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274 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Medicare la ferita chirurgica: medicazione punti di sutura. Procedura e gestione

    Medicare la ferita chirurgica, la guida con la spiegazione passo passo per fare la medicazione della ferita chirurgica, per effettuare la detersione della cucitura, disinfettare i punti di sutura per favorire la cicatrizzazione delle ferite e la guarigione di prima intenzione. La corretta gestione delle ferite aiuta ad evitare le infezioni della ferita chirurgica, la deiscenza della ferita e serve inoltre ad evitare la cicatrizzazione per seconda intenzione. Cura delle ferite chirurgiche Una ferita chirurgica è una soluzione di continuo della cute realizzata dal chirurgo mediante incisione con scopo terapeutico, nella maggior parte dei casi il taglio chirurgico rappresenta la conseguenza di un intervento, come ad esempio la rimozione della colecisti, l'appendicite o l’espletamento di un parto cesareo. Le aperture chirurgiche vengono chiuse secondo una tecnica definita cicatrizzazione per prima intenzione”, che prevede l’accostamento dei lembi della ferita tramite l’applicazione di punti di sutura, che possono essere punti di sutura riassorbibili, punti intradermici o punti di sutura metallici. Quando si è in presenza di una ferita semplice, come la cicatrice cesareo, la cosa più importante è conoscerne le caratteristiche e soprattutto la corretta gestione ed igiene: le ferite chirurgiche pulite, “sane” guariscono meglio e prima. Rischi medicazione della ferita chirurgica I principali rischi che riguardano la cicatrizzazione delle ferite post-operatorie sono rappresentati da: Deiscenza ferita chirurgica: ovvero la riapertura della ferita chirurgica dopo l’applicazione dei punti chirurgici; Ferita chirurgica infetta: una cattiva gestione dei punti sutura può comportare l’instaurarsi di un’infezione che dalla ferita che può diffondersi a tutto il corpo, risultando molto pericolosa per la salute. Alcune volte una ferita chirurgica può essere determinata da tagli particolarmente profondi dovuti ad incidenti di vario tipo, anche in questo caso, a maggior ragione della più probabile contaminazione della ferita, è necessaria una particolare attenzione alla cura ed all’igiene della ferita stessa. Ecco la guida "medicare ferita chirurgica" Medicazione ferita chirurgica La gestione domiciliare delle ferite chirurgiche prevede la periodica disinfezione e medicazione dei punti di sutura al fine di mantenere intorno ad esse un microambiente favorevole alla loro completa guarigione e cicatrizzazione che non permetta l’insorgere di infezioni, le quali comprometterebbero l’intero processo di ripristino. Medicazione sterile della ferita chirurgica Le ferite per poter guarire devono trovarsi in un microambiente con una percentuale di umidità corretta: l’eccessiva umidità porta alla macerazione cutanea compromettendone la guarigione, allo stesso modo anche un ambiente eccessivamente secco concorre a compromettere il processo di cicatrizzazione. La ferita post-operatoria deve essere gestita garantendo la sterilità in ogni fase della medicazione. È importante utilizzare dei cerotti per sutura di qualità che permettano alla ferita di mantenere un microambiente umido e che abbiano la giusta traspirabilità, l’eccessiva copertura della ferita è controproducente. Ogni quanto medicare e disinfettare la ferita? Le ferite chirurgiche vanno medicate ogni 24/48 ore, in media, a seconda di fattori rappresentati da: dell’estensione del taglio chirurgico; dalla profondità dell'incisione chirurgica; dal tipo di ferita; dalla presenza o meno di drenaggio chirurgico (in alcuni casi è possibile che a seconda della tipologia d’intervento chirurgico, subito si venga dimessi senza che il drenaggio sia stato rimosso); dalla presenza di infezioni chirurgiche: dalla presenza di patologie che possano comprometterne la corretta guarigione come il diabete. da molti altri fattori che rendono ogni ferita diversa dalle altre; per ogni ferita è infatti necessario un piano di medicazione personalizzato. È importante effettuare la medicazione chirurgica ogni qual volta il cerotto dei punti si sporchi a prescindere dal tempo trascorso dall’ultima medicazione. Procedura per medicare la ferita chirurgica La medicazione semplice di una ferita è chiamata medicazione a piatto e consiste nel rimuovere il precedente cerotto medicato, disinfettare e riposizionare il cerotto o premedicato. Vediamo come medicare una ferita chirurgica passo passo. Le ferite chirurgiche possono essere medicate principalmente con due tecniche: Medicazione ferite tecnica Touch, che prevede l’utilizzo di guanti sterili ed il diretto contatto della ferita con le mani (questa tecnica viene utilizzata esclusivamente dagli operatori sanitari in ambienti dedicati); Medicazioni ferite chirurgiche tecnica No Touch, la più utilizzata sia in ambiente ospedaliero/ambulatoriale sia in ambiente domiciliare, che prevede l’utilizzo di strumenti sterili, quali ad esempio pinzette, per eseguire medicazione senza che la ferita venga a diretto contatto con le mani. Gestione della ferita chirurgica linee guida Materiale occorrente per medicazione ferite chirurgiche Il materiale occorrente per la medicazione punti di sutura a è il seguente: guanti monouso; disinfettante per ferite chirurgiche come soluzione antisettica, iodopovidone o clorexidina (dipende dalla ferita chirurgica e dalle possibili allergie di chi presenta la ferita), preferibilmente in un flacone spray; batuffoli o compresse di garza sterile; kit sterili per medicazioni ferite post-operatorie (generalmente contengono pinzette monouso, garze sterili, forbici…ecc.) cerotti medicati per ferite della giusta dimensione; soluzione fisiologica sterile. Potrebbe essere necessario ulteriore materiale a seconda della tipologia di ferita che vi verrà indicato dal personale sanitario che si è occupato di questa in ospedale; può inoltre essere d’aiuto utilizzare una traversa assorbente, da posizionare ai piedi della persona da medicare o su un piano vicino ad essa, ma ben distinto e lontano da quello dove è presente il materiale per la medicazione, dove poter buttare cerotto, guanti e garze sporchi. Accorgimenti per medicare i punti di sutura ed evitare infezioni Durante l’esecuzione della toilette chirurgica è basilare rispettare alcune regole: non bisogna mai toccare le punte delle pinze con le mani, anche se si indossano i guanti, queste devono rimanere sterili; non bisogna mai toccare con le mani, nemmeno se si indossano i guanti, i batuffoli o le compresse di garza sterile; se un batuffolo o della garza sterile cade mentre lo si afferra o lo si sposta (sempre con le pinze) questo non può più essere utilizzato e va buttato via; è meglio prediligere antisettici in confezione spray perché durano di più, si riduce il rischio di contaminare il flacone ogni volta che lo si apre ed è possibile spruzzare direttamente sul batuffolo l’antisettico (in questa operazione ci si può far aiutare da un’altra persona); se non si riesce a reperire l’antisettico in confezione spray è possibile utilizzare un barattolino sterile per l’urinocoltura dove versare un po’ di antisettico e successivamente immergere il batuffolo (in questo caso bisogna fare attenzione ad immergere sempre batuffoli puliti e mai batuffoli che sono già stati utilizzati sulla ferita); utilizzare l’antisettico indicato dagli operatori al momento della dimissione o dal proprio medico o infermiere di fiducia, solitamente si utilizza iodopovidone tranne per le persone allergiche allo Iodio o che hanno subito interventi chirurgici a carico della tiroide. L’esecuzione della procedura deve essere meticolosa poiché un errore potrebbe comportare l’infezione della ferita chirurgica e la compromissione della sua guarigione e cicatrizzazione. Come fare la medicazione delle ferite chirurgiche I passaggi da eseguire sono i seguenti: lavare bene le mani, preferibilmente con un sapone ad azione antisettica; preparare tutto il materiale occorrente su di un piano vicino alla persona da medicare; indossare i guanti monouso e rimuovere il cerotto dalla ferita (può essere d’aiuto bagnare leggermente i bordi con della soluzione fisiologica); buttare il cerotto e cambiare i guanti; aprire il kit per medicazioni, lasciando il contenuto al suo interno (rovesciarlo sul piano ne comprometterebbe la sterilità), e la confezione di garze sterili (molte volte sono contenuti all’interno del kit stesso, in questo caso bisogna fare attenzione a non contaminare le altre parti); prendere una pinzetta dal kit e con questa afferrare un batuffolo di garza;- se la ferita si presenta sporca è preferibile bagnare un batuffolo di cotone con della soluzione fisiologica sterile, pulire la ferita e successivamente asciugarla con un batuffolo asciutto (alcune volte possono esserci dei coaguli, delle crosticine o talvolta anche del pus; in questo caso è meglio scattare una foto prima di procedere alla medicazione e farla vedere al proprio medico o infermiere); imbibire un nuovo batuffolo di cotone con un antisettico specifico; passare il batuffolo sulla ferita; lasciare agire l’antisettico secondo i tempi indicati nella confezione; coprire la ferita con un cerotto pulito. Le ferite chirurgiche vanno medicate in base alla loro estensione ed alla loro posizione per tratti: prima bisogna medicare la porzione centrale della ferita (ovvero la ferita vera e propria) e successivamente i bordi; le ferite vanno sempre medicate dall’alto verso il basso, nel caso in cui si presentino più ferite è preferibile seguire un ordine “testa-piedi”, iniziando con la ferita posizionata più in alto e finendo con la ferita posizionata più in basso. Nelle immagini sono indicati, in ordine di esecuzione, i passaggi da effettuare e le zone dove passare il batuffolo con l’antisettico sulla ferita. Anche l’operazione di pulizia della ferita deve essere effettuata secondo questi passaggi. La cosa più importante è che ad ogni passaggio delle medicazioni semplici bisogna cambiare il batuffolo, che deve essere sempre diverso e pulito, ad ogni step bisogna utilizzare un nuovo batuffolo sterile. Consigli per una buona cicatrizzazione delle ferite È sempre bene che dopo la dimissione la ferita venga valutata almeno un paio di volte dal proprio medico, specialmente per le ferite che presentano punti riassorbibili (definiti spesso come “quelli che cadono da soli”). La valutazione della ferita chirurgica da parte del proprio medico è strettamente necessaria in caso di: Ferita arrossata: la ferita presenta eccessivo rossore e/o eccessivo prurito Ferite infette:: quando vi sia presenza di pus e/o sangue Ferita aperta, ferita gonfia: nei casi in cui la ferita abbia un aspetto anomalo, poiché questi possono essere segni di diverse problematiche, come ad esempio la presenza di un’infezione dei oppure la riapertura della ferita. Per ogni dubbio è possibile rivolgersi al proprio medico o infermiere di fiducia, oppure ai medici ed agli infermieri del reparto dal quale si viene dimessi, che daranno tutte le indicazioni necessarie e spiegheranno sia la procedura da eseguire che il piano di medicazione ideale per la ferita. In caso di insicurezze, dubbi, timori, nel caso in cui si presenti una ferita complessa, come quelle che presentano drenaggi, oppure in caso di una ferita molto estesa è preferibile che la cura venga affidata direttamente ad un professionista, a cui riferire le indicazioni date dal chirurgo. Prodotti per medicare e disinfettare ferita chirurgica Assicurati di avere i prodotti giusti per disinfettare e medicare la ferita chirurgica Iodopovidone Antisettico Microbiocida Prezzo: 10.89 euro Cerotto per ferita chirurgica Bordi adesivi e compressa interna antiaderente Varie misure Prezzo 5.42 Kit di di primo soccorso KIT DI PRIMO SOCCORSO: comprende 90 elementi essenziali. Include ghiaccio pronto uso, soluzione sterile per lavaggio oculare, coperta isotermica d'emergenza, garze, bende, cerotti per nocche e dita e altro ancora. Tutti i prodotti contenuti al suo interno sono approvati CE PREZZO 19.99 Dott.ssa Federica Panebianco Dieta scaricabile dopo il parto

  • Rosolia in gravidanza: sintomi della malattia, rischi fetali e per i bambini, prevenzione e vaccino

