way to induce childbirth. After sex it is advisable not to stand up straight away but to remain stretched out with the legs raised so that the seminal fluid reaches the cervix. Obviously both partners must agree to have sex as many future dads feel uncomfortable having sex with a pregnant woman. Sex in pregnancy, when it is contraindicated to have intercourse. Abstention from sex during pregnancy becomes an obligation in particular pathological situations that could put the baby and pregnancy at risk. Sexual intercourse during pregnancy is prohibited in case of: Threat of abortion; Threat of preterm labor Bleeding from the genitals; Contractions before the term of pregnancy; When there is an early cervical dilation (before 36 weeks of pregnancy); In case of premature rupture of the membranes; Infections of the male and female sexual apparatus; Placenta previa, Growth failure of the newborn. Abstention fro intercourse in the days preceding and following the CVS and amniocentesis is recommended Always remember if in doubt your midwife will be able to dissolve them. Mammamather pocket obstetrics and gynecology If you are about to have a baby, make your own Amazon Birth With the Amazon Birth List you can make a list of the things you need for your baby and share it with friends and family in order to receive the gift you need and that you have chosen. There is no obligation to purchase but only benefits A new welcome gift from Amazon every month 10% when you spend at least € 400 or 15% when you spend more than € 800 on your Birth List More than 100,000 products to help you from the beginning of pregnancy. What are you waiting for? Make your birth list now!
- Female names: girl names, italian rare, elegant, foreign.
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- Boys names: elegant, rare, particular Italian and foreign baby names
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- Rilassamento pelvico in gravidanza e in travaglio di parto
Ciao ragazze, benvenute ad una nuova lezione mamme in forma. Marianna Balsamo vi accompagnerà in una doppia lezione. Nella prima si occuperà di rilassamento pelvico, una fantastica lezione da concludere con il massaggio perineale . Nella seconda vi guiderà con degli esercizi per tonificare la parte alta del corpo. Un caro saluto a tutte e buona lezione ! RILASSAMANTO PELVICO ESERCIZI PARTE ALTA Un caro saluto a tutte ci rivediamo giovedì prossimo. Potete seguirci anche su INSTAGRAM clicca qui Potere continuare a seguire Marianna Balsamo su INSTAGRAM (clicca qui ) o sul suo Canale YouTube (clicca qui)
- Esercizi per la colonna vertebrale
Il mal di schiena è un disturbo molto frequente in gravidanza tanto che circa il 50 % delle donne ne soffre. Cause mal di schiena in gravidanza La sua comparsa è dovuta prevalentemente all’ eccessiva curvatura della colonna lombosacrale conseguenza dell’ ingrandimento e dell’ appesantimento dell’ utero. Al cambiamento posturale dovuto alla mal posizione della colonna si associa l' aumento dei livelli ormonali provoca assottigliamento delle cartilagini articolari. Via via che la gravidanza procede e il peso diventa maggiore il mal di schiena potrebbe diventare tanto forte da essere invalidante. Esercizi per allungare la colonna vertebrale Allungare e rendere mobile la colonna vertebrale aiuta ad alleviare il mal di schiena , Duna Mattarino ci guiderà passo passo nell' esecuzione di esercizi di ginnastica posturale a datti non solo per le donne in gravidanza ma per tutti coloro che accusano tensioni e fastidi alla colonna vertebrale. Gli esercizi posturali in quadrupedia se eseguiti con costanza danno sostanziali benefici. Focus: esercizi per la colonna vertebrale Cause del mal di schiena in gravidanza Cambiamento della postura : in gravidanza si sposta il centro di gravità materno ed è responsabile della modifica della postura materna alterando i normali movimenti quotidiani, l' andatura e quindi la postura. Per compensare a questo cambiamento vengono utilizzati alcuni gruppi muscolari a discapito di altri causando contratture che favoriscono il mal di schiena. Aumento di peso materno. Durante la gravidanza il