    L' infezione da rosolia in gravidanza può rappresentare un serio rischio per il feto. Ecco tutto quello che devi sapere sulla rosolia. Sommario Cos'è la rosolia Sintomi rosolia Rosolia in gravidanza Quando è pericolosa la rosolia in gravidanza Trasmissione al feto Rischi fetali Diagnosi prenatale di rosolia Diagnosi materna Reinfezione Terapia Rosolia e allattamento Malattia da Rosolia in gravidanza La rosolia è una malattia esantematica determinata da un virus a RNA denominato Rubi virus della famiglia dei Togaviridae. La malattia della rosolia ha un decorso benigno ma se contratta in corso di gravidanza è in grado di arrecare seri danni al feto. Le forme peggiori di contagio da rosolia in donne incinta interessano il primo trimestre di gravidanza; il virus, infatti, è in grado di attraversare la barriera placentare cagionando nella maggior parte dei casi embriopatia malformativa e danni embrio fetali. Virus rosolia La rosolia è una malattia infettiva dell'infanzia che interessa i bambini dai 2 ai 10 anni. Il periodo di incubazione va dai 15 ai 21 giorni con un arco di contagiosità va dalla settimana che precede la comparsa dei sintomi come l’eruzione cutanea fino ai 4 giorni successivi la fine dei sintomi visibili. Trasmissione della rosolia Il virus in gravidanza si diffonde per contatto diretto attraverso le vie aeree mediante colpi di tosse, starnuti o per esposizione diretta con secrezioni naso faringee di una persona con un’infezione da rosolia in corso. Secondo le statistiche un caso su due di infezione da rubeo non provoca nessun sintomo tanto che molti adulti possiedono gli anticorpi per la rosolia anche se non si sono mai accorti di averla contratta. Generalmente la malattia ha un decorso benigno e si risolve in breve tempo lasciando l’immunità permanente che protegge dalle future infezioni. Rosolia sintomi, come si manifesta e durata La malattia della rosolia può avere un decorso asintomatico non provocando sintomi evidenti. Se i sintomi rosolia si manifestano dopo il periodo di incubazione hanno le seguenti caratteristiche: Primo giorno di rosolia Nel primo giorno può esserci un leggero raffreddore con mal di gola e malessere. Si ingrossano i linfonodi dietro le orecchie e ai lati del collo che possono permanere per 1, 2 settimane. Secondo e terzo giorno di rosolia Tra il secondo e il terzo giorno sulla pelle compaiono delle macchie piatte di colore rosa denominate rasch maculo papulare o esantema. L' esantema affiora prima dietro le orecchie, sulla testa e sul collo e poi si diffonde su tutto il corpo ad esclusione dei piedi. Se il rush spunta agli occhi compaiono piccole ulcere doloranti. All’ esantema si può accompagnare: febbre che generalmente non supera mai i 38, 5 °C; cefalea; dolori articolari; inappetenza. Quarto e quinto giorno di malattia Tra il 4 e il 5 giorno le macchie cominciano a ridursi e quando scompaiono non desquamano. Dopo il sesto giorno di rosolia Dal 6 giorno si inizia a stare meglio e pian piano si torna alla normalità anche se fino al 10 giorno si è ancora contagiosi. Rosolia sintomi I sintomi della rosolia sono: rash maculopapulare; linfonodi ingrossati; febbre dolenza muscolare; dolore articolare. Rosolia positiva in gravidanza Fin dalla più tenera età si sente parlare di quanto sia importante per le donne contrarre la rosolia per avere l’immunità alla malattia. La rosolia in gravidanza non rappresenta un rischio per la futura mamma, tuttavia, gli effetti della malattia sul feto possono determinare un’infezione congenita fetale che ha inizio durante la gravidanza e può permanere per molti mesi dopo la nascita. La Rosolia in gravidanza rischi Il virus della rosolia è un rischio per le donne che non hanno mai contratto l’affezione, quindi sfornite di anticorpi anti-rosolia, che contraggono la prima infezione nel corso della dolce attesa. A tal scopo si consiglia alle donne in età fertile non immuni di sottoporsi a vaccinazione per rosolia in modo da sviluppare una buona immunità in vista di una futura gravidanza. Rosolia e gravidanza al primo trimestre Il primo trimestre di gravidanza rappresenta il periodo di maggior rischio per il feto poiché il virus è capace di contagiare l'embrione nel 70- 90 % dei casi provocando aborto, embriopatie e ritardo di crescita. Un' infezione da rosolia prima della 10 settimana di gestazione esita in aborto nel 90% dei casi. Rosolia gravidanza al secondo trimestre Nel secondo trimestre di gravidanza il rischio di infezione si riduce al 25-40 % ma una eventuale infezione può essere un rischio per il feto. Rosolia in gravidanza al terzo trimestre Nel terzo trimestre di gravidanza l’infezione materna da rosolia non provoca quasi mai alterazioni fetali gravi dando luogo però nella maggior parte dei casi a sordità congenita del neonato. Un neonato che ha contratto l'infezione durante lo sviluppo intrauterino può rimanere infettivo anche per mesi dopo la nascita e sviluppare alterazioni e morbosità in un secondo momento. È necessario però sottolineare che l’infezione embrio-fetale da rosolia non necessariamente provoca fetopatia. Infezione da rosolia in gravidanza Quando la donna incinta contrae la rosolia il virus circola liberamente nel sangue materno. Attraverso la circolazione sanguigna il virus raggiunge la placenta e poiché è in grado di attraversare la barriera placentale provoca contagio e infezione fetale, in questi casi si parla di contagio verticale. Una volta raggiunto il prodotto del concepimento il virus si moltiplica nel sistema circolatorio fetale provocando danni cromosomici ed alterazioni dell'organogenesi. Il maggior rischio di passaggio transplacentare si verifica nelle prime 16 settimane di gravidanza. È da segnalare anche la rara eventualità che un feto si infetti con il contatto diretto con il sangue materno o con le secrezioni cervicali al momento del parto se la madre ha la rosolia nella fase virulenta. Rosolia congenita Il periodo di maggior rischio per gli effetti lesivi della rosolia sul feto corrisponde al primo trimestre di gravidanza. L' embriopatia malformativa provocata dal virus della rosolia consiste: Anomalie multiple dell’occhio come cataratta e glaucoma; Anomalie a carico dell’apparato uditivo come sordità congenita e sordità neuro sensoriale; Cardiopatie congenite; Anomalie a carico dei grossi vasi soprattutto persistenza del dotto di Botallo e stenosi dell’arteria polmonare; Anomalie del sistema nervoso con ritardo psicomotorio. L' effetto lesivo del virus non si esaurisce con l’embriopatia malformativa ma può comprendere anche la fetopatia evolutiva che può aggravare progressivamente il quadro clinico del neonato. Le manifestazioni lesive del virus sul feto vengono riunite sotto la denominazione di sindrome della rosolia congenita. I bambini affetti da rosolia congenita possono rimanere portatori del virus per molti mesi o anche per qualche anno dopo la nascita rappresentando una pericolosa fonte di contagio. Il patogeno una volta raggiunto il feto può rimanere in forma inattiva fino alla nascita per poi riattivarsi improvvisamente determinando patologie quali: diabete mellito di tipo I; disfunzione della tiroide; anomalie oculari quali glaucoma. Danni della rosolia alla gravidanza Oltre all' embriopatia e alla fetopatia la rosolia contratta nel corso del primo trimestre di gestazione può determinare: aborto morte fetale tardiva rallentamento di crescita intrauterina. Le complicazioni per la gravidanza con infezione da rosolia sono tanto più gravi quanto più è la virulenza dell’infezione. Diagnosi prenatale di rosolia La diagnosi prenatale di avvenuta trasmissione del virus al prodotto del concepimento può essere fatta mediante il dosaggio di anticorpi specifici IgM nel sangue fetale con funicolocentesi eco guidata. Ad oggi la tecnica più utilizzata per avere un responso di infezione fetale è l'isolamento del virus nel liquido amniotico mediante amniocentesi. Recentemente è stato proposto anche un metodo di diagnosi che si basa sulla ricerca di RNA nei villi coriali prelevati con villocentesi, la tecnica anche se promettente ancora viene considerata sperimentale. Nel caso di prognosi positiva di avvenuta infezione endouterina la diagnosi prenatale non fornisce alcuna notizia riguardo la gravità delle lesioni fetali. Anticorpi anti rosolia La diagnosi della rosolia in gravidanza è di tipo clinico e si basa principalmente nel reperimento di anticorpi per rubeo nel sangue materno. L' esame per la rosolia prende il nome di Rubeo test e rientra tra i test pre-concezionali da effettuare in vista di una gravidanza e tra le analisi del primo trimestre di gestazione, il così detto complesso TORCH. L’accertamento per la rosolia rileva se il soggetto è immune al patogeno della rubea attraverso il dosaggio di immunoglobuline IgG e immunoglobuline IgM nel siero. Rubeo test Il rubeo test serve principalmente: all' identificazione dei soggetti a rischio; alla protezione dei soggetti non immunizzati; alla diagnosi di rosolia nei casi di prima infezione o di reinfezione. Il controllo per il rubeo consiste in un prelievo di sangue che diagnostica la presenza degli anticorpi IgG e IgM. La presenza nel sangue di anticorpi IgM indica che la malattia è in corso. La presenza nel sangue di anticorpi IgG indica che nel passato si è venuti a contatto con la malattia sviluppando anticorpi (rubeo immune). L’ assenza nel sangue sia degli anticorpi IgG che IgM indica che non si hanno gli anticorpi e che la malattia non è in corso (rubeo non immune). L’obiettivo del prelievo consiste nell’ identificare precocemente la titolazione anticorpale nel sangue dosando gli anticorpi IgG e IgM. Vediamo i valori di riferimento e come interpretare gli esami del sangue Se una donna in gravidanza risulta positiva agli anticorpi IgG e negativa per gli anticorpi IgM significa che ha contratto la rosolia nel passato e il bambino non è a rischio perché la madre è rubeo immune. Se una donna in gravidanza risulta negativa agli anticorpi IgG e negativa agli anticorpi IgM significa che non ha mai contratto la malattia e per questo è rubeo non immune e quindi bisogna prestare attenzione a non contrarla in gravidanza. Se una donna in gravidanza ha gli anticorpi IgM positivi è segno di infezione recente, dato che deve essere approfondito con opportuni test di laboratorio per valutare la trasmissione della rubea al feto. Nel caso in cui la futura mamma sia stata esposta recentemente al contagio ci vogliono alcuni giorni affinché compaiano nel sangue le prime tracce della risposta immunitaria (immunoglobuline IgM) che confermano l’avvenuta infezione. La presenza di anticorpi anti-rosolia IgM è indice di infezione recente e questo valore rimane elevato per circa un mese dal contagio. Reinfezione da rosolia Sebbene di solito la rosolia conferisca immunità permanente vi possono essere dei rari casi di reinfezione sia nelle donne che hanno avuto la malattia in passato, quindi immuni, sia in donne vaccinate. La reinfezione è molto rara e spesso è la conseguenza di un transitorio episodio di immunodepressione. Nel corso di reinfezione materna da rosolia il passaggio del virus al feto è molto raro. Terapia e trattamento Al momento, non esiste una terapia specifica per la rosolia in gravidanza o per ridurre la trasmissione materno-fetale. Bisogna aspettare che la malattia faccia il suo corso. La migliore terapia disponibile per la rosolia consiste nella prevenzione. Il piano sanitario vaccinale prevede la vaccinazione di tutti i bambini e delle donne non immuni alla malattia con un vaccino vivo e attenuato. Vaccino rosolia Le donne in età fertile che ancora non hanno contratto la rosolia dovrebbero sottoporsi a vaccinazione preventiva ed astenersi da un’eventuale gravidanza per un periodo di sei mesi. Prevenzione contagio rosolia La prevenzione migliore contro la rosolia congenita è la vaccinazione delle donne non immunizzate. Il vaccino per la rosolia è costituito da ceppi di virus vivi e attenuati che si iniettano sottocute o che si somministrano per via endonasale. Se in gravidanza si risultasse non immuni alla malattia sarebbe opportuno evitare tutti quei luoghi fonte di contagio in particolare. Luoghi chiusi e affollati che non hanno una buona aerazione; Luoghi frequentati da bambini come asili, scuole, ludoteche e altri luoghi di aggregazione; Lavare spesso e accuratamente le mani e curare l’igiene sociale. Rosolia e allattamento Se la mamma contrae la rosolia durante il periodo dell’allattamento è meglio sospendere l’allattamento per evitare che il contatto diretto estenda il contagio dalla mamma al neonato. Anche se la rosolia neonatale non comporta solitamente rischi particolari per il feto è sempre bene fare prevenzione. Mammamather ostetrica tascabile Se stai per avere un bambino fai anche tu Lista Nascita Amazon. Con la Lista nascita Amazon potrai fare una lista delle cose ti servono per il tuo bambino e condividerla con amici e parenti in modo da ricevere il regalo di cui hai bisogno e che hai scelto tu. Non vi è alcun obbligo di acquisto ma solo vantaggi Ogni mese un nuovo regalo di benvenuto da Amazon 10% spendendo almeno 400€ o un 15% quando spendi più di 800€ nella tua Lista di nascita Più di 100.000 prodotti per aiutarti dall'inizio della gravidanza. Cosa aspetti fai subito la tua Lista nascita!

  • Crisi di coppia dopo nascita figlio? 6 consigli per l' intimità evitare crisi coniugali

    La crisi di coppia dopo la nascita di un figlio, ecco come affrontarla Sommario Rapporto di coppia dopo i figli Fattori che influenzano la coppia L' organizzazione familiare per evitare la crisi di coppia 6 consigli per aiutare la coppia di neogenitori Rapporto di coppia dopo la nascita di un figlio Diventare genitori vuol dire rimettersi in gioco, fare i conti e trovare un compromesso con i propri punti deboli, cercando allo stesso tempo di stabilire una continuità tra passato e presente. La nascita del primo figlio esige da parte dei neogenitori consistenti cambiamenti psicologici, non solo a livello individuale, ma anche in quanto membri di una coppia. E’ un passaggio alquanto impegnativo, ma la sollecitudine richiesta da questa fase di transizione è controbilanciata da un impareggiabile arricchimento in termini di maturazione personale, sia per le neomamme che per i neopapà. Crisi coniugale dopo un figlio L’ arrivo di un bambino è infatti una vera e propria rivoluzione, considerato che apporta notevoli cambiamenti in diversi ambiti della vita personale e relazionale di mamma e papà, tra cui quello fisico (pensiamo solo ai cambiamenti del corpo della donna), psicologico, emozionale e sessuale, nonché finanziario e degli spazi di vita, e può stravolgere l’armonia di coppia facendo sorgere incomprensioni, problemi e tensioni che possono sfociare in una vera e propria crisi di coppia. È ormai noto infatti che il grado di soddisfazione rispetto al proprio rapporto di coppia , espresso sia dalle neo mamme che dai neo papà, intervistati ad un anno di vita del bambino, scende vertiginosamente dopo la nascita del primo figlio. Fattori che influenzano la coppia dopo i figli Sono diversi i fattori che concorrono a far sì che questo momento di vita straordinario sia anche uno di quelli che più di altri può metter alla prova la tenuta della relazione, scatenando una crisi di coppia. Alcuni di questi fattori sono di ordine sociale: Spesso la coppia è sola Oggi lo stress legato alla nascita di un figlio è più alto anche perché la struttura familiare è cambiata: spesso i rispettivi genitori, i nonni del bimbo, sono lontani o impegnati col lavoro, per cui la coppia non può contare sul sostegno delle famiglie di origine come accadeva una volta. Manca la familiarità con il mondo dell’infanzia. Avere un figlio è per molti oggi un fatto straordinario. Molte coppie non hanno amici o parenti che siano essi stessi genitori , e il proprio figlio rappresenta il primissimo contatto con il mondo dell’infanzia. Ciò comporta che il neonato possa essere vissuto, talvolta, come una sorta di “marziano”, con tutti i sentimenti di inadeguatezza e di apprensione che ne derivano. È poco sviluppata l’abitudine a prendersi cura dell’altro e alla rinuncia. Oggi siamo molto orientati al prenderci cura di noi stessi e a soddisfare i nostri bisogni e desideri personali. Fortunatamente viviamo in un momento storico di grandi possibilità, nonostante la crisi economica, e la maggior parte di noi riesce a coltivare diversi ruoli e diverse attività, che danno un senso di realizzazione nei migliori dei casi, di piacere negli altri. Le rinunce e la riorganizzazione dei tempi e degli spazi di vita personali che il prendersi cura in modo totale del nuovo arrivato comporta, può essere vissuto come destabilizzante. Organizzazione familiare per evitare la crisi di coppia Un’organizzazione familiare equilibrata si basa su un armonico bilanciamento tra le necessità soggettive di ciascuno dei partner e le esigenze della relazione. Ciò che può rendere più semplice il raggiungimento di tale equilibrio è la presenza in entrambi i partner di un solido senso di identità ; la capacità di decentrarsi e di considerare i diversi modi possibili di vedere le cose; la capacità di sapere discutere senza esacerbare i conflitti e senza creare delle impasse improduttive. Queste qualità possono essere più o meno sviluppate in ognuno di noi; una neomamma e un neopapà che ne siano sensibilmente dotati saranno avvantaggiati perché potranno attingervi a piene mani per rinegoziare il loro equilibrio di coppia. Ciò non toglie che anche coloro che ne sono minuti in misura minore e che magari hanno instaurato una relazione meno equilibrata possano mettere a frutto l’occasione fornita dalla nascita del bebè per rimettersi in gioco, per potenziare le proprie competenze relazionali e per sviluppare empatia, ossia la capacità di mettersi nei panni degli altri. In ogni relazione l’intimità e la condivisione non rappresentano mai un punto d’arrivo che, una volta raggiunto, si mantiene definitivamente acquisito e inalterabile; il rapporto deve essere coltivato e nutrito giorno dopo giorno perché possa continuare a produrre i suoi frutti migliori, richiede dedizione e impegno da parte di entrambi i partner, i quali possono ricorrere a una serie di accorgimenti per agevolare la comunicazione reciproca. Tali accorgimenti hanno a che fare con l’esternare le proprie attese, cioè con il confrontarsi con il partner circa le aspettative che si nutrono sul bambino, su stessi e sul futuro insieme. Ciò è indubbiamente d’aiuto nel sentirsi più preparati a gestire il ruolo di genitori. Un altro accorgimento è r itagliare del tempo per parlarsi, nonché l’affrontare un problema alla volta, in quanto stabilire delle priorità permette di guardare ai problemi con maggiore serenità. E’ poi importante non trascurare l’intimità , anche semplicemente stando insieme a contemplare e coccolare il proprio bebè: questo è un ottimo modo per condividere le proprie emozioni. Garantirsi un appoggio esterno ed avere qualcuno con cui confidarsi sono appigli impagabili per combattere le incertezze e gli scoraggiamenti. Sarebbe inoltre utile provare ad assumere un’attitudine possibilista e aperta alla sperimentazione, sia per se stessi che per quanto riguarda il bambino. Un neonato è imprevedibile e cambia giorno dopo giorno, per cui non è possibile adottare stili di comportamento e atteggiamenti mentali rigidi e determinati una volta per tutti. I 6 consigli per aiutare la coppia di neogenitori Ecco allora 6 accorgimenti che possono aiutare la coppia alle prese con il nuovo ruolo di genitori: Avere aspettative realistiche. Mettere in conto fatiche e difficoltà senza voler essere genitori perfetti, con una casa perfetta e con la capacità di mantenere i ritmi precedenti può sicuramente aiutare ad affrontare il cambiamento con maggior fiducia e flessibilità. Aiutarsi . Molti conflitti dopo la nascita di un bimbo riguardano la suddivisione delle responsabilità , per cui può accadere che uno dei due senta di lavorare di più dell’altro e di non essere visto/a e apprezzato/a per questo, ma lasciato/a solo/a. In questi casi può essere utile mappare le cose da fare e arrivare ad una suddivisione condivisa e ragionata degli impegni. Può appartenere a questa voce la possibilità di fare i turni la notte per permettere all’altro di recuperare un po’ di sonno. Più in generale è importante pensare alla gestione familiare come un lavoro di team, in cui si ragiona insieme sulle difficoltà, sulle risorse disponibili, e sull’apporto e il contributo che ognuno può dare per l’obiettivo comune: costruire insieme una famiglia. Apprezzarsi e incoraggiarsi a vicenda evitando di sentirsi in competizione. Il mestiere di genitore si apprende col tempo, bisogna avere pazienza e non innervosirsi se il neo papà è lento a cambiare il figlio o la mamma non ha più tempo come prima per preparare cenette deliziose o tenere in ordine la casa. Sentire la stima e la fiducia del partner nelle proprie capacità genitoriali aiuterà sia la neo mamma che il neo papà a sentirsi più sicuro e competente. Mantenere viva l’intimità e la connessione emotiva. Il desiderio scende soprattutto nella donna nel periodo subito successivo alla gravidanza. La mancanza di sonno, le nuove responsabilità e i cambiamenti fisici e ormonali possono cambiare i ritmi e lo slancio del desiderio. È importante metterlo in conto e non drammatizzare questo momentaneo disinteresse o calo della passionalità, in particolare non bisogna interpretarlo come un rifiuto o segno che qualcosa non va nella relazione. È possibile invece coltivare l’intimità e la vicinanza fisica in modo corrispondente alle nuove esigenze di questa fase particolare, con coccole e abbracci, magari sul divano davanti ad bel film da guardare insieme nei momenti di pausa dal bebè. Mantenere spazi individuali. Molte coppie rinunciano ai propri hobby e alle proprie passioni dopo la nascita di un figlio. Se nel primo periodo questo è normale, è comunque importante incoraggiarsi e sostenersi a vicenda affinché ognuno dei due riesca a trovare quanto prima del tempo da dedicare a sé stesso. Che sia il caffè con l’amica o la giornata sugli sci, momenti di pausa permettono di rientrare in famiglia con rinnovato slancio ed energia. Mantenere vivo il dialogo. In questa fase più che mai sono tante le emozioni che entrano in gioco. Una relazione è duratura se sa accogliere e dare spazio alle emozioni attraverso una buona comunicazione: per chiarire fraintesi, per esprimere le proprie aspettative, o solo per condividere e sentirsi insieme. Fare i genitori è il lavoro più difficile al mondo e nessuno lo insegna . Rimanere uniti e complici renderà tutto più semplice. Dott.ssa Vanessa Rotilio Psicologa, Psicodiagnosta Psicologa Perinatale in formazione

  • Sintomi gravidanza prima settimana. Primi sintomi gravidici che possono indicare che sei incinta