corpo materno subisce un aumento di peso che non dovrebbe mai superare il 12 kg. L' aumento di peso influisce sulla colonna vertebrale che deve sostenere un peso maggiore, a ciò si aggiunge che l' utero in espansione e il feto in crescita esercitano una pressione sui vasi sanguigni e sui nervi del bacino favorendo il mal di schiena. Separazione delle fasce muscolari : l' utero in espansione crea una fisiologica separazione dei muscoli retti addominali . I muscoli retti decorrono dalla gabbia toracica fino al pube e sono responsabili insieme ad altri muscoli del contenimento addominale. Questa separazione favorisce il mal di schiena. Cambiamenti ormonali : il corpo materno durante la gravidanza produce un o rmone chiamato relaxina che fa rilassare i muscoli , i legamenti e le articolazioni per permettere all' utero gravido e al feto di espandersi senza trovare ostacoli. La relaxina ha però effetti anche sulla stabilità della colonna vertebrale che diventa più flessibile e instabile. Duna Mattarino : Tecnico di II Livello di Ginnastica Posturale e Ginnastica per la Gravidanza Asi-CONI, laureanda in Scienze Motorie e Sportive; operatrice D.B.N. (Discipline Bio-Naturali). Opera a Roma, collaborando con più realtà quali Studi Privati e Associazioni Sportive, ove è responsabile dei corsi collettivi e delle sedute individuali sia per la Ginnastica Posturale che per l'Attività Fisica in Gravidanza. EQUICHARME - Equilibrio per il Benessere è la sua piccola e gioiosa dimensione ove con piacere mantiene attiva la comunicazione interpersonale con le persone che la seguono. Per rendere possibile tutto ciò anche a distanza, ha attivato lezioni on-line sia di gruppo che individuali per Posturale, Ginnastica in Gravidanza, Recupero Post-Parto e Postural Fit. segui Duna Mattarino su Facebook segui Duna Mattarino su Instagram NEGOZIO MAMMA MATHER
- Schema svezzamento bambini: come introdurre gli alimenti mese per mese, prime pappe e porzioni
Lo schema svezzamento rappresenta una valida guida per le mamme all'introduzione degli alimenti mese per mese. Un programma alimentare per l'inserimento dei cibi solidi in comode sezioni: verdure, carne, pesce e frutta; le prime pappe costituite dai cereali, dal formaggio, dal brodo vegetale. Potrai consultare e scaricare la tabella svezzamento da poter consultare in qualsiasi momento sulla base delle delle raccomandazioni dell' OMS. Quando iniziare lo svezzamento? L' Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di iniziare lo svezzamento e quindi l'introduzione di cibi solidi non prima dal sesto mese di vita del neonato, salvo rari e circoscritti casi in cui è necessario iniziare lo svezzamento al 4 mese o al 5 mese ad esempio in presenza di reflusso gastroesofageo. Lo svezzamento prima dei 4 mesi è fortemente sconsigliato dai pediatri, infatti fino a questa età l'apparato digerente dei bambini non è in grado di assorbire e digerire i cereali, le proteine della carne e i grassi che sarebbero eliminati con le feci con il solo e unico risultato di affaticare l'intestino. Uno sei segnali che il neonato è pronto ad essere svezzato è la diminuzione del riflesso di protrusione, in cui piccolo porta la lingua fuori dalla bocca ogni volta che qualcosa gli tocca il viso. La scomparsa del riflesso gli consente di ingoiare le pappe molli, fino a 3 mesi di vita il neonato ha poca saliva e non ha ancora sviluppato il riflesso di deglutizione, i cibi solidi anche se morbidi, come le pappe e gli omogeneizzati hanno comunque bisogno di essere deglutiti e il bambino non è in grado di farlo anzi rischia solo di soffocarsi. Atro motivo per non iniziare lo svezzamento prima del 6 mese è il rischio di allergie nei neonati che vi sono predisposti. I sistemi di autodifesa contro le allergie iniziano a funzionare a partire da 7-8 mesi e introdurre alimenti in tempi precoci prima che l'organismo sia in grado di assimilarli può dal luogo a reazioni allergiche. Come iniziare lo svezzamento L' alimentazione ad inizio svezzamento deve essere costituita da cibi facilmente digeribili come la mela o la pera, uno schema per capire se in nuovo gusto è gradito al bambino è proporre in nuovo