    Sospetti di essere incinta e non sai quali sono i sintomi i sintomi della gravidanza alla prima settimana? Niente paura, ecco per te i segnali che la donna può avvertire nel corso delle prime settimane o del primo periodo di gestazione. Sommario Sintomi gravidanza prime settimane Primi giorni di gravidanza e primi sintomi Dopo quanto si manifestano? Quali sono i sintomi della gravidanza? Sintomi gravidici prima del ritardo Sintomi gravidici meno comuni Come capire se sei incinta? Non solo sintomi gravidici Concepimento e sintomi di gravidanza extrauterina Sintomi gravidanza in allattamento Sintomi prime settimane di gravidanza La gravidanza è un momento di grandi cambiamenti per il corpo femminile, che deve accogliere e preservare il feto in crescita. Subito dopo il concepimento, l’organismo materno inizia a secernere gli ormoni gravidici che, nella prima fase della gravidanza, sosterranno la crescita dell’embrione. Il nuovo assetto ormonale crea delle modificazioni che possono scatenare nella futura mamma una serie di segnali e fastidi che, se letti con occhio attento, rappresentano i primi sintomi della gravidanza. Alcune donne, riscontrando i sintomi della prima settimana di gravidanza, riescono addirittura a ipotizzare di essere incinta, ancor prima del ritardo mestruale. Certamente, per accorgersi dei primissimi sintomi di gravidanza, innanzitutto i segnali devono manifestarsi e, come vedremo più avanti, non sempre è così; inoltre, si deve avere una profonda conoscenza del proprio organismo. In taluni casi, il corpo femminile riesce senza troppi sforzi a adattarsi alla nuova condizione, tanto che, non vi è manifestazione né di sintomi del concepimento né di sintomi di inizio gravidanza. A tal proposito, è bene precisare, che per avere una diagnosi di gravidanza sintomi come saltare il ciclo sono indicativi, ma occorre sempre la conferma di un test di gravidanza. Primi giorni di gravidanza e primi sintomi L' embrione all' interno del complesso materno codifica numerosi segnali con lo scopo di annunciare la sua presenza; a sua volta, l’organismo materno attraverso gli ormoni sollecita i suoi organi e apparati a modificarsi per permettere al feto di crescere serenamente. Sebbene ci siano donne che non percepiscono i primi sintomi gravidici, o li avvertono dopo alcune settimane di gestazione, vi sono donne che avvertono i sintomi di inizio gravidanza ancor prima della mestruazione mancata. Sintomi gravidanza dopo quanto si manifestano Il campanello d'allarme di una possibile gravidanza è rappresentato dal ritardo del ciclo mestruale che in genere si manifesta a partire da dieci giorni dalla fecondazione. Se il ritardo è accompagnato dai tipici sintomi di inizio gravidanza allora potesti essere in dolce attesa. Quali sono tutti i precoci sintomi della gravidanza? I più comuni sintomi del concepimento sono differenti da donna a donna I primi sintomi di una gravidanza I primi giorni dopo il concepimento potresti avvertire: Ipersensibilità del seno e dei capezzoli; Areola del seno più scura; Tubercoli di Montgomery ingrossati; Spotting o perdite da impianto; Crampi al basso ventre e dolori da concepimento; Stanchezza; Stimolo a urinare spesso; Nausea e vomito; Ipersensibilità agli odori; Gonfiore; Innalzamento della temperatura corporea; Diarrea o stitichezza; Capogiri e mal di testa; Perdite bianche; Assenza di mestruazioni. L’ipersensibilità del seno è uno dei primi sintomi di una gravidanza Tutte le donne conoscono la classica sindrome premestruale in cui il seno è maggiormente dolente e sensibile. Tra tutti i primi sintomi immediati in gravidanza la tensione mammaria è certamente uno dei più comuni. Sentire il seno maggiormente sensibile, con formicolii, gonfiore, pesantezza e con fitte alle mammelle potrebbe rappresentare un sintomo che sei incinta. I primissimi segnali di gravidanza coinvolgono soprattutto i capezzoli che diventano ipersensibili; alcune donne lamentano fastidio a portare il reggiseno o quando si asciugano i capezzoli dopo la detersione. Le sensazioni di maggiore sensibilità al seno, talvolta, può essere uno dei sintomi prima del ciclo mancato e, addirittura, può manifestarsi pochi giorni dopo il concepimento e via via che la gravidanza progredisce il fastidio potrebbe acuirsi. Ovviamente queste avvisaglie non si manifestano in tutte le donne incinta, ci sono mamme che non notano alcun tipo di modificazione al seno per tutti i nove mesi. Areola scura tra i segnali iniziali di gravidanza Tra i sintomi iniziali di gravidanza potresti notare che l’areola delle mammelle cambia colore. La modificazione del seno potrebbe verificarsi precocemente, tanto che, si può annoverare tra uno dei sintomi della settimana dopo il concepimento. All’origine dell’inscurimento della pelle dei capezzoli vi sono gli ormoni della gravidanza, estrogeno e progesterone, che entrano prepotentemente nel circolo sanguigno materno. Puntini sul seno, tra i primissimi sintomi gravidanza Se sei incinta sintomi come l’aumento delle minuscole protuberanze nelle tue areole mammarie, ossia i tubercoli del Montgomery, rappresentano un segnale gravidico. I puntini che circondano l'areola mammaria sono delle minuscole ghiandole che secernono oli destinati a lubrificare i capezzoli; quando si è in attesa, i tubercoli si ingrossano secernendo più oli in modo da preparare il seno per quando il neonato si attaccherà per poppare. Dolori da impianto e perdite da impianto Circa il 30% delle donne, quando l’ovulo fecondato si annida nell' utero, nelle prime settimane dal concepimento accusa delle fitte e dei piccoli crampi simili a dolori mestruali. A seguito dell’impianto dell'embrione possono fuoriuscire dalla vagina delle piccole perdite di sangue che prendono il nome di spotting da impianto. Le perdite da impianto sono differenti dalle mestruazioni perchè si verificano un po’ prima della data in cui dovrebbe arrivare il ciclo mestruale, generalmente da 6 a 12 giorni dopo il concepimento. Le perdite da impianto sono di colore rosa più o meno intenso e raramente sono di colore rosso vivo come la mestruazione. La stanchezza è un sintomo gravidanza primi giorni Tra i sintomi di una gravidanza vi è sicuramente la stanchezza, ma non si tratta di un affaticamento normale ma, di una debolezza e spossatezza estrema, da sfinimento. Tra i sintomi di gravidanza nella prima settimana, potresti avere un’assoluta mancanza di energie, spossatezza e voglia di startene a letto. Nausea e senso di vomito dopo il concepimento La nausea rappresenta il sintomo di gravidanza per eccellenza. Generalmente le donne incinta iniziano a soffrirne dopo la 6 settimana di gestazione, anche se, alcune donne avvertono addirittura la nausea prima del ciclo mancato. Ipersensibilità agli odori, uno dei sintomi dell'essere incinta Tra i segni di una possibile gravidanza, vi è una minore tolleranza agli odori, il tuo naso diventa come quello di un segugio. L' olfatto è potenziato, il che ti potrebbe non far sopportare alcuni profumi che magari prima non ti disturbavano affatto, come il caffè o particolari essenze. Il sintomo gravidico potrebbe essere così accentuato da provocarti addirittura il vomito. Gonfiore allo stomaco, nella prima settimana di gravidanza Nelle prime settimane di gravidanza sintomi come rigonfiamento e turgore sono molto comuni. Il gonfiore è un sintomo precoce di gravidanza ma spesso passa in sordina perchè associato al tipico gonfiore premestruale. Attenzione però, la pancia gonfia e il gonfiore generalizzato non si possono ancora attribuire alla crescita del bambino, ma ad un maggiore accumulo di liquidi generato dagli ormoni gravidici. Innalzamento della temperatura, uno dei primi sintomi della gravidanza Se stessi misurando la temperatura basale, tra i sintomi iniziali di una gravidanza, potresti notare l’innalzamento di circa un grado. Una lieve ipertermia non sempre segnala che sei in attesa, magari potresti avere semplicemente la febbre conseguente ad un raffreddamento. Tra i sintomi di una possibile gravidanza in atto diarrea e stitichezza Gli ormoni della gravidanza possono dare del filo da torcere al tuo intestino fin dai primi giorni dopo la fecondazione. Le donne incinte, tra i disturbi che manifestano nella dolce attesa potrebbero accusare uno stravolgimento della regolarità intestinale. Gli ormoni in circolo possono infatti determinare dei sintomi dopo il concepimento caratterizzati da stipsi o dissenteria. Primi segni di gravidanza, il primo è l' amenorrea Tra i sintomi che maggiormente ti fanno sospettare di essere incinta vi è la mancanza di mestruazioni. Sembra una cosa ovvia, ma tra tutti i sintomi della gravidanza, la mancanza del ciclo è certamente uno dei segnali più indicativi. Se hai un ciclo irregolare, magari, un ritardo della mestruazione potrebbe non rappresentare per te il primo indizio di gravidanza a cui prestare attenzione, probabilmente pensi che le mestruazioni sono solo in ritardo ma arriveranno. Se hai un ciclo regolare come un orologio svizzero, tra i sintomi per capire se sei incinta vi è certamente l’aver saltato il flusso mestruale. Sintomi di gravidanza prima del ciclo o fastidi premestruali Come si fa a capire di essere incinta prima del ciclo? È molto difficile sapere di essere incinta prima del ritardo dei mestrui, perchè in gravidanza sintomi iniziali come gonfiore e tensione al seno, possono essere confusi con i sintomi prima della mestruazione Riconoscere e capire se sei incinta prima del ciclo Sicuramente avere molta confidenza con il proprio corpo aiuta a carpire i piccoli cambiamenti che l’organismo femminile esprime subito dopo il concepimento. Non vi è una regola generale sui sintomi di quando sei incinta ma, sicuramente, se noti dei cambiamenti importanti forse è meglio fare un test di gravidanza Umore Alcune donne ad esempio (sintomi incinta) si sentono maggiormente malinconiche, ansiose, soffrono di insonnia, irritabilità, irrequietezza e difficoltà a mantenere la concentrazione. Perdite bianche Anche le perdite bianche vaginali rappresentano uno dei sintomi di gravidanza iniziale. Nel periodo ovulatorio le perdite vaginali diventano filamentose, per poi divenire nuovamente normali. Nei primi giorni della gravidanza le secrezioni vaginali diventano abbondanti e biancastre. Gravidanze con PMA Diverso discorso per le donne che si sono sottoposte a procreazione medicalmente assistita, in cui circa 12 giorni dopo l’ICSI o la FIVET, potrebbero manifestarsi alcuni sintomi di gravidanza. Sintomi di una presunta gravidanza al primo mese meno comuni In alcuni casi i sintomi post concepimento possono presentarsi con una sintomatologia meno frequente. Quando iniziano i sintomi della gravidanza, che andremo ad elencare, spesso la futura mamma non vi presta attenzione, proprio perchè non rappresentano i consueti sintomi di una persona incinta. Altri sintomi delle prime settimane di gravidanza acne aria nella pancia aumento della libido aumento della sete brividi di freddo bruciore intimo flatulenza gastrite herpes labiale nervosismo nodo alla gola ombelico che tira ritenzione idrica sciatica sonnolenza sudorazione tachicardia vampate di calore fame aumentata o diminuita prurito Come capire se si è incinta? Fai un test di gravidanza dopo il ritardo Il modo migliore per sapere se si è in attesa di un bambino è sottoporsi al test di gravidanza e non fare solo affidamento sui sintomi precoci di una gravidanza. Nelle prime settimane di dolce attesa i sintomi, come la tensione mammaria o la nausea, possono trarre in inganno perchè non sempre sono dovuti ad una fecondazione. L' esame per sapere se si è in attesa si basa sulla rilevazione dell’ormone della gravidanza bhcg nell' organismo materno. Test di gravidanza quale fare per essere sicuri? Il beta hcg può essere ricercato sia sulla pipi, il classico test di gravidanza alle urine, sia sul sangue, il prelievo per il dosaggio delle beta hcg. Sottoporsi ad une esame di gravidanza al sangue rappresenta il metodo più sicuro, durante il primo mese di gravidanza, di rilevazione della gestazione, in quanto il test è in grado di rilevare i livelli minimi di bhcg nel sangue, confermando o meno di essere incinta (già dalla seconda - terza settimana) Concepimento e sintomi di gravidanza extrauterina La gravidanza extrauterina si verifica quando l’embrione si sviluppa al di fuori dell’utero, solitamente nella tuba e in rari casi anche in addome. I primissimi sintomi di una gravidanza extrauterina sono sovrapponibili ad una gravidanza normale e, generalmente, compaiono dopo la 5 settimana di gestazione. Tra le manifestazioni di una sospetta gravidanza vi è sicuramente l’aver saltato la mestruazione, ma anche nausea e vomito, dolori inizio gravidanza al basso ventre, mal di schiena, mal di reni, tensione al seno e fastidio mentre si urina. Man mano che la gravidanza procede possono comparire perdite di sangue, per lo più acquose e di colore marrone, mal di schiena e algie pelviche sempre più forti e in rari casi dolori alla spalla. Sintomi inizio gravidanza in donne in allattamento Dopo il parto il ritorno delle mestruazioni, il cosiddetto capoparto, può ritardare ad arrivare, soprattutto se la neomamma allatta. Certamente accorgersi di una nuova gravidanza quando si ha un ciclo regolare è molto semplice, ma quando la donna è in allattamento e la prima mestruazione dopo il parto non è arrivata, certamente è molto più difficile. L' incognita di non sapere se si è in attesa nel periodo dell’allattamento è che non si conosce il momento in cui si riattiva l'ovulazione; quindi, se si hanno rapporti non protetti si può passare dall' ovulazione alla gestazione senza avere la mestruazione. I sintomi di gravidanza, inoltre, possono essere celati dalle modificazioni che la precedente gravidanza e quindi il puerperio ha lasciato; pertanto, il seno è sicuramente più gonfio per via dell’allattamento, la pancia è ingrossata e la stanchezza è derivata dall' accudire il nuovo nato e dall' affaticamento che questo periodo comporta. In queste situazioni, quindi, è molto probabile accorgersi della gravidanza casualmente o molto più in là rispetto alla norma. Segnali di una gravidanza Abbiamo visto tutti i sintomi gravidici, per avere la conferma di essere incinta non ti resta che fare un test di gravidanza. Se vuoi essere aumentare le probabilità di rimanere in gravidanza acquista un test di ovulazione, sono il metodo migliore per avere rapporti mirati con maggiore possibilità di rimanere incita. Clicca sul bottone per scoprire i metodi migliori per rilevare l'ovulazione. Leggi anche: Quando avere rapporti per rimanere incinta Come aumentare la fertilità Come concepire un maschio o una femmina

  • Skin to skin Contatto pelle a pelle tra mamma e neonato subito dopo la nascita Come si fa e benefici

    Lo skin to skin è il primo contatto pelle a pelle tra mamma e bambino pochi secondi dopo la sua nascita. Scopriamo insieme come si fa, come richiederlo e i vantaggi della pratica. Sommario Skin to skin o contatto pelle a pelle I Come fare il pelle a pelle I Pelle a pelle con il taglio cesareo I Avvio dell’allattamento con il pelle a pelle I Benefici dello skin to skin Skin to skin o contatto pelle a pelle Il pelle a pelle, skin to skin in inglese, è il primo contatto madre e bambino subito dopo il parto e consiste nel porre il bambino, ancora nudo e non lavato, a contatto con la madre tra i suoi seni. Lo skin tu skin consente legame e attaccamento, quello che gli inglesi chiamano bonding, termine coniato negli anni Settanta da Kennel e Klaus per indicare il legame speciale e indissolubile che unisce mamma e bambino per sempre. Il pelle a pelle ha moltissimi benefici, come dimostrano le evidenze scientifiche, infatti, consente al neonato di adattarsi alla vita più facilmente. È bene, quindi, che la futura mamma, durante il corso preparto o nei vari incontri con le ostetriche della struttura che si è scelta per l’espletamento del parto, si accerti sulla possibilità di praticare il pelle a pelle e il bonding in sala parto. Come fare il pelle a pelle Favorire il pelle a pelle in sala parto è molto semplice, pochi secondi dopo la nascita del bambino, questi viene adagiato nudo nel posto più caldo del corpo materno, ossia in mezzo alle mammelle, dove la temperatura è di circa 37 C°. Il neonato dopo la nascita è molto recettivo agli stimoli dell’ambiente esterno; pertanto, questo è il momento migliore per avviare l'allattamento, salvo che non vi siano indicazioni differenti. Durante la gravidanza il seno aumenta di dimensioni, l’areola si ingrandisce, le ghiandole preposte alla produzione di latte si ramificato e di moltiplicano…tutto per permettere alla neomamma di attaccare al seno e nutrire il proprio bambino già dai minuti successivi alla nascita. Skin to skin e colostro È stato dimostrato da uno studio italiano che le prime goccioline di colostro secreto dalla madre contengono una dose massiccia di beta endorfine, un ormone che aiuta il neonato a superare l'impegno della nascita e l’adattamento della vita extrauterina. Pelle a pelle e prevenzione delle infezioni Il contatto pelle a pelle ha innumerevoli benefici nella prevenzione delle infezioni. I neonati alla nascita sono sterili e attraverso il contatto con la pelle della mamma verranno subito colonizzati da miliardi di microrganismi. Stando vicino alla mamma, saranno i microrganismi presenti sulla cute materna a trasferirsi nel bambino che non risulteranno dannosi per via degli anticorpi trasmessi dalla placenta e che continueranno a essere trasmessi con il colostro e poi con il latte. Partendo dai benefici del pelle a pelle contro le infezioni, nelle unità di Terapia Intensiva Neonatale (UTIN) si pratica la canguro terapia, in cui il bebè viene posto sotto i vestiti della mamma a contatto diretto con il suo petto. Contatto pelle a pelle con il taglio cesareo Nonostante la falsa credenza è possibile praticare pelle a pelle con il taglio cesareo. Grazie all' anestesia spinale la separazione madre bambino non è più necessaria, eccetto in casi limitati. In sala operatoria, dopo l’estrazione del bambino, ancora ad intervento in corso, è possibile avvicinare il neonato al viso e al seno materno. Per lo skin to skin con taglio cesareo serve soltanto un’ostetrica che posizioni e sorregga il bambino vicino la mamma e lo guidi a ciucciare senza intralciare l'intervento chirurgico. Avvio dell’allattamento con il pelle a pelle L’ambiente in cui sia avvia l’allattamento è importante. La mamma e il bambino non andrebbero mai disturbati, tanto che, molto reparti maternità creano un ambiente caldo e raccolto per permettere al neonato di attaccarsi da solo al seno e iniziare a ciucciare. Sembra un miracolo ma con pazienza e senza disturbarlo il neonato riesce da solo a trovare il capezzolo e iniziare a succhiarlo. Consiglio di tenere il neonato nudo, al massimo solo con il pannolino, avvolto in un panno caldo e posizionato tra le mammelle. Alcuni neonati sono contenti di ciucciare il capezzolo, altri si limitano solo a toccare e ad annusare il seno materno. Benefici dello skin to skin Il pelle a pelle ha benefici dimostrati e scientificamente provati e quando possibile andrebbe praticato ad ogni nascita. I benefici del pelle a pelle sono: Il bambino sarà più tranquillo sentendo la vicinanza della mamma, rassicurato dal calore del suo corpo, dal suo odore e dal ritmo del suo cuore (“Allattare, un gesto d'amore by Bonomi Editore - Issuu”); Favorisce la conoscenza reciproca e la creazione di un legame forte; La madre impara con più velocità a riconoscere i segnali di fame, il pianto è un segno tardivo; Aiuta a prevenire l'ittero neonatale e l’ipoglicemia; La mamma sarà sicura che non saranno dati al neonato glucosata o latte artificiale a sua insaputa.

  • Rottura delle acque in gravidanza. Quando si rompono le membrane. Perdita prematura sacco amniotico

    Rompere le acque Se sei a termine di gravidanza sono sicura che hai molte domande sulla rottura delle acque. Cara mamma, in questo articolo ti dirò cosa devi sapere sulla rottura del sacco amniotico, cosa fare quando si rompono le acque, come accorgersene, quando andare in ospedale e cosa fare se le membrane si rompono senza contrazioni o quando il bambino è podalico. E allora iniziamo subito! Sacco amniotico e liquido amniotico Membrane amnio coriali (sacco) Le membrane amniotiche servono a proteggere , custodire e tenere al caldo il feto durante i nove mesi di gravidanza. All’ interno del sacco amniotico, che è costituito da due membrane, Amnios e Corion, il bebè nuota all’interno sommerso da un liquido chiamato liquido amniotico. Le acque o liquido amniotico Il liquido è trasparente e sterile , il feto si diverte ad assaggiarlo e deglutirlo e ogni tanto vi fa pure la pipì. All’ interno del sacco amniotico il feto è tenuto al caldo con una temperatura costante di 37 °C, è protetto da urti accidentali all’ addome della mamma e ogni suo movimento è attutito. Alla fine della gravidanza il corpo materno si prepara per la nascita del bebè attuando delle modificazioni che fanno innescare il travaglio di parto. La rottura delle acque Rottura delle acque al parto La rottura delle membrane a termine di gravidanza nella maggior parte dei casi si verifica durante il travaglio di parto , infatti sotto le sollecitazioni delle contrazioni si ha la perdita delle acque che si riversano al di fuori della vagina. Rottura delle acque prima del travaglio di parto In altri casi la rottura del sacco amniotico si verifica prima che il travaglio abbia inizio, ma comunque questo rappresenta un sintomo che qualcosa sta cambiando e da lì a poco inizieranno le contrazioni da parto. In entrambi i casi la rottura spontanea delle membrane si definisce amnioressi spontanea Circa l’8% delle donne a termine di gravidanza fa l’esperienza della rottura delle membrane amniotiche prima dell’ inizio del travaglio Solitamente dopo la rottura delle membrane circa il 50% delle donne si mette in travaglio entro le 24 ore successive. Come avviene la rottura delle acque e la perdita del liquido amniotico Su questo argomento si dice veramente di tutto, ad esempio, che la rottura avviene con un rumore, oppure che si verifica nel sonno bagnando il letto facendo un brutto sogno. Facciamo un po' di chiarezza: quando si rompono le membrane non vi è alcun rumore e nessun brutto sogno o movimento materno che ha portato alla rottura. Le acque si rompono e basta, ad oggi non vi è alcun dato scientifico che spieghi il perché. La paura di rompere le membrane e di non accorgersene è motivo di grande preoccupazione per la gravida. Niente paura, per riconoscere la rottura delle membrane è necessario sapere com’è il liquido amniotico. Come si riconoscono le perdite di liquido amniotico Il liquido amniotico ha la consistenza dell’acqua; il colore bianco trasparente; non emana cattivo odore (nessun odore del liquido amniotico) Rottura alta e rottura bassa del sacco amniotico La rottura delle membrane può essere di diverso tipo e il liquido amniotico può essere espulso in grandi quantità bagnando indumenti intimi e vestiario oppure in scarse e prolungate perdite. Il primo tipo di rottura è chiamata rottura bassa mentre il secondo tipo rottura alta. Rottura bassa delle membrane amniotiche La rottura bassa delle membrane è facile da riconoscere perchè si ha un’abbondante fuoriuscita di liquido amniotico che bagna mutandine, vestiti e persino il pavimento. Rottura alta delle acque La rottura alta delle membrane è più difficile da riconoscere perchè non vi è una grossa perdita di liquido ma un continuo gocciolamento. In pratica la rottura non è vicino al collo dell’utero ma lateralmente quindi il liquido fuoriuscirà piano piano e può essere confuso con perdite di urina. È sempre consigliato a termine di gravidanza acquistare degli assorbenti igienici indicatori di rottura di membrana chiamati Amniocheck , si indossa l’assorbente che a contatto con le perdite vaginali si colorerà se si tratta di liquido amniotico. Per qualsiasi dubbio sulla rottura qualora non sia possibile fare un amniocheck indossare un pannolone pulito e verificare dopo mezz'ora la natura delle perdite vaginali. Se sono incolore e inodore si tratta sicuramente di liquido amniotico, se invece hanno il caratteristico odore e colore si tratta di urina. Per qualsiasi dubbio è sempre meglio fare un controllo ostetrico. Quando avviene la rottura delle acque La perdita delle acque normalmente dovrebbe avvenire spontaneamente durante il travaglio di parto , in questo caso si parla di rottura tempestiva delle membrane amniocoriali, se invece le acque si rompono prima del travaglio di parto si tratta di rottura intempestiva delle membrane, conosciuta con l'acronimo PROM ( Prelabour Rupture of the Membranes ) In riferimento all' epoca gestazionale in cui avviene la rottura delle membrane si parla di rottura a termine se avviene dopo la trentasettesima settimana di gravidanza rottura pretermine se avviene prima della trentasettesima settimana di gravidanza Il trattamento medico avrà una condotta diversa in relazione all' epoca gestazionale, nella rottura pretermine delle membrane si cercherà di mantenere quanto più la gravidanza adottando uno stretto monitoraggio di madre e bambino valutando continuamente il benessere e i segnali di sofferenza fetale e gli indici di flogosi, diversamente nella rottura a termine si attende un certo numero di ore che si inneschi il travaglio spontaneamente per poi, se così non fosse, indurre il parto con metodi farmacologici. Cosa fare quando si rompono le acque A termine di gravidanza è del tutto normale la rottura delle membrane quindi non farsi prendere dall'ansia , lavarsi accuratamente , indossare un pannolone igienico assorbente prendere la borsa del parto e recarsi in ospedale. Una volta arrivati in ospedale sarà valutata l’effettiva rottura delle acque, il colore del liquido amniotico, il benessere del bambino, la dilatazione del collo dell’utero e le eventuali contrazioni. Rottura delle acque e tampone vaginale Se la rottura del sacco amniotico è confermata si procederà con il ricovero, e in presenza di tampone vaginale positivo per Streptococco Agalattie Emolitico di gruppo B si provvederà alla somministrazione dell' antibiotico per evitare di contagiare il feto. Normalmente se non ci sono particolari fattori di rischio si aspetta 24 ore prima di procedere a qualsiasi intervento medico per stimolare il parto perché entro queste ore il 50% delle donne si mette in travaglio spontaneamente. In questo periodo di attesa il bambino e la mamma saranno monitorati costantemente e se le condizioni lo richiederanno si provvederà ad accelerare i tempi del parto. Per approfondire : tampone vaginale Rottura delle acque senza contrazioni La rottura delle acque senza contrazioni è un segnale che il travaglio sta per iniziare e si verifica generalmente nella fase prodromica. Questa fase non si può definire travaglio vero e proprio ma un percorso che porta alla fase attiva del travaglio. I cambiamenti generati dalla fase prodromica sono la perdita del tappo mucoso , la presenza di contrazioni irregolari e in alcuni casi la rottura delle membrane. Dalla rottura delle membrane al parto possono passare alcune ore prima che il neonato nasca, infatti le contrazioni devono diventare frequenti e ravvicinate in modo da dilatare totalmente il collo dell’utero e iniziare le spinte espulsive Per approfondire : tappo mucoso Rottura delle acque e liquido tinto di meconio Come detto il colore del liquido amniotico è limpido e trasparente e non emana cattivo odore. In alcuni casi il liquido potrebbe avere una colorazione diversa e in questi casi si parla di liquido tinto di meconio. Il liquido tinto indica che le acque sono sporche perché il neonato ha espulso il meconio, la sostanza contenuta nell’intestino del bebè presumibilmente a seguito di una distress. In base alla gradazione del liquido amniotico si parla di liquido tinto 1, liquido tinto 2 e liquido tinto 3 in una scala di ordine crescente in base all’ intensità della colorazione. In presenza di liquido amniotico tinto deve sempre essere fatta un’attenta valutazione sul benessere fetale mediante tracciato cardiotocografico e altri esami come flussimetria, ecografia, conta dei globuli bianchi e della PCR materna. Rottura delle acque con feto in presentazione podalica A termine di gravidanza può anche succedere di avere il sacco rotto quando il feto è in presentazione podalica. In questo caso è necessario recarsi in ospedale per essere sottoposti al parto cesareo . Rottura delle acque con parto cesareo Una delle domande che spesso si pongono le mamme è come avviene la rottura delle membrane durante il taglio cesareo. Come detto il sacco delle acque avvolge il neonato e durante il taglio cesareo si pratica un piccolo forellino sulle membrane che poi saranno allargate con le dita , il liquido si riversa fuori e viene estratto il bebè. Per approfondire: taglio cesareo Rottura prematura delle membrane in gravidanza pretermine Purtroppo, può anche succedere di perdere le acque a 8 mesi, a 7 mesi o peggio ancora a 6 mesi di gravidanza. Rottura delle acque prematura cosa si fa? Nei casi di rottura precoce delle membrane il trattamento delle linee guida di ostetricia prevede quando più possibile la conservazione della gravidanza e del feto. È necessario il ricovero in ospedale che prevede la valutazione continua del benessere fetale, di eventuali infezioni materne e di altri esami sia materni che fetali che monitorano la gravidanza. In presenza di una rottura delle membrane in cui c’è stata una grande perdita di liquido amniotico e quindi vi è una riduzione considerevole di liquido, oligoamnio, si effettua costantemente una misurazione del liquido, AFI mniotic fluid index , per stimare se è in aumento. Per approfondire: minaccia di parto pretermine Rottura delle membrane e luna Secondo la tradizione popolare le fasi lunari influenzano la rottura delle membrane e l’inizio del travaglio di parto , si crede infatti che la luna piene eserciti una sorta di pressione all’interno dell’utero, un po’ come fa con le maree e faccia rompere il sacco amniotico Mi dispiace deludervi ma un’ostetrica spagnola dopo uno studio sulla correlazione tra rottura delle membrane e luna piena scoprì che la maggior parte delle donne perdevano le acque e partorivano in luna calante. Per la prossima luna calante tenetevi pronte Rottura delle acque per indurre il travaglio In alcuni casi è necessario indurre artificialmente la rottura delle membrane per stimolare il travaglio che prende il nome di amnioressi iatrogena. La rottura delle membrane viene seguita dal ginecologo o dall’ostetrica e solo limitati casi in cui il travaglio va a rilento oppure il travaglio è in fase avanzata e ancora non si sono rotte le membrane in maniera spontanea. La proceduta prende il nome di amniotomia v iene praticata con un’attrezzo chiamato amniotomo . Si tratta di una sorta di uncino, come quello per fare il punto croce per intenderci con cui si fa un piccolo forellino nelle membrane percorrendo il canale vaginale. La rottura delle acque stimola la produzione di prostaglandine che fanno aumentare le contrazioni e quini accelerare il travaglio. Per approfondire: fase prodromica Prodotti per la rottura delle acque Amnio check per la rottura delle membrane Un prodotto innovativo e utile che serve a verificare se si sono rotte le membrane in gravidanza. Si tratta di un assorbente che al suo interno contiene un test rivelatore di liquido amniotico. Si indossa l'assorbente e quando vi è la rottura delle membrane la superficie assorbente si colora indicando la presenza di rottura. Un prodotto che le mamme a termine di gravidanza possono utilizzare in caso di dubbio sulla presenza di liquido amniotico nelle mutandine. Assorbenti a mutandina Si tratta di una mutandina che al suo interno contiene un assorbente. Questo prodotto è molto utile e discreto in caso di rottura delle membrane perchè può essere indossato come una normale mutandina, ma anche nel post partum perchè consente la libertà di movimento di cui una neomamma necessita. Prodotto da includere all' interno delle valigia per il parto. Scrivimi nei commenti se hai qualche domanda sulla rottura delle membrane, sarò felice di risponderti. Mamma. Mather ostetricia e ginecologia tascabile Per approfondire Lista ospedale nascita in pdf da scaricare Dieta in gravidanza Donazione sangue cordonale Se stai per avere un bambino fai anche tu Lista Nascita Amazon . Ogni mese un nuovo regalo di benvenuto Cosa aspetti fai subito la tua Lista nascita ! Noi di Mamma Mather abbiamo scritto un corso preparto per te, per rispondere a tutte le domande che una futura mamma si fa prima di partorire e accompagnandola nel ritorno a casa. Il libro è in offerta speciale per te sia in versione e book che in libro cartaceo.