alimento due volte al giorno: mattino e pomeriggio per due settimane in modo da far abituare il neonato al nuovo sapore prima di introdurre un' altro cibo solido. E' consigliabile introdurre in nuovo alimento al mattino in modo da avere tutta la giornata per valutare la presenza di una eventuale reazione allergica, vomito o diarrea. Altro consiglio è di non mescolare il nuovo alimento con altri cibi in modo da sapere subito se causa reazioni avverse nel neonato come allergia o intolleranza. Svezzamento 4 mesi L' Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l'allattamento esclusivo al seno fino al 6 mese di vita. Molti pediatri o mamme, magari spinti dal consiglio di nonne e zie, preferiscono iniziare lo svezzamento al 4 mese, e allora ecco le domande più frequenti. Come iniziare lo svezzamento a svezzamento a 4 mesi? Posso dare solo la frutta e in che porzioni? Lo schema svezzamento 4 mesi prevede solo l' introduzione di frutta, che sia digeribile come : mela; pera. Lo svezzamento con frutta al 4 mese consiste nel presentare al neonato la frutta grattugiata a metà mattino e metà pomeriggio per almeno 2 settimane iniziando con la pera che è il frutto più digeribile . Non è consigliato fare assaggiare altri cibi e preferire un'alimentazione costituita prevalentemente da latte. Svezzamento 5 mesi Iniziare lo svezzamento al 5 mese prevede l'introduzione della frutta prevista nello svezzamento del 4 mese secondo la tabella svezzamento neonati del 4 mese. Se invece il divezzamento è già iniziato lo schema svezzamento al 5 mese prevede l'introduzione di alimenti quali: farina di riso; mais; tapioca; brodo vegetale; patata; carota; lattuga; zucchina; zucca; parmigiano; biscotti solubili; olio extra vergine di oliva. Lo schema svezzamento del neonato a 5 mese prevede cibi facilmente digeribili e preferibilmente biologici. Da ricordare che gli alimenti per bambini al 5 mese devono essere introdotti ad uno ad uno per valutare eventuali allergie o effetti indesiderati come vomito e diarrea. Si sottolinea che è sempre preferibile continuare l'allattamento al seno fino al 6 mese e usufruire dello schema svezzamento 5 mese sotto indicazione del pediatra. Svezzamento 6 mesi schema Lo svezzamento al 6 mese è chiamato divezzamento classico che prevede l'Introduzione di alimenti secondo un calendario ben preciso. Come spiegato sia in neonato che il suo intestino sono pronti al calendario svezzamento raccomandato dall' OMS. Ecco gli alimenti da introdurre secondo la tabella introduzione alimenti. Tutti gli alimenti dello schema svezzamento 5 mesi con l' aggiunta di: farina di orzo; semolino di riso e cereali; banana; prugna; cipolla; porro; sedano; finocchio; topinambur; formaggi freschi magri come ricotta e crescenza; coniglio, agnello tacchino e pollo cotti al vapore e passati oppure omogeneizzati o liofilizzati; fagiolini; biscotti svezzamento; basilico e maggiorana. La tabella svezzamento alimenti al 6 mese è varia e ricca, quindi sarà facile preparare delle pappe per il bambino, evitate però di introdurre contemporaneamente tutti gli alimenti del programma per svezzare il neonato, in piccolo potrebbe essere confuso dai nuovi sapori. Fate uno schema con diverse fasi per introdurre i nuovi cibi nella dieta, in modo da sapere cosa gli piace e cosa no. Consiglio sempre di tenere un diario alimentare dove annotare non solo con i cibi introdotti ma gli schemi e le dosi in modo da poter risalire con facilità ad un alimento che causa allergia oppure diarrea. Le svezzamento può essere iniziato secondo due differenti modalità: svezzamento classico costituito da pappe; autosvezzamento in cui al bambino è seduto a tavola e consuma lo stesso pasto dei genitori compatibilmente con l'età, in questo caso con i cibi delle tabelle svezzamento neonati. Schema svezzamento 7 mesi La tabella alimenti svezzamento è molto ricca e varia, permette di preparare al bambino una varietà maggiore di piatti. Il programma svezzamento prevede l'introduzione di cibi come: yogurt; cereali in farina e fiocchi; pastina000; cous cous; pane secco; coste spinaci rapa; prezzemolo; succo di carota; torlo d' uovo