  • Acne neonatale. Cause dei brufoli neonato e rimedi per viso e guance del lattante e del bambino

    Acne neonatale e brufoli neonato: la guida per i genitori sulle cause delle bollicine sul viso dei bambini , come riconoscerla e i rimedi per le bollicine nel neonato Che cosa è l'acne neonatale dei primi mesi? L' acne neonato, detta anche acne neonatorum , si manifesta solitamente tra le due e le quattro settimane (primi mesi) dopo la nascita del bebè, alcuni neonati presentano l' acne già alla nascita. Va però sottolineato che l' acne del lattante può comparire in qualunque momento tra le prime 6 settimane di vita del bambino e si caratterizza dalla comparsa di brufoli sulla pelle del neonato in particolare su naso, guance, mento e fronte ma si può localizzare anche in altre zone del corpo. Acne infantile Se l'acne neonati compare dopo le sei settimane di vita si parla invece di acne infantile che può durare fino al all'anno di vita e oltre. Come si presenta l' acne sul viso dei bambini I brufoli del neonato possono avere l'aspetto di pustolette singole, leggermente in rilievo simili a quelle dell'acne infantile. In rari casi le bollicine sul viso del bambino hanno invece l'aspetto di p iccoli granuli bianchi, detti grani di miglio che si estendono principalmente sul mento e sulle guance. Le bolle sul viso del neonato, possono anche contenere pus e comedoni chiusi e si localizzano generalmente sul viso e sul mento del bebè. L' acne neonatale è di facile diagnosi e quasi mai di esami specifici e test diagnostici, ma solo un'occhiata competente del pediatra o del dermatologo alle macchie rosse sulla pelle dei bambini. Cause dell' acne del lattante L' acne del neonato da sfogo non è una malattia poiché la causa dell'insorgenza dell'acne nei neonati è di origine ormonale. Durante la vita intrauterina gli ormoni materni, in particolar modo gli estrogeni , circolano nel sangue materno e attraverso la placenta raggiungono il sangue fetale. Durante la gravidanza, gli ormoni circolanti sia sul sangue materno che sul sangue fetale, vengono smaltiti dal fegato della gestante ma una volta nato il neonato e tagliato il cordone ombelicale una piccola parte di questi ormoni rimane nel sangue fetale. Il fegato del bambino non è ancora molto efficiente a smaltire gli ormoni che rimangono nel circolo fetale per un tempo maggiore causando le pustole sul viso del neonato. Infatti questo è il motivo principale per cui l'acne dei neonati si verifica nelle prime settimane di vita, per via della lenta eliminazione degli ormoni che causano brufoletti, brufoli sottopelle e puntini rossi sulla fronte, sulle guance e sul viso dei bambini. I puntini rossi sul viso del neonato, a differenza di quanto si crede, non hanno alcuna correlazione con l'alimentazione o con una allergia specifica del bebè ad un alimento come ad esempio il latte. Altre cause di foruncoli e brufoletti del neonato ​Un' altra causa dell'acne neonato è uno squilibrio del sistema immunitario della pelle del bebè che provoca una ipersensibilità a tutto ciò che è irritante: saliva, urine, saponi e tessuti. La comparsa dell' acne neonatale è causata anche da una predisposizione genetica del neonato in cui i follicoli piliferi sono più stretti del normale e quindi tendono ad accumulare sebo, soprattutto se viene prodotto in grandi quantità. Alla grande produzione di sebo si può sovrapporre l' Propionibacterium acnes, un batterio che si nutre di sebo e che si trova sulla pelle affetta da acne. Acne neonatale quanto dura? I brufoli sul viso del neonato in genere tendono a scomparire nel giro di due settimane. Differenza tra acne lattante e dermatite atopica In alcuni casi i puntini sul viso dei bambini possono essere confusi con la dermatite atopica ed entrambi entrambi possono comparire tra il primo e il sesto mese di vita del neonato. Dermatite La dermatite atopica a differenza dell'acne neonatale , è causata da un' ipersensibilità del bebè causando arrossamento della pelle, brufoletti e puntini rossi sulla pelle neonato. Qualora si sospetti la presenza di dermatite nel neonato porlo all' attenzione del pediatra o del dermatologo e non affidarsi a cure fai da te anche perché i rimedi acne neonatale sono differenti dalla terapia per la dermatite del neonato. Ecco alcune differenze tra i brufoletti neonato causati dall'acne e quelli causati dalla dermatite. Zona dei brufoletti I foruncoli neonato dell' acne si possono presentare in tutte le parti del viso del viso, del collo e del corpo del bebè, si può avere infatti acne sul collo, bollicine sulla fronte, e bolle sul viso. La dermatite invece si localizza maggiormente sulle guance e le parti esterne di gambe e braccia. Prurito delle bollicine L'acne del lattante non prude e non causa fastidio al bambino, la dermatite invece causa prurito e presenta chiazze più o meno estese, ruvide, leggermente rialzate e umide quasi essudanti. Decorso dei foruncoli I brufoli neonati dell'acne tendono a guarire spontaneamente e non peggiorano dopo l'applicazione di unguenti e creme idratanti, la dermatite invece può notevolmente peggiorare se non trattata con prodotti adeguati generando sfoghi rossi con chiazze estese e lesioni della pelle dolorose. Brufoli e Acne neonatale rimedi L' acne neonatale proprio perché su base ormonale è molto simile all' acne dell'adolescenza ma necessita di un trattamento diverso a causa della delicatezza della pelle dei neonati. Non vanno mai utilizzate creme e lozioni da banco specifiche per l' acne della pubertà. La terapia migliore per i brufoli nei neonati è mantenerli puliti per evitare che sui pori della pelle si formino tappi, i cosiddetti comedoni della pelle al cui interno possono proliferare batteri, quindi le cure che la mamma può fare alla pelle del bambino sono finalizzate a mantenere la cute detersa e se necessario l' utilizzo di prodotti che svuotino i pori dal sebo. Acne neonatale rimedi naturali I brufoletti sul viso neonato in genere non necessitano di trattamenti particolari né tantomeno di spremitura delle pustolette che al contrario potrebbero causare piccole lesioni alla delicata pelle del neonato. Ecco una guida su come prenderti cura dei foruncoli del neonat: Lava e detergi il viso del bebè con acqua tiepida e un sapone delicato specifico per neonati. Asciuga il viso del neonato senza sfregare ma tamponando. Non mettere creme sul viso neonato in particolar mode le lozioni la pasta a base di zinco. Taglia le unghie del bambino per evitare che si graffi i brufoletti. Evita indumenti e vestiti che possono sfregare la delicata pelle del bambino Quando rivolgersi al pediatra o al dermatologo Come detto le pustole neonato causate dall'acne tendono a guarire spontaneamente e non necessitano di particolari medicamenti, tuttavia se sulla pelle del bambino appaiono pustole o papule infiammate è bene avvisare il pediatra. In questi casi se si tratta di acne neonatale il pediatra, o il dermatologo, potrebbe prescrivere una cura a base di benzoilperossido , applicando ogni sera uno strato leggerissimo di crema sulla cute del neonato senza massaggiare. Domande frequenti sull' acne del neonato Quando dura l' acne neonatale? In genere permane per diverse settimane o mesi. L'acne neonatale arreca fastidio al neonato? L'acne neonatale non arreca alcun fastidio ai neonati niente prurito, niente bruciore, nessun dolore. L’inconveniente è solo di natura estetica L' acne neonatale compisce di più i maschi o le femmine? L' acne del neonato colpisce maggiormente i neonati di sesso maschile uno una proporzione di 5 a 1. La causa è di natura ormonale in quanto gli estrogeni materni hanno un'azione maggiore sulle ghiandole sebacee dei maschi. L' acne neonatale dura di più nei neonati allattati al seno? Come detto non vi alcuna correlazione tra latte e acne però nei neonati allattati al seno i brufoletti persistono per un tempo più lungo, questo perché attraverso il latte materno la mamma continua a passare una piccola quantità di estrogeni al neonato che fanno persistere l' acne, mentre nel piccolo alimentato con latte in formula l'acne di solito si risolve entro uno o due mesi. Foto acne neonatale Prodotti utili contro l' acne neonatale Mussole in cotone Le mussole in cotone sono ottime per asciugare delicatamente il viso del bebè senza irritarlo infatti diventano più morbide dopo ogni lavaggio. Si lavano e si asciugano velocemente. Le mussole sono morbidissime, traspiranti, resistenti, assorbenti e si adattano ad ogni stagione grazie al sistema di termoregolazione capace di mantenere sempre la temperatura stabile Detergente delicato all' amido di riso L' amido di riso è da secoli utilizzato per la cura della pelle senza danneggiarla. Fino ai 5 anni la barriera epidermica non è del tutto strutturata e la pelle dei più piccoli risulta facilmente soggetta a disidratazione, assorbimento percutaneo, aggressioni esterne ed alterazioni. L'amido di riso deterge con dolcezza. Detergente Avenè pediatril Lava senza seccare la pelle sensibile. in totale sicurezza :senza parabeni, senza profumo, senza coloranti e senza alcoo. ) Avené dalla consistenza cremosa, elimina le impurità della pelle del neonato e del cuoio capelluto. Lenitivo: l'acqua termale avène, lenitiva e addolcente ammorbidisce la pelle del bambino. La Saponaria Bio Bagnetto Il bio bagnetto corpo e capelli della linea "Le Albicoccole" è un detergente delicatissimo per la pelle e i capelli neonati. Mantiene inalterato l'equilibrio fisiologico e assicura una detergenza sicura e ben tollerata. Gli ingredienti scelti sono da filiera sostenibile e il prodotto è formulato per ridurre il rischio di irritazioni o lacrime durante il bagnetto. Vegan; Non irritante per la pelle o gli occhi; Oftalmologicamente e dermatologicamente testato su pelli sensibili Mammamather ostetrica tascabile

  • Fumare in gravidanza! Quante sigarette? Danni del fumo in gravidanza su feto neonato, come smettere

    Fumare in gravidanza e in allattamento non fa mai bene. Alla domanda si può fumare in gravidanza la risposta è sempre la stessa: NO! Il fumo durante la gravidanza espone mamma e feto a rischi che potrebbero essere evitati. Vediamo nel dettaglio cosa comporta fumare in gravidanza, gli effetti del fumo sul feto e sul neonato e come smettere di fumare in gravidanza. Sommario Fumo e fertilità I Fumo e gravidanza I Fumare in gravidanza: i rischi. I Effetti del fumo: cosa provoca il fumo nel neonato? I Fumo nel primo mese di gravidanza I Fumo e allattamento Fumo e fertilità Lo affermano numerosi studi clinici: le donne fumatrici hanno meno probabilità di rimanere incinta rispetto alle donne non fumatrici. Il fumo di sigaretta è in grado di ostacolare la fertilità e l’ annidamento dell’ ovocita fecondato causando aborto. Per aumentare la fertilità è opportuno evitare gli ambienti dove il fumo passivo è usuale e chiedere al partner o ai familiari prossimi di astenersi dal fumare troppo vicino. Smettere di fumare aiuta sempre ad aumentare la fertilità. Quando si ha in progetto una gravidanza è bene evitare la sigaretta, per non esporre l'embrione agli effetti del fumo potenzialmente dannosi nelle primo trimestre di gravidanza (soprattutto nelle prime settimane in cui avviene l'embriogenesi) in cui l'attività teratogena della combustione della sigaretta potrebbe arrecare seri danni al prodotto del concepimento. Quando smettere di fumare in gravidanza? Prima possibile. Fumo e gravidanza: un binomio da evitare La sigaretta non fa mai bene, rappresenta uno dei vizi più diffusi tra la popolazione a cui non sempre è facile dire addio. Vi sono però dei momenti della vita di una donna, come la gravidanza e l' allattamento, talmente delicati in cui è importante astenersi dal vizio del fumo. Il fumo in gravidanza rappresenta una tra le cause modificabili in grado di avere esiti negativi sulla salute del feto e sul decorso della gestazione stessa. Sicuramente non è facile smettere di fumare, per interrompere il vizio ci vuole molta forza di volontà e il supporto di tutta la famiglia. Fumare in gravidanza è sempre un rischio ma qualora sia proprio impossibile smettere di fumare è opportuno ridurre il numero di sigarette, non esiste il numero esatto di quante sigarette in gravidanza si possono fumare, la leggenda delle 5 sigarette al giorno in gravidanza che non arrecano danni al bambino non è sempre esatta. Quindi meno si fuma meglio è! Fumare in gravidanza rischi I danni del fumo in gravidanza sono molteplici, infatti è comprovato da studi scientifici che attraverso la placenta passa non solo la nicotina ma tante altre sostanze cancerogene come il benzopirene che ha effetti dannosi sui polmoni fetali; l'acrino nitrile che ha come bersaglio la vescica; il 4-amminobifenile che rappresenta un rischio per il fegato. La donna che fuma in gravidanza ha una possibilità maggiore di avere un bambino con malformazioni quali il labbro leporino e palatoschisi. Sigarette e rischio di aborto per le donne fumatrici Il rischio di aborto, in relazione al fumo in gravidanza nelle prime settimane, è aumentato in quanto fumare può inficiare il circolo materno fetale nelle delicate fasi di costituzione, per tale motivo statisticamente si verificano più aborti nelle donne che fumano in gravidanza. . Fumare in gravidanza cosa comporta? Va precisato che gli effetti negativi della sigaretta non si manifestano per forza in chi fuma in gravidanza ma il rischio aumentato va sempre preso in considerazione. Danni del fumo durante la gravidanza Può comportare la nascita di neonati con basso peso. Le madri fumatrici presentano un aumentato rischio di travaglio e parto prematuro e rottura precoce delle membrane. Nelle madri fumatrici vi è un aumentato rischio di morte in utero, placenta previa e distacco di placenta. Effetti e danni fumo durante la gravidanza : cosa provoca il fumo e la nicotina nel neonato? Gli effetti fumo sul bambino non sono circoscritti alla gravidanza e si estendono anche al periodo post nascita. I bambini nati da mamme fumatrici in gravidanza hanno maggiori probabilità, oltre al basso peso alla nascita, il cosiddetto neonato SGA small for gestational age, di sviluppare patologie polmonari e soffrire di asma. Le ricerche su gravidanza e fumo hanno individuato un legame tra il fumo della madre, sia durante la gravidanza e in puerperio, con un aumento del rischio di sindrome della morte improvvisa del lattante, conosciuta anche come SIDS o morte in culla. Fumo in gravidanza Il fumo materno espone i neonati ad altri rischi correlati al fumo passivo quali: infezioni ricorrenti dell’orecchio; patologie acute e croniche del tratto respiratorio; difficoltà comportamentali e dell’apprendimento Sempre secondo studi recenti, fumare in gravidanza espone il feto a malattie del sistema nervoso centrale, si è inoltre individuato che la nicotina ha ripercussioni negative sulle terminazioni nervose del feto, in particolar modo sui neuroni, causando in alcuni casi delle modificazioni permanenti. A tal proposito è documentato che figli di donne fumatrici possono manifestare disturbi neuro comportamentali di lunga durata che si concretizzano con iperattività, maggiore eccitabilità e disturbi dell'apprendimento. Il meccanismo specifico alla base dei postumi del fumo sul feto non è noto, tuttavia i componenti del fumo di sigaretta come il monossido di carbonio, la nicotina, il piombo, la nicotina, sono tossici per il feto e riducono la disponibilità di ossigeno per i tessuti materni e fetali. Fumo in gravidanza prime settimane e statistica Il 62% delle donne che fumavano prima della gravidanza interrompe completamente l’abitudine della sigaretta durante la gestazione. Il 30% non riesce a smettere però riduce sensibilmente il numero di sigarette giornaliere. L' 8% continua a fumare come prima. Smettere di fumare in gravidanza Le donne che smettono di fumare in occasione dell’attesa di un figlio mostrano un elevato livello di consapevolezza nel tutelare la salute del nascituro, sfortunatamente il 60-80% delle ex fumatrici, ricomincia a fumare entro un anno dal parto. Qualunque riduzione del fumo in gravidanza ha ricadute positive su feto e continuamente si tenta di elaborare programmi che aiutino le donne a smettere di fumare. La percezione del bisogno di protezione del nascituro potrebbe essere un forte fattore motivazionale. Fumo passivo in gravidanza Fumare in gravidanza fa male ma è bene evitare anche il fumo passivo. Meglio astenersi da locali chiusi affollati e pieni di fumo poiché, anche se in maniera ridotta, il fumo viene inalato e passa dal sangue materno a quello fetale. Sigaretta elettronica in gravidanza La sigaretta elettronica in gravidanza andrebbe evitata poiché ad oggi non vi sono sono studi accertati che attestino i danni della sigaretta elettronica prima su feto e poi sul neonato. Unitamente alla sigaretta elettronica vanno evitati i dispositivi per tabacco scaldato (in inglese prodotti "Heat-not-Burn" HNB) come Iqos Fumo e allattamento Fumare in presenza di neonati ed esporre il bambino al fumo passivo aumenta il rischio di morte improvvisa nel lattante. Gli effetti negativi di fumare in allattamento ricadono anche sulla produzione di latte e sulla durata dell'allattamento. Il tabacco e la nicotina agiscono a livello ipofisario riducendo la secrezione di prolattina, l'ormone materno che stimola la secrezione di latte; sempre la nicotina aumenta i livelli di somatostatina nel sangue materno che riduce la produzione di latte. Inevitabilmente la ghiandole mammarie non stimolate adeguatamente riducono la quantità di latte prodotta. Il latte prodotto delle madri fumatrici subisce modificazioni a livello qualitativo risultando meno nutriente, senza contare che attraverso il latte materno passano al neonato nicotina e altre sostanze nocive quali ammoniaca, catrame, arsenico e monossido di carbonio dalla sigarette quindi la circolazione sanguigna dell'infante è contaminata da nicotina e da altri elementi pericolosi. Madri fumatrici e fumo passivo Secondo un recente studio americano si è scoperto che il latte delle madri fumatrici risulterebbe aromatizzato, fattore che genera avversione nel neonato che si alimenterà di meno. I neonati allattati da madri fumatrici si attaccano molto meno al seno rispetto alle madri non fumatrici in allattamento. Sempre secondo questo studio la quantità di nicotina presente dal latte materno è correlata al numero di sigarette fumate al giorno dalla nutrice e inoltre la quantità di nicotina di trasferita dal latte al neonato è il doppia rispetto a quella trasferita dalla placenta al feto durante la gravidanza Mammamather ostetrica tascabile Rimani connessa con le altre mamme Iscriviti al forum delle mamme e alla news letter Se conosci altri nomi non presenti sulla lista scrivili nei commenti! Se stai per avere un bambino fai anche tu Lista Nascita Amazon. Ogni mese un nuovo regalo di benvenuto 10% spendendo almeno 400€ o un 15% quando spendi più di 800€ nella tua Lista di nascita Cosa aspetti fai subito la tua Lista nascita! 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  • 29 settimane di gravidanza. Peso e lunghezza del feto Pancia e sintomi mamma. Esami ecografia

    29 settimane di gravidanza! Scopri la crescita e le dimensioni del feto, i sintomi della mamma, gli esami previsti alla ventinovesima settimana, l’ecografia normale e 3D, tanti consigli di benessere e bellezza per la mamma incinta. Sommario 29 settimane di gravidanza quanti mesi sono? Lunghezza e peso feto 29 settimane Crescita e sviluppo del feto 29 settimana di gravidanza Conteggio dei movimenti fetali a settimana 29 Sintomi fastidi e malesseri Consigli e curiosità per la mamma in gravidanza Aumento materno di peso a 29 settimane Alimentazione a settimana 29 gravidanza Ecografia 29 settimane Esami da fare alla ventinovesima settimana di gravidanza 29 settimana di gravidanza a quanti mesi corrisponde? La 29esima settimana di gravidanza inizia alla 29+0 e si conclude alla 29+6 settimane. La 29a settimana di gravidanza corrisponde al settimo mese nel corso del terzo trimestre . Peso e lunghezza del feto alla 29 settimana gravidanza Il feto a 29 settimane è lungo 38,6 cm e pesa circa 1160 gr . Le dimensioni del feto alla 29 settimana di gravidanza sono simili a una piccola zucca. Quanto è grande Misure feto 29 settimane gravidanza ​ minimo medio massimo circonferenza cranica 256 273 290 circonferenza addominale 229 250 271 lunghezza femore 51 56 60 diametro biparietale 72 78 85 Crescita e sviluppo del feto 29 settimane di gravidanza Il corpo del feto a ventinove settimane di gravidanza è cresciuto tanto, gli organi fetali di giorno in giorno sono sempre più specializzati e si preparano alla vita al di fuori della pancia della mamma. Il bambino è lungo circa 39 centimetri ma crescerà ancora raggiungendo una lunghezza media di 50 cm a 40 settimane. Nelle prossime undici settimane il peso del feto alla ventinovesima settimana si raddoppierà o addirittura si triplicherà. L’ aumento del peso fetale è derivato per lo più dal grasso accumulato sotto la pelle, il cosiddetto grasso bruno che dopo il parto avrà il compito di mantenere la temperatura corporea del neonato intorno ai 37 gradi. Via via che il bambino cresce lo spazio dentro l'utero diventerà sempre più ristretto; perciò, è improbabile che la mamma riesca a percepire calci vigorosi ma piuttosto spinte di gomiti e ginocchia. A causa della riduzione dello spazio all’ interno del ventre materno, il feto potrebbe assumere la posizione definitiva e mantenerla per tutto il corso della gravidanza. In genere la posizione preferita dai neonati è a testa in giù, la cosiddetta posizione cefalica, ossia quella che permette il parto naturale per via vaginale. Solo una piccola percentuale di feti assume la posizione podalica ossia con le natiche rivolte verso il collo dell’utero, o con le gambe incrociate o rivolte verso l’addome. La maggior parte dei bimbi assume questa posizione con la testa verso il pavimento pelvico della mamma durante il 7° e l’8° mese e la mantiene per tutta la gestazione. Tra la 29esima e la 30esima settimana il feto inizia ad espandere il torace con frequenza, una sorta di allenamento in previsione dei primi respiri dopo la nascita. All’ interno dei polmoni viene prodotta una sostanza chiamata surfattante , un agente chimico che serve a non far aderire gli alveoli polmonari durante gli atti respiratori. I singhiozzi fetali sono frequenti dato che i polmoni stanno maturando e il bambino sta imparando a respirare. Nel corso della gravidanza a 29 settimane il timo del feto entra l’attività; il timo è una piccola ghiandola situata nel torace che ha la funzione di produrre anticorpi. Foto del feto alla ventinovesima settimana di gravidanza Il feto di 29 settimane è in crescita ed ha maggiore necessità di ossigeno e sostanze nutritive per crescere correttamente. Per assicurare i giusti nutrienti al feto è bene integrare nella dieta materna : proteine, vitamina C, acido folico, ferro e calcio. Lo scheletro del bambino continua ad ossificare mentre il cervello, i polmoni e i muscoli maturano di giorno in giorno. Se è una femminuccia il suo clitoride non è ancora coperto dalle piccole labbra che si svilupperanno poche settimane prima della nascita. Parto a 29 settimane Se il bambino dovesse nascere nel corso della 29 sett di gravidanza avrebbe circa il 90% di probabilità di sopravvivenza ma sarebbe necessario un ricovero in terapia intensiva neonatale per ridurre il rischio di gravi disabilità. Conteggio dei movimenti fetali alla ventinovesima settimana gravidanza Quando si parla di movimenti fetali le mamme sono sempre in apprensione: il bambino si muove tanto? Il bambino si muove poco? La mamma può verificare che vada tutto bene dentro il pancione attraverso i conteggi dei movimenti fetali. La conta dei movimenti del feto può essere fatta dalla mamma due volte al giorno: al mattino quando i movimenti sono meno frequenti; alla sera quando il movimento del feto aumenta. Ecco come contare i calci del bambino: controllate l’orologio e iniziate a contare i movimenti del bambino di qualsiasi tipo (calci, capriole, fruscii). Quando ne avete contati dieci fermatevi. Se dopo un ora non avete ancora contato dieci movimenti, bevete un succo o fate uno spuntino, camminate o muovete la pancia, poi stendetevi e continuate a contare. Se dopo 2 ore non avete ancora raggiunto i 10 movimenti fetali contattate il medico. Anche se l’assenza di movimento del feto non significhi necessariamente che ci siano problemi è bene accertarsi che vada tutto bene. Per saperne di più: movimenti fetali Gravidanza 29 settimane sintomi fastidi e malesseri Rispetto alle settimane precedenti alcuni sintomi potrebbero affievolirsi, altri intensificarsi. attività fetale più evidente; aumento delle perdite vaginali; respiro affannoso ; nausea e vomito (alcune mamme ne soffrono per tutti i nove mesi); indolenzimento al basso addome e lungo i fianchi (per lo stiramento dei legamenti che sostengono l’utero); bruciore di stomaco, cattiva digestione, flatulenza e meteorismo intestinale; mal di testa e capogiri occasionali (soprattutto se ti alzi di scatto o hai un calo di zuccheri); congestione nasale e senso di intasamento dell’orecchio; gengive sensibili che possono sanguinare quando ti lavi i denti; prurito all’addome; crampi alle gambe; comparsa della linea Nigra (iper-pigmentazione della pelle che parte dall’ombelico fino all’ osso pubico) ombelico sporgente; smagliature; stitichezza; emorroidi; gonfiore alle gambe , ai piedi e al viso; vene varicose alle gambe o alla vulva; dolori alla schiena. Per saperne di più: sintomi e rimedi dei fastidi in gravidanza A livello emotivo nel corso della 29ma settimana potresti avere sentimenti contrastanti di gioia ed eccitazione per il bambino in arrivo, ma non è raro provare maggiore apprensione in vista del parto. La mamma a 29 settimane di gravidanza di frequente fa sogni particolarmente strani e vividi, le può capitare di sognare il bambino o di sognare la nascita del bebè nei luoghi più strani. Fitte all’ inguine in gravidanza Le fitte all’ inguine sono un sintomo molto comune in gravidanza e compaiono generalmente nel terzo trimestre. Si avverte una fitta (simile a una scossa elettrica) in profondità a livello della regione pelvica che si può estendere alla vagina o al perineo. Il fastidio non è un fenomeno preoccupante e ancora non se ne conoscono bene le cause, anche se sembrerebbe dovuto alle continue sollecitazioni del feto verso il basso in corrispondenza del collo dell’utero. Dolori al basso ventre, contrazioni e pancia dura Nel corso di questo trimestre è bene imparare a riconoscere i segni di travaglio prematuro, un intervento precoce, infatti, potrebbe evitare un raccorciamento del collo dell’utero mettendo in pratica delle terapie che contrastano le contrazioni. I segnali di parto prematuro sono: Crampi persistenti simili a dolori mestruali talvolta accompagnati da nausea , diarrea e acidità; Contrazioni regolari e dolorose che non si attenuano; Dolore o pressione costante nella zona lombare e mal di schiena ; Modificazione delle perdite vaginali che diventano acquose o striate di marrone, rosa o di sangue; Gocciolio costante o fiotto di liquido che esce dalla vagina che fanno pensare ad una rottura delle acque. Per saperne di più: minaccia di parto prematuro Consigli e curiosità per la mamma in gravidanza Ben arrivata al terzo trimestre! Mancano solo tre mesi e avrai il tuo bambino in braccio. Fai un corso preparto 29 settimane sono il periodo migliore per iniziare un corso di preparazione alla nascita. Il corso preparto si focalizza sulla preparazione alla nascita, comprese le scelte sul parto come: le posizioni da assumere durante il travaglio di parto ; la preparazione del perineo; l’ episiotomia ; l’autocura nel post partum; l’ assistenza al neonato e tanto altro. Puoi decidere di fare un corso in presenza oppure acquistare un libro di preparazione alla nascita. Noi di Mammamather ne abbiamo scritto uno per te che risponde a tutte le domande che una futura mamma si fa prima di partorire e accompagnandola nel ritorno a casa. Il libro è in offerta speciale per te sia in versione e book che in libro cartaceo. Gocce di colostro dai capezzoli Nel terzo trimestre di gravidanza si possono verificare fuoriuscite di goccioline di siero bianco- giallastro dai capezzoli, si tratta del prezioso colostro. Il colostro è il precursore del latte materno. Detergi il seno con acqua e un sapone delicato per evitare di seccare la delicata pelle dei capezzoli, poi asciuga tamponando. Prepara la borsa per l’ospedale A 29 settimane conviene preparare la cosiddetta valigia per il parto nel caso sia necessario doversi sottoporre ad un ricovero nel corso della gestazione. In genere le ostetriche del reparto maternità forniscono un elenco dei capi necessari alla mamma e al neonato. Nel caso tu non abbia la lista puoi scaricarla cliccando qui . Le cose per la mamma da preparare per un eventuale ricovero sono costituite da: Tre camicie da notte; Quattro paia di mutandine; Due reggiseni; 1 pacco di assorbenti; Una vestaglia; Tre paia di calzini; 1 paio di pantofole; Tre asciugamani; Prodotti da toletta; Un sacchetto di plastica per riporre gli indumenti sporchi. Per saperne di più: come preparare la valigia per il parto Mal di schiena Il corpo materno è profondamente cambiato, la pancia è ben visibile e potrebbe causare problemi di equilibrio e cambiamento della postura che di frequente genera mal di schiena. Il dolore alla schiena e al coccige è determinato dall’ eccessiva curvatura della colonna lombosacrale derivato dall’ingrandimento e dell’appesantimento dell’utero. Al cambiamento posturale dovuto alla mal posizione della colonna si associa l’aumento dei livelli ormonali che provoca assottigliamento delle cartilagini articolari. Via via che la gravidanza procede e il peso della pancia diventa maggiore, il mal di schiena potrebbe diventare tanto forte da essere invalidante. Per trovare sollievo puoi praticare degli esercizi per defaticare la schiena e indossare una fascia per la gravidanza in modo da distribuire il peso della pancia e trovare alleggerimento quando stai in piedi. 29 settimana di gravidanza peso mamma L’ aumento ideale di peso nel corso di 29 settimane dovrebbe essere compreso tra i 6 kg e i 9 kg , sempre in relazione al peso iniziale che avevate prima della gravidanza. 29esima settimana e alimentazione Come aiutare lo sviluppo del bambino con l’alimentazione? Semplice, mangiando tutti i nutrienti con attenzione agli amminoacidi , che rappresentano i mattoni delle proteine. Poiché le cellule del bambino si moltiplicano, rapidamente assicurati di mangiare la corretta quantità di proteine, ossia 75 gr al giorno. Per essere sicura di soddisfare questo fabbisogno, consuma tre porzioni di cibi proteici al giorno tra carne, pesce, latte e latticini. Per saperne di più: dieta per la gravidanza da scaricare Ecografia 29 settimane La 29esima settimana è il momento perfetto per sottoporsi ad una ecografia 3D o 4D. L’ ecografia tridimensionale in gravidanza non è un esame indispensabile ma rappresenta un momento di gioia per i genitori che possono aggiungere all’ album fotografico una foto del feto nella pancia in cui si vede perfettamente il viso e si colgono le somiglianze. Video ecografia del feto alla ventinovesima Se hai deciso di fare l’ecografia 3d informati sul costo, perché potrebbe essere molto dispendioso, e affidati solo a personale qualificato e con un ecografo di ultima generazione. Esami da fare in gravidanza alla 29 settimana Gli esami in gravidanza e i controlli alla settimana 29 di gravidanza possono variare in base allo stato di salute della gestante. Sarà cura del vostro curante prescrivere le analisi necessarie. Peso e pressione arteriosa Emocromo completo Esame urine completo (per verificare la presenza di proteine) Glicemia Transaminasi (AST e ALT oppure GOT e GPT) Esami della funzionalità renale Ferritina Rubeo test (se non si è immuni va ripetuto ogni mese) Toxotest (se non si è immuni va ripetuto ogni mese) Citomegalovirus IgG e IgM (se non si è immuni va ripetuto ogni mese) Test di Coombs indiretto (nelle donne con Rh negativo va ripetuto ogni mese) Ecografia di accrescimento o ecografia del terzo trimestre Vaccino pertosse Il Ministero della Salute raccomanda la somministrazione del vaccino Tdap (difterite, tetano e pertosse) alle donne in gravidanza tra la 27esima e la 36esima settimana di gestazione. Ma perché questa raccomandazione? Il vaccino pertosse in gravidanza è pericoloso? Il vaccino serve a proteggere il bambino quando nasce , i neonati infatti sono vulnerabili alla pertosse, una malattia contagiosa che può arrecare danni polmonari al feto e persino la morte. Finché il neonato non farà le vaccinazioni contro questa malattia saranno gli anticorpi della mamma, ricevuti nel corso della gravidanza e poi con l’allattamento, a proteggerlo efficacemente. Mamma Rh negativo e profilassi anti D I problemi di incompatibilità materno-fetale più frequenti dipendono soprattutto dal fattore Rh, per questo le donne con questo fattore devono sottoporsi mensilmente al test di Coombs indiretto, un esame che individua gli anticorpi anomali presenti sulla superficie dei globuli rossi materni. Questo esame è particolarmente importante per le madri Rh negativo in quanto, se il figlio fosse RH positivo potrebbe sviluppare antigeni contro i globuli rossi del bambino che a sua volta potrebbe sviluppare la malattia emolitica del neonato. Negli ultimi anni in Italia, come già accade in altri paesi, si somministra l’immunoprofilassi anti D di routine tra la 28esima e la 30esima settimana a tutte le donne Rh negativo, pratica suggerita dalle Linee guida per la gravidanza fisiologica del Ministero della Salute. La somministrazione di immunoglobuline anti D è utile in quanto si è osservato che un consistente numero di donne Rh negativo produce anticorpi per feto Rh positivo già nel terzo trimestre di gravidanza quindi si preferisce una somministrazione precoce oltre che quella dopo il parto. Per saperne di più: test di Coombs indiretto in gravidanza 29 settimane e perdite vaginali Le perdite vaginali liquide, lattiginose e mucose sono normali in gravidanza e prendono il nome di leucorrea. La leucorrea ha lo scopo di proteggere il canale da parto dalle infezioni e mantenere un sano equilibrio batterico all’ interno della vagina. Ecco una guida per regolarsi con le perdite vaginali in gravidanza: Perdite bianche. Le perdite bianche non rappresentano un fattore di preoccupazione. Le mucose vaginali sotto l’effetto degli ormoni aumentano la produzione ghiandolare con incremento di secrezioni. Perdite gialle. Le perdite gialle soprattutto se maleodoranti possono indicare un’infezione in corso. Perdite rosate o marroni. Le perdite marroni o rosate meritano sempre un controllo ostetrico perchè possono esprimere la presenza di una minaccia di aborto. Perdite di sangue rosso vivo. In caso di perdite di sangue è necessario recarsi al più vicino pronto soccorso ostetrico per valutare se la gravidanza è ancora in sede e vi è la presenza di un distacco. Mammamather ostetrica tascabile Leggi anche Nomi maschili Nomi Femminili Prepararsi al parto: cose da sapere prima del parto Lista nascita Amazon Dieta in gravidanza: cosa mangiare e cosa evitare Lista nascita: metti solo le cose indispensabili Esami in gravidanza Disturbi e rimedi in gravidanza Emorroidi in gravidanza Come combattere la nausea in gravidanza Quando si sentono i primi movimenti fetali? Come vivono la gravidanza i futuri papà Se stai per avere un bambino fai anche tu Lista Nascita Amazon . Con la Lista nascita Amazon potrai fare una lista delle cose ti servono per il tuo bambino e condividerla con amici e parenti in modo da ricevere il regalo di cui hai bisogno e che hai scelto tu. Non vi è alcun obbligo di acquisto ma solo vantaggi. Ogni mese un nuovo regalo di benvenuto da Amazon 10% spendendo almeno 400€ o un 15% quando spendi più di 800€ nella tua Lista di nascita Cosa aspetti fai subito la tua Lista nascita !