cotto; trota; sogliola; orata; platessa; cernia; nasello; brodo di carne; vitellone e manzo omogeneizzati o frullati; prosciutto cotto senza polifosfati; lenticchie rosse decorticate. Si può iniziare a presentare al bambino la pasta preferibilmente in formati micro condita con minestre di verdure o pesce, vi assicuro che il piccolo gradirà molto questi nuovi sapori. La pozione ottimale di pasta è di 20 gr. A 7 mesi il bambino ha imparato a masticare quindi i cibi possono essere dati a piccoli pezzetti sempre sotto la supervisione di un adulto, oppure per chi fa preferisce l'autosvezzamento i cibi devono essere offerti con tagli sicuri per evitare il soffocamento. Svezzamento 8 mesi schema introduzione alimenti A 8 mesi la tabella prevede alimenti come: agrumi; uva (senza semi e senza buccia); pomodoro; aglio cotto; carota finocchio e sedano crudi; barbabietola; merluzzo; caciocavallo; pecorino toscano; pollo; lenticchie; piselli; ceci; latte di soia; tofu; burro crudo. Svezzamento e legumi I legumi sono una fonte preziosa di vitamine e possono essere introdotti a partire dai 7 mesi scegliendo quelli decorticati. La bucci è la parte più difficile da digerire quindi andrebbe evitata, in alternativa dopo aver cotto i legumi come; lenticchie e piselli, passare il tutto con il passaverdura oppure togliere a mano la buccia prima della cottura (visto che si tratta di piccole quantità) Svezzamento e quantità , quali sono le dosi? Le dosi non vanno mai decise in maniera arbitraria ma sempre dal pediatra, in linea generale all'inizio dello svezzamento le quantità sono più o meno queste: un cucchiaio di passato di verdure; 10-15 gr di proteine come carne pesce, legumi, formaggio o omogeneizzato; circa 20 -30 gr di crema di riso; un cucchiai di olio extravergine di oliva. Svezzamento schema scaricabile Una comoda tabella scaricabile che prevede i cibi per neonati da introdurre in base a quanto si inizia il divezzamento, l' alimentazione del neonato a 4, 5, 6 , 7 mesi , lo svezzamento con la frutta consigliata. Schema svezzamento bambini: come iniziare ad introdurre gli alimenti mese per mese, schema pasti e prime pappe Mammmather ostetrica tascabile
- Taglio: come disinfettare una ferita, evitare che diventi infetta, fare una medicazione
Gli incidenti domestici sono sempre dietro l’ angolo e possono procurare un taglio o una ferita. Vediamo insieme come disinfettare una ferita, come evitare che si infetti, che disinfettante utilizzare tra acqua ossigenata, clorexidina e iodopovidone ( betadine braunol ) e come fare una medicazione. Tagli e ferite superficiali Che disinfettante utilizzare Come disinfettare una ferita Valutazione di una ferita Prodotti e disinfettanti per primo intervento Tagli e ferite superficiali Uno degli incidenti domestici più frequenti è il taglio; capita spesso di ferirsi in cucina mentre si prepara il pranzo o la cena, mentre si sfoglia una rivista ,la carta può essere tremenda, mentre si spostano mobili, mentre si fa giardinaggio, ed in qualsiasi altro momento della giornata. Nella maggior parte dei casi, fortunatamente, si tratta di tagli piccoli e ferite superficiali che si rimarginano in breve tempo e non necessitano di particolari cure; alcune volte però possono essere tagli molto estesi e profondi risultando molto fastidiosi. È importante in ogni caso trattare con prontezza ed accuratezza le ferite per evitare che si infettino risultando conseguentemente molto più fastidiose. Che disinfettante utilizzare? È buona norma tenere in casa antisettici e disinfettanti, quali: acqua ossigenata clorexidina , il famoso disinfettante verde iodopovidone (betadine - braunol ) Bisogna però conoscere i disinfettanti, leggerne le etichette e seguire le istruzioni d’uso. Alcuni disinfettanti possono essere utilizzati solo su cute integra altri su ferite lacero contuse o settiche; inoltre, quando si acquista dell’acqua ossigenata bisogna fare attenzione che non sia ad uso cosmetico. L' acqua ossigenata , perossido di idrogeno, è un composto chimico ad azione disinfettante e serve a prevenire le infezioni a livello cutaneo e attenuare stati irritativi a carico della bocca La clorexidina è indicata per