  • Sesso dopo il parto naturale e cesareo. Consigli per la ripresa dei rapporti sessuali e di intimità

    Il sesso dopo il parto è spesso motivo di dubbio per la coppia di neogenitori. Ecco come riprendere l’intimità di coppia senza paura e dolore Sommario Calo del desiderio I Dopo quanto si possono avere i rapporti I Visita ostetrica I Dolore e fastidio I Allattamento e sesso post parto I Perché mio marito non vuole fare sesso dopo la gravidanza I Piacere nei rapporti dopo parto Rapporti sessuali dopo il parto e calo del desiderio L' arrivo di un figlio è la cosa più bella del mondo, ma mette a dura prova i neogenitori e la coppia. I ritmi quotidiani sono più frenetici e la neomamma potrebbe sentirsi affaticata dal prendersi cura del piccolo e dal suo corpo, che pian piano deve tornare a come era prima della gestazione. Molte donne nel periodo del puerperio , a causa dei cambiamenti fisici che la gravidanza inevitabilmente comporta, faticano a vedersi desiderabili agli occhi del partner e tendono a concedersi meno momenti di intimità. Secondo gli studi condotti sulla psicologia della neomamma, molte donne in maniera del tutto inconscia fanno prevalere nella coppia l’aspetto materno a discapito di quello femminile. Tranquille, nel primo periodo della maternità, questo comportamento è del tutto fisiologico, l’istinto materno permette di creare un legame solido tra mamma e bambino, e il calo, o in certi casi la totale mancanza, di desiderio a voler fare l'amore dopo il parto è del tutto naturale. Ci vuole solo un poco di tempo per riadattare i ruoli familiari e ricominciare a vedersi belle e sensuali. Non dimenticare la tua parte femminile Non vi è nulla di male a dedicare del tempo per te stessa e per l’intimità di coppia, anzi questo ti darà una spinta maggiore per accudire il neonato. Anche se sei a casa e non esci, non dimenticare di prenderti cura di te come donna , scegli gli abiti con cura, pettinati e se ti va truccati. Quando si possono avere i rapporti dopo parto Dal punto di vista fisico il sesso dopo parto può riprendere al termine delle lochiazioni (perdite post-parto) e quando la neomamma ha riacquistato le energie fisiche e psicologiche. Alcune donne preferiscono attendere il capoparto , prima di riprendere l’attività sessuale, ma iniziare prima non presenta controindicazioni, soprattutto per quelle mamme che allattano al seno in cui il primo ciclo dopo il parto potrebbe presentarsi dopo molti mesi. Il sesso dopo il parto naturale L'attività sessuale dopo un parto spontaneo richiede una maggiore attenzione quando vi è stata episiotomia o sono stati dati dei punti al perineo o nel canale vaginale. In queste circostanze sarà necessario sottoporsi ad una visita ostetrica per accertarsi della completa guarigione dell’e pisiorrafia dei punti di sutura al perineo. Generalmente il processo di cicatrizzazione dei punti richiede 3, 4 settimane, tempo consigliato prima di riprendere i rapporti sessuali dopo il parto naturale. La cicatrice dei punti, in un primo periodo, renderà la zona perineale meno elastica quindi, per evitare fastidio durante la penetrazione, è indicato l’utilizzo di un lubrificante intimo. Sesso dopo cesareo Per le donne che hanno partorito con il taglio cesareo la ripresa dell’attività sessuale può avvenire dopo la fine delle lochiazioni e dopo che la sutura sia ben cicatrizzata. Anche se parto cesareo non richiede alcun coinvolgimento dei genitali esterni per la nascita del bambino, è sempre bene astenersi dall' avere rapporti per un periodo di 3, 4 settimane dalla nascita del bebè. Il coito, infatti, potrebbe veicolare batteri e virus che dall' esterno potrebbero risalire in vagina arrivando fino all' utero. Il puerperio è un periodo particolarmente delicato e la comparsa di infezioni puerperali potrebbe rallentare il processo di guarigione del taglio cesareo e la ripresa generale della neomamma. Visita ostetrica prima di fare sesso dopo il parto È consigliabile prima di riprendere l’attività sessuale un controllo ginecologico per verificare la corretta guarigione della ferita sia nei casi di parto spontaneo che di taglio cesareo. Il colloquio con l’ostetrica, inoltre, servirà a parlare dei metodi di contraccezione adatti alla donna, sia che allatti al seno o meno, per evitare di rimanere incinta in maniera inaspettata. Dolore e fastidio I primi rapporti sessuali dopo il parto potrebbero arrecare alla donna, sia dolore e fastidio fisico, sia rappresentare motivo di disagio per la coppia, ad esempio, per il pianto improvviso del bambino o per la stanchezza accumulata. I rapporti sessuali dopo il parto cesareo, invece, potrebbero essere vissuti con tensione dalla neomamma per la paura di avere dolore nella zona del taglio. Un buon compromesso, per la sessualità dopo il parto, è quello di riprendere l’intimità di coppia, iniziando con coccole e carezze e solo quando si è realmente pronte procedere con i rapporti completi. Allattamento e sesso post parto Come detto, il calo del desiderio dopo il parto è del tutto normale e una delle cause è da ricercare nei cambiamenti ormonali che avvengono nell’ organismo femminile dopo la gravidanza. La diminuzione del desiderio è più frequente nelle madri che allattano al seno . Dopo tre mesi dal parto la maggior parte delle coppie ritorna ai livelli di interesse e all’ attività sessuale che aveva prima della gravidanza, bisogna solo avere un poco di pazienza prima che i livelli ormonali siano meno oscillanti. Le madri che allattano al seno durante l’amplesso e l’orgasmo potrebbero avere una fuoriuscita del latte determinata dell’ossitocina rilasciata. Contraccezione Con la ripresa dell’attività sessuale si dovrebbe prendere in considerazione il tipo di contraccezione da utilizzare. Le donne che non hanno avuto il capoparto dovrebbero prestare particolare attenzione, perché non conoscono il momento esatto dell’ovulazione, quindi, la contraccezione si dovrebbe estendere a tutto il periodo del puerperio. Perché mio marito non vuole fare sesso dopo la gravidanza Molte donne dopo la gravidanza hanno la sensazione di non essere desiderabili agli occhi del partner e si sentono a disagio nel riprendere l’attività sessuale. Dal punto di vista maschile molti uomini leggono questo comportamento sfuggente della partner come un rifiuto e tendono a chiudersi in sé stessi. Il rimedio al dubbio di non essere desiderate dal partner è il dialogo , chiarite le paure in modo calmo e pacato evitando che questo periodo transitorio allontani la coppia. La pancia dopo il parto , il seno ingrossato e qualche chilo in più possono farci sentire poco desiderabili, la ripresa non è facile, ci vuole tempo ma non posticipate di troppo l' intimità. Iniziate a riprendere le effusioni con il vostro partner ; non bisogna necessariamente iniziare con dei rapporti completi, i baci e le carezze aiutano a ristabilire quella complicità che si era interrotta. Piacere nei rapporti dopo parto Se nei primi rapporti completi non riuscite a raggiungere l’orgasmo non allarmatevi, è solo un sintomo passeggero: gli ormoni, la maternità e la stanchezza hanno bisogno di tempo per essere elaborati sia fisicamente che mentalmente.

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