le infezioni della cute e in particolare delle mani. I prodotti a base di clorexidina sono destinati ad uso esterno, sia per la disinfezione della pelle sia per prevenire piaghe da decubito. Lo iodopovidone è un disinfettate antimicrobico e antisettico utilizzato per la cute e alcune mucose. I prodotti a base di iodopovidone sono spesso conosciuti con il nome commerciale di Betadine e Braunol. I disinfettanti a base di iodopovidone possono essere utilizzati per disinfettare la cute dei bambini a partire dal 6 mese, pulire e disinfettare le infezioni, i tagli e le abrasioni. Un' altro impiego dello iodopovidone è il trattamento delle infezioni da funghi e quindi micotiche. Come disinfettare una ferita In presenza di un taglio la prima cosa da fare è lavare la ferita con acqua corrente abbondantemente, possibilmente fredda, se disponibile in casa è preferibile usare la soluzione fisiologica (se utilizzata per i lavaggi nasali è necessario cambiare siringa ed ago o aprire direttamente la boccetta). Successivamente bisogna versare in maniera generosa sulla ferita acqua ossigenata, soprattutto se ci si è feriti con del metallo arrugginito o con oggetti sporchi di terra, e lasciare che le bollicine e la schiuma realizzate dall’acqua ossigenata si asciughino e scompaiano da sole. È necessario ripetere questo passaggio per due, tre volte. Assicurarsi che la schiuma sia stata assorbita completamente ed infine applicare un cerotto sulla ferita, per proteggerla da urti o sfregamenti. Attenzione: un ambiente eccessivamente umido ostacola il processo di rimarginazione della ferita, i cerotti devono essere quasi asciutti, vanno cambiati con frequenza e soprattutto ogni volta che si bagnano; nei tagli più piccoli e superficiali molte volte, una volta fermatasi l’uscita del sangue, non è nemmeno necessario applicarli. L’acqua ossigenata risulta un’ottima alleata nelle ferite di questo tipo poiché permette sia di arrestare la fuoriuscita del sangue sia di eliminare le spore del tetano, che possono essere pericolosissime. Valutazione della ferita Un passaggio importante è la valutazione delle dimensioni della ferita, poiché se troppo grande e profonda è necessario recarsi in un punto di primo intervento per farsi medicare da personale competente e preparato che valuterà se applicare dei punti di sutura e l’eventuale coinvolgimento delle strutture sottostanti alla cute. Una corretta disinfezione delle ferite permette di evitare infezioni che ne possono complicarne la guarigione. Generalmente le ferite si rimarginano in pochi giorni (dipende soprattutto dalle dimensioni) ma nel caso in cui queste non dovessero rimarginarsi bisogna rivolgersi al proprio medico o infermiere di fiducia che valuterà il processo di guarigione e se necessario applicherà ulteriori accorgimenti. Prodotti e disinfettanti per primo intervento Non dimenticare mai di tenere in casa questi prodotti, in caso di urgenza saranno indispensabili Acqua ossigenata L'acqua ossigenata è un composto chimico con funzione disinfettante particolarmente utile per prevenire infezioni cutanee. Efficace contro batteri, spore batteriche, virus e lieviti, le sue capacità disinfettanti la rendono utile per la prevenzione di infezioni che possono derivare da piccoli tagli, escoriazioni e lievi bruciature a livello della pelle. Conforme alle norme della Farmacopea Ufficiale Prezzo 6.90 Clorexidina Registrazione Ministero della Salute PMC N° 16596 Presidio medico chirugico Neoxidina Alcolica Incolore risulta molto pratica all’uso in quanto non necessita di aggiunta di acqua né per il lavaggio né per il risciacquo Prezzo 15.50 euro Iodopovidone Antisettico Microbiocida Prezzo: 10.89 euro Cerotti per ferite Bordi adesivi e compressa interna antiaderente Varie misure Prezzo 5.42 Kit di primo soccorso KIT DI PRIMO SOCCORSO: comprende 90 elementi essenziali. Include ghiaccio pronto uso, soluzione sterile per lavaggio oculare, coperta isotermica d'emergenza, garze, bende, cerotti per nocche e dita e altro ancora. Tutti i prodotti contenuti al suo interno sono approvati CE PREZZO 19.99 Dott.ssa Federica Panebianco
- Ore di sonno neonato: quanto dorme un neonato?
Quanto dorme un neonato? Le ore di sonno di un neonato soprattutto nelle ore notturne variano da bambino a bambino. Vediamo quanto dorme un neonato, i tipo di sonno del neonato: sonno polifasico, il sonno a 6 mesi e gli effetti della mancanza di sonno nel neonato Ore di sonno neonato Le ore di sonno per un neonato sono un bisogno fondamentale , dormire per i neonati ha un'importanza cruciale per il corretto sviluppo fisico e neurologico. I bambini durante il sonno crescono, per tale motivo è necessario conoscere le differenze tra il sonno di un adulto e quello del neonato. Quanto dorme un neonato? Le ore di sonno del neonato cambiano da bambino a bambino con la crescita del neonato. La nanna del neonato segue delle tappe di sviluppo ben preciso. Vediamo insieme. Sonno polifasico del neonato Durante la vita intrauterina i feti dormono fino a 20 ore al giorno e durante le prime settimane dopo la nascita le ore di sonno dei bambini si riducono a circa 17 ore al giorno. A differenza del sonno di un adulto, il sonno del neonato è polifasico ossia spezzettato, i piccoli fanno dei risvegli dal sonno ogni 4-5 ore per poi riaddormentarsi. Questo è il motivo dei frequenti risvegli notturni, con il progressivo sviluppo del sistema nervoso , ossia intorno al 4 mese , il sonno dei bambini diventa sempre meno frammentato e quindi impareranno a dormire la notte e stare svegli durante il giorno. Sonno neonato 6 mesi Sul sonno regolare nei neonati , ovvero sulla routine notte giorno, sono stati eseguiti numerosi studi e tutti confermano che solo intorno al 6 mese si può parlare di ciclo del sonno. La maggior parte dei neonati a partire da 6 mesi di vita riescono a dormire continuamente 6-7 ore di fila. Se il vostro piccolo non dovesse riuscirci non rappresenta un problema. Tanti bambini riescono ad avere una routine sonno veglia al raggiungimento del primo anno di vita. Neonato che non dorme e mancanza di sonno Come detto il sonno ha una notevole importanza per il lo sviluppo fisico e neurologico del neonato. Secondo un recente studio sul neonato che non dorme in un'età compresa da 1 a 5 anni pubblicato sul sull'European Journal of Pediatrics si è dimostrato che i bambini deprivati di sonno mostrano dei comportamenti critici, quali iperattività e aggressività. Sicuramente queste condizioni hanno un forte impatto negativo sull' apprendimento. Neonato che non dorme e obesità infantile Dormire poco fa aumentare l' appetito e ciò è causato dai neuropeptidi coinvolti nella regolazione dell'alimentazione . I neonati che dormono poco vogliono mangiare di più proprio a causa di questa alterazione. Un altro fattore molto importante sarebbe la modalità di alimentazione: i risvegli notturni a 6 e a 12 mesi sarebbero più frequenti nei bambini allattati al seno: 52% contro 20% di quelli allattati artificialmente. Per tale motivo, in caso di allattamento misto, i pediatri consigliano la poppata con latte artificiale nelle ore serali. La culla migliora il sonno del neonato Far dormire il neonato in cullaè consigliato da tutte le più importanti Società pediatriche poiché riduce il rischio di SIDS ovvero morte in culla. Oltre a questo il riposo in culla diminuisce i risvegli notturni e quindi la frammentazione del sonno, sia di mamma e bambino. Un' alternativa consigliata è quella utilizzare ina culletta attaccata al letto dei genitori che permette il co-sleeping sicuro. Prodotti che aiutano a far dormire bene il neonato Cuscino plagiocefalia Riduttore per culla Culla per cosleeping Mammamather ostetrica tascabile
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